Teleriscaldamento, che beffa: bollette triplicate, ecco perché

Chiara Esposito

28 Agosto 2022 - 13:45

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Proteste per il caro bollette, il problema è nazionale. Ecco cosa non funziona nella gestione del teleriscaldamento e cosa provano a fare i Comuni.

Teleriscaldamento, che beffa: bollette triplicate, ecco perché

Si torna a parlare di caro energia ma questa volta le stangate sui prezzi sono sono dovute all’influenza della Russia e al taglio delle forniture, bensì a un problema di gestione nazionale che lascia perplessi i cittadini e le istituzioni comunali. In questo caso al centro del contezioso c’è il sistema di teleriscaldamento, i cui utenti hanno visto le loro bollette triplicate nonostante la presunta indipendenza del sistema dagli scossoni a cui è soggetto il mercato del gas dalla crisi ucraina ad oggi.

Il problema più grande è che il passaggio a questa forma di immagazzinamento energetico era stato incentivato proprio a partire da promesse di risparmio, nonché di sostenibilità grazie all’impiego di rinnovabili. I rincari hanno scatenato ulteriori polemiche proprio perché le tariffe del servizio sono dettate dai singoli esercenti che, in quanto unici gestori delle reti, monopolizzano il settore e impongono alti costi di switch-off.

La denuncia di quelle che sembrano a tutti gli effetti delle irregolarità nei costi si levano da varie città del Piemonte e Lombardia, le prime regioni per diffusione del teleriscaldamento con oltre il 50% delle reti. La polemica è stato sollevata grazie all’appello congiunto presentato dai sindaci di centri quali Torino, Milano, Brescia e Varese. In questo modo le proteste dei comuni e degli abitanti hanno sì raggiunto il governo, ma non c’è ancora risposta concreta e si valutano i danni economici di questa mancanza di intervento.

Costi triplicati, enti e cittadini in protesta

Testate come il Fatto Quotidiano arrivano a paragonare la condizione attuale a una truffa in virtù del fatto che «le reti di tubature che al posto del gas portano acqua calda o vapore per distribuire calore agli edifici collegati vantano migliore efficienza e risparmio energetico, anche grazie alla possibilità di utilizzare fonti rinnovabili». Proprio questi infatti gli «specchietti per le allodole», a detta dei detrattori, che avevano attirato i consumatori nonché l’aura di incentivo nazionale ed europeo a queste pratiche che, tra l’altro, vedono altre somme in arrivo grazie al Pnrr.

A raccontare nel dettaglio, prezzi alla mano, le bollette di molti italiani è il quotidiano La Stampa che ha raccolto testimonianze di cittadini con bollette da 50 euro presto tramutatesi in 140. In particolare dal primo trimestre 2021 a quello in corso le tariffe a Torino sono passate da 0,072 euro a kilowattora (kWh) a 0,189 euro, crescendo di 2,6 volte. Un salto che porta molti a rateizzare ma senza sicurezze sul futuro.

Non c’è infatti certezza che gli aumenti sul teleriscaldamento si blocchino poiché sono iniziati già nel 2021 arrivando poi a gennaio 2022 con famiglie costrette a pagare 476 euro contro i 226 dell’anno precedente. A questo punto c’è chi si è iniziato a interrogare e, provando a darsi una risposta, conviene che il problema sia «la regolamentazione dei prezzi e i calcoli con i quali il gestore adegua quello del kilowattora».

Queste parole, pronunciate da Danilo Scaramella di Legambiente, sono seguite da affermazioni chiare e dirette:

«Servono regole nazionali, paghiamo il calore dei rifiuti come fosse prodotto col gas o l’elettrico».

Della stessa opinione i sindaci di Torino, Milano, Brescia e Varese che hanno rivolto al governo un appello. In questi centri si sono verificate già proteste e proposte come l’auto sospensione delle bollette. Pensionati e famiglie monoreddito sono i più colpiti e i primi che lanciano l’allarme guardando bollette che non sanno come pagare.

Lo scenario più movimentato e nefasto è probabilmente quello di Torino con mezzo milione di utenti con il teleriscaldamento e comitati degli inquilini minacciano esposti in procura contro il gestore locale. Le Vallette, periferia nord del centro, vede residenti che si organizzano, raccolgono firme, e danno vita a comitati contro gli aumenti da parte del gestore Iren.

Tutto tace dal governo

Questo insomma il quadro in cui i sindaci delle città hanno scritto ai ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Economia e Finanze e della Transizione ecologica. Il tentativo non è volto solo a salvare le tasche dei consumatori ma, avvertono, anche a evitare di “creare una sostanziale disincentivazione del teleriscaldamento in netto contrasto con gli obiettivi ambientali nel settore del riscaldamento”.

La mossa dei primi cittadini poi non è neppure un caso isolato visto che l’impennata dei prezzi ha spinto Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ad avviare un’indagine sul teleriscaldamento. In questo senso, gli esiti andranno probabilmente a corroborare la richiesta di una regolazione delle tariffe in linea con i reali costi del servizio.

La falla nel sistema è però la seguente: l’introduzione di questa misura deve passare dal governo, lo stesso che in cinque mesi non ha risposto all’appello dei sindaci. Tutto rimandato oltre il 25 settembre? Essenzialmente sì, in un clima di sospensione in cui ci rimettono sia i cittadini che l’ambiente.

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