Quanto guadagna un dirigente scolastico? Lo stipendio dei presidi in Italia e in Europa

Emanuele Di Baldo

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Ecco quanto guadagna un dirigente scolastico in Italia e all’estero, con gli stipendi dei presidi in base alla scuola diretta.

Quanto guadagna un dirigente scolastico? Lo stipendio dei presidi in Italia e in Europa

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Il dirigente scolastico, figura un tempo chiamata “preside”, rappresenta oggi uno dei cardini dell’organizzazione dell’istruzione italiana. È il responsabile della gestione unitaria di una scuola statale, indipendentemente dall’ordine e grado, che si tratti di infanzia, primaria o secondaria, e ne ha la rappresentanza legale, nel quadro delle competenze degli organi collegiali.

Si tratta di un ruolo che unisce competenze amministrative, organizzative e pedagogiche: il dirigente coordina il personale docente e ATA, gestisce il piano dell’offerta formativa e garantisce il funzionamento quotidiano dell’istituto. Secondo l’ARAN, i dirigenti scolastici interessati dall’ultimo rinnovo contrattuale sono 7.550, a capo delle scuole statali di ogni ordine e grado distribuite su tutto il territorio nazionale.

Negli ultimi due anni questa figura è stata al centro di due rinnovi contrattuali ravvicinati: quello del triennio 2019-2021, firmato nell’agosto 2024, e quello del triennio 2022-2024, sottoscritto in via definitiva il 6 agosto 2026. A questo si aggiunge il sistema nazionale delle fasce di complessità, che ha superato le vecchie differenze tra Regioni. Ecco, allora, quanto guadagna un dirigente scolastico in Italia, come funziona la retribuzione e come si colloca rispetto ai colleghi europei.

Come funziona il contratto del dirigente scolastico?

Il contratto dei dirigenti scolastici in Italia è regolato dal CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca, negoziato presso l’ARAN. Il rinnovo del triennio 2019-2021, sottoscritto in via definitiva il 7 agosto 2024, aveva riconosciuto ai dirigenti scolastici un incremento medio di circa 260 euro lordi mensili, portando lo stipendio tabellare a 47.015,73 euro annui.

L’ultimo rinnovo contrattuale è quello relativo al triennio 2022-2024. L’ipotesi è stata firmata all’ARAN l’11 maggio 2026 e, dopo la certificazione positiva della Corte dei conti, il testo è stato sottoscritto in via definitiva il 6 agosto 2026 da tutte le organizzazioni sindacali rappresentative. Secondo l’ARAN, per i dirigenti scolastici il contratto vale un incremento medio di 500 euro lordi al mese per 13 mensilità, pari all’8,48%, calcolato includendo anche le risorse aggiuntive stanziate dalla legge di Bilancio per il 2022 e comprensivo delle anticipazioni già corrisposte. Gli arretrati, che decorrono dal 1° gennaio 2024, valgono in media circa 5.800 euro lordi. Si tratta di valori medi: l’importo effettivo cambia da dirigente a dirigente.

La retribuzione di posizione, composta da una quota fissa e da una variabile, cambia sensibilmente in base alla fascia di complessità della scuola diretta: guidare un grande istituto con un elevato numero di studenti e plessi comporta un riconoscimento economico superiore rispetto a realtà più piccole. La retribuzione di risultato, invece, premia annualmente la qualità della gestione sulla base della valutazione dell’operato del dirigente. Sommando stipendio tabellare e retribuzione di posizione, il trattamento annuo lordo teorico di un dirigente di una scuola ad alta complessità arriva a circa 86.121 euro, prima della retribuzione di risultato e delle eventuali altre voci.

Il CCNL non si limita tuttavia agli aspetti economici. Il contratto 2019-2021 aveva già introdotto il lavoro agile, l’affiancamento volontario da parte di un collega esperto nei primi due anni di incarico, forme di welfare integrativo e misure di sostegno rivolte alle dirigenti donne vittime di violenza. Il CCNL 2022-2024 interviene su altri fronti:

  • la quota di posti vacanti e disponibili destinabile alla mobilità interregionale sale dal 60% all’80%, fatti salvi i contingenti regionali dei posti messi a concorso;
  • le ferie non godute nell’anno per indifferibili esigenze di servizio o personali potranno essere fruite entro la fine dell’anno successivo;
  • il permesso di tre giorni per lutto, anche non consecutivi, potrà essere utilizzato entro quindici giorni lavorativi dall’evento, anziché sette;
  • in materia disciplinare, la durata della sospensione dal servizio che, in caso di recidiva nel biennio, può portare al licenziamento disciplinare sale da 20 a 30 giorni;
  • migliorano le modalità di differimento del periodo di prova.

