Giovedì 12 giugno la banca francese Societé Generale (SG) ha emesso due nuovi bond con durata massima a 20 anni, ossia al 12/06/’45.
I due prestiti divergono per i tassi nominali annui fissi offerti e la valuta del prestito, poi hanno strutture similari. Soffermiamoci sulla tranche in euro, che per l’investitore nazionale (o comunitario) non presuppone alcun rischio di cambio. Bene, anticipiamo che su questo bond in euro la banca paga una maxi cedola unica al tasso annuo fisso del 5,50%.
I macro dati salienti del callable bond in euro di Societé Generale
L’emittente del prestito obbligazionario è SG, una banca dal rating pari ad A per Fitch ed S&P, e ad A1 per Moody’s. L’ISIN di riconoscimento è XS3085263138 e la sede di negoziazione del prodotto è il Bond-X (l’EuroTLX) di Borsa Italiana. Il taglio minimo di sottoscrizione è di 1.000 €, mentre il pezzo di chiusura della seduta di mercoledì 25 è stato 97,52 (fonte: pagina dedicata al prodotto sul portale SG).
Come già anticipato, l’investimento potrebbe durare al massimo 20 anni, dato che la banca emittente potrebbe richiamarlo anzitempo, a sua discrezione. La banca ne darebbe notizia al mercato 10 giorni lavorativi antecedenti (notice period) la data di rimborso anticipato. Quest’ultima è posta sempre al 12 giugno di ogni anno a partire dal 2026, cioè dopo 1 anno, e fino al 12/06/’44, al termine del 19° anno.
Tanto in caso di call quanto a naturale scadenza, l’emittente rimborserà il 100% del nominale sottoscritto, salvo default. Ovviamente la callable ridurrebbe il potenziale ritorno complessivo dell’investimento data la sua minore dita utile.
Il payout annuo, intermedio e a scadenza del’obbligazione
La struttura dei rendimenti è al contempo semplice e non, trattandosi di un cumulative callable bond con cedola unica a tasso annuo fisso del 5,50%. Che vuol dire? Sulla natura callable ci siamo già spesi poco sopra, mentre ora lo facciamo in merito alla natura cumulative.
In parole semplici, la cedola matura regolarmente ogni anno (e ogni giorno, il rateo) ma non è staccata ad ogni 12/06/N. L’emittente la paga tutta a naturale scadenza o alla data di eventuale call dando vita così una maxi-cedola finale. Se questa giungesse al termine del 4° o 7° o 11° o 14° anno, per esempio, l’importo lordo rimborsato sarebbe pari, nell’ordine, al 112%, 138,50%, 160,50% o 177% del valore nominale sottoscritto. A naturale scadenza, cioè nel giugno 2045, l’importo lordo rimborsato schizzerebbe al 210,00% del debito nominale posseduto, ossia 100% del debito acquistato più il 110% lordo di cedole cumulate.
Il rendimento annualizzato offerto dall’investimento
Tuttavia, una cedola incassata a distanza di X anni vale progressivamente meno rispetto a una incassata al termine del suo periodo di maturazione. In pratica cedola e rendimento coincidono solo al termine del 1° anno (facciamo il caso di acquisto alla pari in emissione). Poi dal 2° anno in poi il rendimento è progressivamente inferiore al primo con il passare degli anni. Ad esempio il rendimento annualizzato lordo dato dall’investimento scende al 5,36% p.a. in caso di call al termine del 2° anno. Ma passa al 5,22%% al termine del 3°, al 4,57% al termine del 9°, al 4,16% e 4,09% al termine, nell’ordine, del 14° e 15°. E così via. Ad esempio quello del 20° (è il caso di call mai esercitata) sarebbe del 3,78% p.a.
Ovviamente il ritorno effettivo dell’investimento dipende tanto anche dai propri prezzi di carico e/o scarico del bond e dalle spese. Quelle fiscali riguardano la ritenuta fiscale (aliquota al 26%) e l’imposta di bollo, mentre quelle bancarie attengono soprattutto alle commissioni e l’eventuale dossier titoli se oneroso.
Su questo bond in euro la banca paga una maxi cedola unica al tasso annuo fisso del 5,50%
Ora, chi punta al massimo rendimento cumulato spera che SG non eserciti mai call, mentre chi ricerca il massimo ritorno p.a. si augura una call ravvicinata nel tempo. Ovviamente in entrambi i casi la cura e la ricerca di un buon timing di ingresso “a sconto” sul bond non sarebbe una pessima idea, anzi.
Ancora, l’eventuale call del prestito esporrebbe l’investitore al c.d. rischio di reinvestimento, ossia allo scenario di futuri tassi di mercato più bassi degli attuali. Altri rischi da considerare sono quello emittente, di liquidità (tipo lo spread bid/ask non proprio strettissimi, per esempio) e quello di mercato. Da qui a rimborso del prestito, finale o intermedio che sia, i prezzi sul secondario potrebbero fluttuare anche assai. Al riguardo, la protezione del capitale è valida solo a scadenza o in caso di esercizio della call anticipata.