Stop al Piano Periferie di Renzi-Gentiloni: il governo congela 2 miliardi per le città

Un emendamento del Milleproroghe rinvia al 2020 il via del Piano Periferie: stop ai progetti per le riqualificazioni delle città, Comuni sul piede di guerra.

Stop al Piano Periferie di Renzi-Gentiloni: il governo congela 2 miliardi per le città

Il Piano Periferie rimandato al 2020. Un emendamento del Decreto Milleproroghe infatti ha congelato per due anni 96 convenzioni firmate per la riqualificazione delle città, con gli 1,6 miliardi che erano stati stanziati che saranno dirottati verso altri investimenti per gli Enti Locali.

Un duro colpo questo per i Comuni interessati, che potrebbero anche diffidare la Presidenza del Consiglio, con il Piano Periferie che era stato pensato dal governo Renzi e poi finalizzato da quello Gentiloni.

Stop al Piano Periferie pensato da Renzi

Quello del Piano Periferie è un arrivederci che ha tutto il sapore di un addio. Un emendamento del Milleproroghe infatti, appena votato dal Senato e che a settembre sarà alla Camera, rimanda al 2020 l’avvio di 96 progetti (quelli firmati nel dicembre 2017) per la riqualificazione urbana congelando di fatto gli 1,6 miliardi stanziati.

Sono salvi invece i 24 progetti approvati nella prima tranche del provvedimento, che così riceveranno il finanziamento dovuto come previsto dall’accordo firmato nel marzo 2017.

Con lo stop ai 96 progetti, i soldi risparmiati saranno così dirottati verso altre direzioni con l’efficacia delle convenzioni stipulate dai vari Comuni che sono state differite al 2020, momento in cui comunque dovranno essere trovati i fondi.

I sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio ad adempiere a quanto deciso e sottoscritto dal governo - commenta Antonio Decaro primo cittadino di Bari e presidente dell’Anci - Davvero non vorremmo essere costretti ad arrivare a tanto. Ma pretendiamo chiarezza”.

Compresi i contributi regionali e privati, il Piano Periferie avrebbe portato quasi 4 miliardi per la riqualificazione urbana. L’idea nacque nel 2016 durante il governo Renzi, con il progetto che poi è stato concretizzato da quello successivo guidato da Paolo Gentiloni.

Visto che gli 1,6 miliardi verranno utilizzati per altri investimenti destinati agli Enti Locali, il sentore è che questo rinvio al 2020 possa portare il Piano verso un binario morto e non solo a una sospensione.

Soldi a tutti i Comuni

Oltre alla protesta dei sindaci naturalmente è divampata anche la polemica politica. Il governo infatti difende la sua scelta con il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia (Lega) che ha spiegato i motivi dello slittamento.

Lo sa quanto era stato speso finora? Zero euro. E noi avevamo un’esigenza impellente di sbloccare quei soldi. Quanto ai fondi per le periferie si tratta solo di una riprogrammazione, se ci sono buoni progetti verranno ampiamente recuperati nei prossimi anni.

Sempre con un emendamento del Milleproroghe infatti sono stati sbloccati per gli Enti Locali 140 milioni di euro per il 2018, 320 milioni per il 2019, 350 milioni per il 2020 e 220 milioni per il 2021. Oltre 1 miliardo quindi che nei prossimi quattro anni saranno a disposizione delle città.

Sempre Garavaglia quindi parla di soldi che verranno dati a tutti i Comuni e non soltanto a quelli che avevano visto approvati i loro progetti. Chi invece non ci sta è Matteo Ricci (PD con i dem che comunque avrebbero votato l’emendamento) sindaco di Pesaro.

Gli investimenti sbloccati nel Milleproroghe sono meno soldi. Sono 140 milioni per il 2018. E comunque si tratta di un avanzo di amministrazione. Hanno fatto il gioco delle tre carte con fondi già stanziati, spacciandolo per un grande successo.

Ricci inoltre parla anche dei soldi che già sono stati spesi dai Comuni interessati dal Piano Periferie per promuovere i progetti con il rischio ora di un danno erariale, tanto che il primo cittadino parla delle città che sarebbero già mobilitate contro la sospensione del bando.

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