Stop al fotovoltaico su suolo agricolo? Cosa succede davvero

Raphael Raduzzi

14/06/2024

Davvero il governo ha vietato gli impianti fotovoltaici su suolo agricolo? Ecco come stanno le cose.

Stop al fotovoltaico su suolo agricolo? Cosa succede davvero

Da qualche settimana sta facendo discutere il nuovo decreto del governo, che secondo la comunicazione della maggioranza ed in particolare del ministro dell’agricoltura Lollobrigida, porrebbe un divieto assoluto nell’utilizzo dei campi a destinazione agricola per nuovi impianti fotovoltaici a terra.

L’obiettivo sarebbe quello di preservare suolo ‘pregiato’ ed evitare un deturpamento ambientale come avviene in zone remote, come ad esempio in Cina, patria della produzione dei moduli solari.

Ma è davvero così?

Purtroppo, o per fortuna, no. La legge, numero 63 del 15 maggio, parla effettivamente di impianti fotovoltaici collocati a terra, ma poi specifica che l’installazione è consentita esclusivamente. Quindi già dalle prime righe della lettura dell’articolo 5 si capisce che la comunicazione del governo è stata quantomeno esagerata. Continuando vengono specificare le fattispecie in cui viene concessa l’installazione anche in zona agricola.

In primis per progetti già autorizzati, o in valutazione – e su questo punto come spesso accade quando le norme sono poco chiare - molti si stanno domandando cosa rientri nella dicitura di procedure ‘abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate’. Come spesso accade, la cosa verrà forse chiarita durante l’iter parlamentare e con gli emendamenti che inizieranno ad essere esaminati proprio questa settimana dalla commissione agricoltura del Senato.

In secondo luogo, vengono ‘salvati’ tutti i progetti a terra che rientrano nel calderone dei finanziamenti del PNNR, in buona sostanza quelli destinate alle famigerate comunità energetiche per cui lo stato sta finanziando con miliardi sussidi a fondo perduto e tariffe agevolate sull’energia autoconsumata. Questi impianti hanno taglie limitate, ma comunque non indifferenti: possono arrivare ad 1 MW di potenza e dunque occupare anche aree di 10.000 mq.

Infine, la terza categoria di progetti che possono essere comunque fatti su suolo agricolo riguardano quelli delle cosiddette zone idonee come identificate dal decreto dell’8 novembre 2021 del governo Draghi. Zone che ricomprendono ad esempio tutti i territori entro i 300 metri dalle autostrade, inclusi per essere precisi svincoli e caselli, o ancora, terreni entro 500 metri da stabilimenti o industrie già presenti. Su questi terreni l’importante è che non vi siano vincoli di tutela culturale o paesaggistica entro 500 metri ed addirittura le procedure autorizzative per impianti fino a 12 MW vengono semplificati.

Dunque, si possono fare alcune considerazioni. La normativa italiana già poneva dei vincoli per tutelare gli infiniti beni culturali e paesaggistici del nostro paese, per fortuna non vedremo mai distese di pannelli su montagne o colline come in Cina.

Tuttavia, è vero che questo decreto limita ulteriormente le zone agricole, pur non vietandole in assoluto. Cosa che sarebbe una sciocchezza dato che secondo l’AGEA circa un terzo dei terreni agricoli è oggi in stato di abbandono.

Riassumendo, pare che per una volta il governo abbia agito in maniera non troppo disproporzionata. Peccato rivendichi di aver fatto tutt’altro.