Tasse al 24% per le imprese e ritorno dell’Iri, le novità della Legge Delega

Patrizia Del Pidio

21/08/2023

Dalla legge delega per la riforma fiscale viene riesumata l’Iri e la tassazione opzionale al 24% anche per le imprese più piccole. Vediamo le novità.

Tasse al 24% per le imprese e ritorno dell’Iri, le novità della Legge Delega

La legge delega che fa da colonna portante alla riforma fiscale è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 agosto e tra le varie novità c’è stata una sorta di riesumazione dell’imposta sul reddito di impresa, l’Iri. Si tratta di una imposta entrata in vigore nel 2017 e abrogata, due anni dopo dalla Legge di Bilancio.

Ora l’Iri si riaffaccia nel panorama fiscale e potrebbe interessare ben 300 mila piccole imprese e professionisti. Cerchiamo di capire cos’è l’Iri, perché era stata introdotta poi abrogata e perché il governo Meloni ha ritenuto necessario riportarla in auge.

Una panoramica sull’Iri

L’Iri, introdotta nel 2017, era un’imposta che permetteva di tassare separatamente i capitali personali dei soci di un impresa dal reddito di impresa vero e proprio. In questo modo alle società di persone veniva, di fatto, offerta, la possibilità di scegliere una tassazione che fosse più simile a quella applicata per le società di capitali permettendo di richiedere una tassazione agevolata al 24% per il solo reddito di impresa applicando la flat tax impiegata per l’Ires.

Il regime Iri avrebbe dovuto durare per 5 anni a partire dal 1° gennaio 2018 ma la Legge di Bilancio 2019 l’abrogò prevedendo l’introduzione del regime forfetario con l’aliquota al 15% per i redditi da lavoro autonomo.

Il ritorno dell’Iri e la tassazione al 24%

L’articolo 5 della legge delega prevede che per i redditi di impresa in contabilità ordinaria sia possibile scegliere un regime di tassazione opzionale, anche per le imprese più piccole. L’obiettivo di questa scelta è quello di permettere a tutte le imprese di pagare un’uguale imposta e in questo caso è quella dell’Ires al 24%. Per gli utili distribuiti ai soci, invece, resta la tassazione progressiva.

La conseguenza del ritorno dell’Iri, di fatto è la spinta a evitare proprio la distribuzione degli utili ai soci visto che la tassazione al 24% si potrà applicare solo ai capitali lasciati in azienda e reinvestiti e non a quelli distribuiti a titolo di utile. Per i redditi lasciati in azienda, quindi, l’aliquota al 24% andrà a sostituire quella progressiva Irpef a cui, però, l’imprenditore dovrà assoggettare tutti i suoi redditi personali, compresi gli utili derivanti dall’impresa.

Per scegliere l’Iri, quindi, il primo passo è quello di optare per la contabilità ordinaria ed il secondo è quello di lasciare gli utili in azienda reinvestendoli.

Tassazione con l’Iri, come avviene?

La tassazione con l’Iri è come quella che avviene con l’Ires per le società di capitali. Quando fu introdotta come imposta nel 2017 era previsto che la tassazione Iri potesse essere esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si riferisce l’opzione. Se entrasse in vigore nel 2024, quindi, potrebbe essere indicata nella dichiarazione del 2025 relativa ai redditi 2024.

Ma se l’imprenditore preleva gli utili per motivi personali o li distribuisce ai soci, si torna alla tassazione ordinaria. Per capire, quindi, come verrà tassata la parte prelevata o distribuita come utili, è necessario attendere la riforma degli scaglioni e delle aliquote Irpef.

Vantaggi nella scelta dell’Iri

Ovviamente la scelta dell’aliquota sostitutiva al 24% porta dei vantaggi alle imprese che decidono di reinvestire gli utili. Oltre al vantaggio percentuale sull’imposta, che in base ai redditi potrebbe essere anche abbastanza elevato, c’è da ricordare che sulla parte di capitale assoggettato all’Iri l’imprenditore non paga neanche le addizionali comunali e regionali all’Irpef.

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