Per la mobilità interregionale vale inoltre una deroga di legge: l’articolo 10-bis del decreto-legge n. 45/2025 ha reso disponibile il 100% dei posti vacanti per l’anno scolastico 2025/26, e l’articolo 6, comma 6-ter, del decreto-legge n. 200/2025 ha esteso la misura alle operazioni per il 2026/27, sempre al netto dei posti accantonati per il concorso ordinario.

Chiuso il triennio 2022-2024, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato la definizione dell’atto di indirizzo per il rinnovo 2025-2027, mentre i sindacati chiedono l’apertura immediata della trattativa e la riduzione del divario retributivo rispetto alle altre dirigenze pubbliche.

Lo stipendio di un dirigente scolastico

Lo stipendio dei dirigenti scolastici si suddivide in due parti, una fissa e una variabile. Con il CCNL 2022-2024 le voci fisse cambiano così, con decorrenza a regime dal 1° gennaio 2024:

  • stipendio tabellare: da 47.015,73 a 50.005,73 euro annui lordi per 13 mensilità (+2.990 euro). L’aumento contrattuale è di 230 euro lordi mensili, ma comprende le anticipazioni già corrisposte: l’incremento effettivo residuo è quindi di 185,27 euro lordi al mese;
  • retribuzione di posizione (quota fissa): da 13.345,11 a 14.515,11 euro annui lordi (+1.170 euro, pari a 90 euro lordi in più al mese).

Le somme già incassate come anticipo del rinnovo, compresa l’indennità di vacanza contrattuale del triennio 2022-2024 legata alla Legge di Bilancio 2024, vengono ora riassorbite dai nuovi importi. In busta paga compare invece, come voce distinta, l’indennità di vacanza contrattuale 2025-2027, prevista dalla legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024): dal 1° luglio 2025 è calcolata nella misura dell’1% dello stipendio tabellare ed è un anticipo destinato a essere assorbito dal prossimo rinnovo.

Il contratto incrementa inoltre in modo stabile il Fondo Unico Nazionale (FUN), che finanzia posizione e risultato: 11 milioni di euro in più dal 2024, di cui 8.827.650 euro destinati all’aumento della posizione di parte fissa, e ulteriori 1,28 milioni di euro annui dal 2025, pari allo 0,22% del monte salari 2021. Alla retribuzione di posizione e agli incarichi di reggenza può essere destinato fino all’85% delle risorse del fondo, mentre le somme residue alimentano la retribuzione di risultato.

La retribuzione di posizione parte variabile è determinata in base alla complessità dell’istituzione scolastica ed è suddivisa in tre fasce nazionali, introdotte dal Contratto collettivo nazionale integrativo (CCNI) firmato nell’estate 2023 e applicate dall’anno scolastico 2023/24. Con la nuova quota fissa, gli importi annui lordi sono i seguenti.

Fascia A (alta complessità).

  • Parte variabile: 21.600,00 euro
  • Totale retribuzione di posizione (fissa + variabile): 36.115,11 euro

Fascia B (media complessità).

  • Parte variabile: 17.600,00 euro
  • Totale retribuzione di posizione: 32.115,11 euro

Fascia C (bassa complessità).

  • Parte variabile: 13.600,00 euro
  • Totale retribuzione di posizione: 28.115,11 euro

Gli importi della parte variabile dipendono dagli accordi integrativi e potranno essere aggiornati dal CCNI per l’anno scolastico 2024/25: l’ipotesi è stata firmata l’11 settembre 2025, ma secondo l’ANP il testo è ancora all’esame degli organi di controllo, con il conseguente blocco degli arretrati su posizione variabile e risultato e delle trattative per il 2025/26 e il 2026/27.

Quanto guadagna un dirigente scolastico in base alla scuola

In base alla scuola diretta bisogna considerare anche la retribuzione di risultato, un compenso aggiuntivo legato alla valutazione dell’operato del dirigente, effettuata con il Sistema nazionale di valutazione dei risultati adottato con il decreto ministeriale n. 47 del 12 marzo 2025. Anche questa voce segue la fascia dell’istituto e cambia ogni anno: per l’anno scolastico 2023/24 gli importi lordi comunicati dal Ministero sono di circa 7.184 euro per la fascia A, 5.850 euro per la fascia B e 4.520 euro per la fascia C. L’ipotesi di CCNI 2024/25 prevede inoltre una maggiorazione del 30% del risultato per non più del 5% dei dirigenti con le valutazioni migliori in ogni Regione. Secondo i dati presentati dall’ANP al Ministero, nel 2024/25 oltre l’86% dei dirigenti valutati si è collocato nel livello più alto.

