Tesla: il costo della ricarica aumenta del 35%

Redazione Tecnologia

21 Settembre 2022 - 16:03

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La modifica alle tariffe, spinta dalla contingente situazione internazionale, rappresenta un incremento di circa il 35% dei listini: in Italia il valore è cresciuto da 0,49 a 0,66 euro/kW/h

La crisi energetica che sta colpendo l’Europa non risparmia nessuno. Tramite una e-mail, inviata a tutti i clienti del Vecchio Continente, Tesla ha annunciato un rincaro dell’energia elettrica dei Supercharger. L’inevitabile modifica alle tariffe, spinta dalla contingente situazione internazionale, rappresenta un incremento di circa il 35% dei listini e varia in base ai Paesi: in Italia il valore è cresciuto da 0,49 a 0,66 euro/kW/h.

Non è la prima volta che Tesla fa crescere i costi di ricarica presso le proprie colonnine. Da 0,24 €/kWh è passata nel 2019 a 0,33 €/kWh, mentre nel 2022 finora è arrivata a toccare quasi i 0,50 €/kWh.

In buona sostanza, Tesla Model Y con una da batteria da 75 kWh è accreditata di una autonomia di circa 530 chilometri. Per fare quello che su una vettura benzina o diesel definiremmo «pieno» servirebbero quindi 50 euro, tenendo in considerazione il fatto che i chilometri reali sono, in realtà, circa 400. Calcolatrice alla mano, si tratta di un prezzo certamente non a buon mercato rispetto al Diesel, ai full hybrid o ai plug-in hybrid.

In tutta onestà, bisogna dire che Tesla non è stata l’unica ad aver attuato questa politica. Già nei mesi scorsi, infatti, anche Enel X Way aveva ritoccato i prezzi. Per ovviare a questo problema, alcune case automobilistiche offrono tariffe agevolate con formule di abbonamento, ipotesi che, al momento, non viene presa in considerazione dalla società di Elon Musk. Altre case, invece, hanno stretto convenzioni che offrono un quantitativo di energia già incluso nel prezzo d’acquisto della vettura.

Il piano Ue per tagliare i consumi

Per cercare di arginare la crisi energetica, l’Unione Europea ha predisposto il primo «pacchetto» di misure. Si tratta di una riduzione obbligatoria dei consumi dell’energia elettrica, ma non il tetto al prezzo del gas, che è stato ancora una volta rinviato. La novità più importante riguarda la riduzione forzata dei consumi: parliamo di tre o quattro ore al giorno di riduzione del flusso dell’elettricità negli orari di punta. Altra novità è l’introduzione della tassa sugli extraprofitti.

Il piano di riduzione forzata dei consumi elettrici presenta però delle criticità, sottolineate anche dall’Italia. Innanzitutto per poter ridurre i flussi sono necessari i contatori di nuova generazione, spesso non disponibili nelle abitazioni europee. Poi ci sono anche dubbi politici: la Commissione punta a un’approvazione immediata senza bisogno di un nuovo vertice. Ma molti stati membri chiedono invece di convocare un Consiglio europeo.

Auto elettriche: crollano le immatricolazioni in Italia

Certamente la crisi energetica ha contribuito anche al calo (per non definirlo crollo) delle immatricolazioni di auto elettriche nel nostro Paese. Rispetto al resto d’Europa, infatti, le immatricolazioni in Italia delle vetture elettriche sono nettamente più basse, secondo l’Associazione Europea dei Costruttori (Acea), nel secondo trimestre 2022 in Europa le full electric hanno sfiorato il 10% del mercato. Basta dare un rapido sguardo oltre i confini per scorgere quanto, in altri Paesi, il tema della sostenibilità sia molto sentito. In Norvegia nel solo mese di agosto sono state immatricolate 9.247 nuove auto elettriche pari al 74,8% delle vendite totali, in Italia la quota delle EV lo scorso mese è scesa al 3,2%.

Un altro fattore determinante per cui il settore non decolla in Italia è la carenza di un’adeguata rete di infrastrutture. Nonostante i molti passi avanti compiuti in questo senso, la capillare diffusione delle colonnine elettriche non risponde ancora alle esigenze di un pubblico italiano sempre più attento all’autonomia e ai tempi di ricarica delle nuove auto elettriche. Numeri alla mano, ogni 100.000 abitanti sono presenti nel nostro paese 49 punti di ricarica, ancora insufficienti in previsione di una domanda che nei prossimi anni, dovrà per forze di cose, vista anche la decisione della Commissione Europa, crescere sensibilmente.

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