Tempesta di chiusure delle imprese italiane. Ecco i settori più colpiti

Laura Pellegrini

28 Aprile 2026 - 18:02

Le insolvenze aziendali in Italia potrebbero crescere fino al +5% nel 2026, con il rischio di perdere quasi 50.000 posti di lavoro. Ecco i settori più colpiti.

Tempesta di chiusure delle imprese italiane. Ecco i settori più colpiti

Sono sempre di più le aziende italiane e globali in crisi che rischiano di chiudere i battenti. Secondo i dati più recenti di Allianz Trade, le insolvenze sono in costante aumento in tutto il mondo: dovrebbero aumentare del 6% nel 2026 e, sebbene fosse atteso un moderato calo nel 2027, dovrebbero invece raggiungere livelli elevati anche l’anno prossimo. Ciò è dovuto a diversi fattori: in primis gli aumenti energetici provocati prima dalla pandemia e ad oggi dal perdurare del conflitto in Medio Oriente.

L’aumento delle insolvenze ha però radici più profonde: nel periodo successivo alla pandemia, infatti, molte persone hanno deciso di avviare nuove attività in forma autonoma, favorite dalla diffusione dello smart working e dallo sviluppo di nuove frontiere digitali. Ciò ha provocato un ampliamento della base imprenditoriale, ma anche un incremento del numero di imprese potenzialmente più vulnerabili.

In un contesto caratterizzato da una crescita debole e da condizioni finanziarie restrittive, la probabilità di fallimento aumenta. E alcuni settori potrebbero essere particolarmente colpiti da questa situazione: quali sono i comparti più a rischio?

Aziende italiane in crisi: aumentano le insolvenze

Allianz Trade ha pubblicato il suo ultimo Insolvency Report, presentando delle previsioni aggiornate per il biennio 2026-2027 e annunciando il possibile aumento delle insolvenze delle aziende italiane e globali.

Secondo il leader mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, le insolvenze aziendali globali aumenteranno del 6% nel 2026 (dopo il +6% del 2025) a causa principalmente del conflitto tra USA e Iran, il cui impatto farà registrare +7.000 casi nel 2026 e +7.900 nel 2027. Le tensioni in Medio Oriente sono la causa principale della riduzione della crescita economica, dell’aumento dell’inflazione e del peggioramento delle condizioni finanziarie.

Il risultato è un contesto di estrema incertezza e difficoltà per le piccole e medie imprese del territorio italiano e globale, che sono state messe a dura prova non solo dall’aumento dei costi dell’energia, ma anche dall’incremento dell’inflazione e dai costi di trasporto più elevati.

Il contesto è maggiormente sfavorevole per le imprese più piccole o per le realtà a gestione familiare, in particolare quelle con margini ridotti, elevato indebitamento o scarsa capacità di trasferire sui prezzi l’aumento dei costi.

Quali sono i settori più a rischio?

Aylin Somersan Coqui, CEO di Allianz Trade, ha descritto anche i settori più colpiti dalle insolvenze: “Questa situazione - spiega - sta aumentando i costi lungo le catene globali del valore, dall’agrifood al manifatturiero, dalla sanità alla tecnologia. Inoltre, aggrava le pressioni sui settori ad alta intensità energetica, come trasporti, chimica e metalli”.

Quali saranno quindi le aziende italiane che verranno maggiormente colpite da insolvenza e crisi aziendale? I settori più esposti in Italia sono l’edilizia, il retail e i servizi.

Il comparto delle costruzioni continua a soffrire per l’esaurimento degli incentivi fiscali straordinari e per l’alto costo dei materiali, che erode i margini di profitto già sottili. Il commercio al dettaglio (retail) è invece penalizzato dalla contrazione dei consumi interni e dalla forte concorrenza dell’e-commerce, mentre il settore dei servizi risente dell’aumento dei costi operativi, in particolare quelli energetici e logistici, che molte imprese non riescono a traslare sui prezzi finali. Questi ambiti, caratterizzati da un’alta presenza di piccole e medie imprese con bassa capitalizzazione, risultano i più vulnerabili di fronte a un accesso al credito sempre più selettivo e costoso.

Aziende globali in crisi: a rischio 50.000 posti di lavoro

Anche dal punto di vista occupazionale il peso delle insolvenze aziendali sarà notevole: l’aumento delle insolvenze aziendali previsto per il 2026 mette a rischio circa 50.000 posti di lavoro in Italia. Questo dato riflette la fragilità delle imprese nei settori più colpiti, come l’edilizia e il retail, dove il fallimento di una singola realtà produttiva genera un effetto a catena sull’occupazione locale.

A livello globale la situazione è ancora più drammatica: secondo Allianz Trade, nel 2026 si prevedono circa 2,2 milioni di posti di lavoro a rischio a livello globale, con un impatto particolarmente severo in Europa e Nord America, dove la ristrutturazione dei costi e la chiusura di attività meno resilienti stanno diventando una necessità per la sopravvivenza dei gruppi industriali.

L’Europa, con 1,3 milioni di persone potenzialmente coinvolte, guida il conteggio globale. L’Europa occidentale (circa 960.000) e il Nord America (circa 460.000) registrerebbero entrambi una cifra record rispetto agli ultimi 12 anni.

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