A fare la differenza sono poi le reggenze, cioè la guida di un secondo istituto privo di dirigente titolare. Per il 2023/24 l’indennità annua di reggenza vale circa 20.000 euro in fascia A, 17.000 euro in fascia B e 14.000 euro in fascia C: valori di riferimento per quell’anno, legati all’incarico effettivamente svolto.

Sommando stipendio tabellare e retribuzione di posizione, il trattamento annuo lordo teorico di un dirigente scolastico varia così in base alla fascia (tra parentesi il totale con la retribuzione di risultato 2023/24):

  • Fascia C: 78.120,84 euro (circa 82.600 euro)
  • Fascia B: 82.120,84 euro (circa 88.000 euro)
  • Fascia A: 86.120,84 euro (circa 93.300 euro)

Si tratta di importi costruiti sommando le singole voci, che non coincidono necessariamente con quanto ciascun dirigente percepisce in busta paga. In presenza di una reggenza, il totale annuo lordo di un dirigente di fascia A supera i 100.000 euro.

Ricordiamo che le fasce di complessità (A, B e C) delle scuole vengono determinate sulla base di un punteggio assegnato a ciascuna istituzione scolastica in base a parametri come il numero di studenti, il contesto socio-territoriale, la presenza di alunni con disabilità, la percentuale di studenti stranieri, la presenza di plessi in comuni montani o isole e la presenza di classi a tempo pieno.

Questo punteggio viene utilizzato per distribuire le risorse finanziarie e per determinare la parte variabile della retribuzione di posizione dei dirigenti scolastici.

Lo stipendio di un preside in base alle regioni, è ancora così?

Per anni lo stipendio di un dirigente scolastico è dipeso anche dalla Regione di servizio. La parte variabile della retribuzione di posizione veniva infatti fissata dai contratti integrativi regionali, sulla base della quota di FUN assegnata a ciascun Ufficio scolastico regionale: a parità di complessità della scuola, un preside poteva quindi percepire importi anche molto diversi a seconda del territorio.

Il CCNI firmato nell’estate 2023 ha cambiato le regole. Le scuole sono ora collocate in fasce nazionali con importi identici in tutta Italia e il Ministro Valditara ha presentato l’accordo come la fine delle differenze stipendiali inique e ingiustificate tra dirigenti. Per evitare penalizzazioni, il contratto ha garantito che nessun dirigente in servizio subisse riduzioni rispetto alla retribuzione percepita in precedenza.

Oggi, quindi, a determinare lo stipendio non è più la Regione ma la fascia di complessità dell’istituto, insieme alla retribuzione di risultato e alle eventuali reggenze. Gli Uffici scolastici regionali restano responsabili del conferimento degli incarichi e della distribuzione delle somme ai dirigenti in servizio.

Quanto guadagnano i dirigenti scolastici in Europa

Il confronto europeo arriva dalla scheda School heads’ salaries in Europe 2024/2025 dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA), pubblicata sul portale delle pubblicazioni UE ad ottobre 2026 e basata sulla banca dati Eurydice su stipendi e indennità di docenti e dirigenti. La scheda copre 37 Paesi e considera i capi di istituto a tempo pieno e pienamente qualificati.

Il confronto principale riguarda lo stipendio medio annuo lordo effettivo, comprensivo di indennità, di dirigenti e docenti tra i 25 e i 64 anni della scuola secondaria di primo grado, espresso in standard di potere d’acquisto (PPS), un’unità che neutralizza le differenze nei livelli dei prezzi. Su questa base, un dirigente italiano si colloca intorno a 100.000 PPS, contro circa 35.000 di un insegnante dello stesso livello: un rapporto di circa 2,9 a 1 e uno scarto di circa 65.000 PPS, il più ampio tra i sistemi rappresentati nel grafico. Alcuni confronti, con valori approssimati perché ricavati dal grafico:

  • Italia: dirigenti circa 100.000 PPS, docenti circa 35.000 (rapporto 2,9)
  • Paesi Bassi: circa 96.000 contro 66.000 (rapporto 1,5)
  • Irlanda: circa 91.000 contro 52.000 (rapporto 1,8)
  • Austria: circa 85.000 contro 60.000 (rapporto 1,4)
  • Francia: circa 63.000 contro 43.000 (rapporto 1,5, dati 2023)

Altrove, osserva la scheda, i capi di istituto arrivano al massimo a guadagnare il doppio degli insegnanti.

Sul fronte dei docenti, il rapporto OCSE Education at a Glance 2026 indica per il 2025 uno stipendio effettivo medio di 32.100 euro lordi per un insegnante italiano della primaria a tempo pieno, il più basso tra le grandi economie europee esaminate.

Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il

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