Startup, una su cinque nasce a Milano

Niccolò Ellena

20/07/2022

21/07/2022 - 16:44

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Secondo il nuovo rapporto Milano Produttiva della Camera di Commercio, è positivo il saldo per le imprese nel primo semestre 2022. Crescono quelle guidate da under 35

Startup, una su cinque nasce a Milano

Milano non si ferma”: con questa breve frase, divenuta un simbolo durante la prima ondata di casi della pandemia di Covid-19, è possibile spiegare il periodo di ripresa dalla pandemia nel territorio imprenditoriale di Milano, Monza Brianza e Lodi.

Dal 2021 infatti, sembra che, nonostante gli eventi geopolitici avversi e le relative crisi, ci siano forti segnali di miglioramento.

È possibile affermare ciò grazie ai dati emersi dall’ultimo rapporto annuale Milano Produttiva 2022 della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi, che è stato appena presentato ed è giunto alla sua 32esima edizione.

Nei primi sei mesi del 2022 ad esempio, sono state registrate alla Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi 17.129 nuove aziende, a fronte di 12.173 chiusura, per un saldo finale di 4.956 imprese, 4.237 delle quali a Milano.

Quest’ultimo numero - 4.237 - è minore rispetto al saldo delle aziende registrate nel 2021 (5.050), ciò nonostante, dimostra un chiaro segno di ripresa.

Le imprese registrate alla Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi erano 383.614 al 31 dicembre 2021, 306.249 delle quali solo nel territorio milanese. Nonostante la lieve decrescita a livello complessivo (-0,03%) sul territorio, Milano presenta comunque un aumento delle imprese attive: +0,3%.

Molte delle aziende che sono state chiuse hanno sofferto a causa degli eventi geopolitici tuttora in corso: con la pandemia molte realtà hanno dovuto fermare la loro produzione per un cospicuo numero di mesi, mentre a causa del conflitto in Ucraina i prezzi delle materie prime sono saliti in maniera vertiginosa, mettendole ancora più in difficoltà.

Un altro segnale di ripresa estremamente significativo è quello relativo all’import-export: Milano si conferma nel 2021 la prima città italiana per scambi con l’estero, con 46 miliardi di euro di esportazioni e 75 miliardi di importazioni.

In dati percentuali, rispetto all’anno precedente, l’aumento è stato del 18,2% sull’export e del 24,8% sull’import.

Questo dato diventa ancora maggiormente significativo se paragonato ai dati relativi al 2019, in cui l’export segnava un +7,5% e l’import un +9,8%.

Carlo Sangalli, Presidente della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi si è detto soddisfatto dei risultati complessivi nonostante le crisi che stanno attanagliando la società. In particolare, ha sottolineato l’importanza delle imprese composte da personale giovane che, dopo otto anni, tornano a crescere nei numeri.

Quali trend nei settori economici nel 2021

Nel corso del 2021 la ripresa è stata evidente in numerosi settori e in tutti i territori presi in considerazione. Il settore manifatturiero, ad esempio, ha registrato una crescita importante nell’ambito della produzione industriale, in particolare nella città metropolitana di Milano (+14,6%) e nella provincia di Monza Brianza (+13,6%) seguite a distanza da Lodi (+8,8%).

L’artigianato si posiziona subito dietro al manifatturiero, con un trend di produzione di +8,8% a Milano, +11,3% a Monza Brianza e +5,5% a Lodi.

Per quanto riguarda il settore dei servizi, l’area metropolitana di Milano svetta sulle altre province con un +16,9%, dove il settore è particolarmente rilevante per l’economia locale.

Negli altri territori, i servizi hanno registrato una crescita significativa nella provincia di Monza Brianza (+16,2%) e una crescita meno accentuata in provincia di Lodi (+8,1%). Per il commercio al dettaglio c’è stato infine un incremento del fatturato elevato per il territorio di Monza Brianza (+15,4%) e più ridotto a Lodi (+7,9%) e a Milano (+10%).

Milano capitale delle startup

È effettivamente vero che le imprese guidate da personale under-35 sono tornate a crescere dopo otto anni, infatti, rispetto al 2020 le imprese di questo tipo sono aumentate del 21,6%, un dato estremamente significativo.

Non solo, a fine giugno 2022 nel territorio di Milano, Monza Brianza e Lodi si contavano 2.912 startup (2.737 a Milano), il 74,6% a livello regionale e il 20% circa, ossia una su cinque, a livello nazionale.

Numeri decisamente importanti, specialmente se paragonati a quelli di due anni fa, che nel frattempo sono cresciuti del 48,6%, e a quelli della seconda città classificata per startup - Roma - che ne ospita “soltanto” 1.599.

Il paradosso dei giovani innovativi e disoccupati

A questo dato però è necessario affiancarne un altro ben più preoccupante, ossia quello della disoccupazione, in particolare quella giovanile. In generale, nel 2021 il mercato del lavoro nella provincia di Milano ha mostrato una ripresa: +0,5%, circa +7.000 unità.

Questo dato ha contribuito a portare il tasso di occupazione della città meneghina al 67,9%, più alto di oltre il 10% rispetto alla media nazionale.

Guardando l’altro lato della medaglia, a preoccupare non è soltanto il dato della disoccupazione, che a Milano si attestava, nel 2021, al 6,5%, quanto più quella giovanile, ossia nella fascia 15-34, che nella provincia meneghina ha raggiunto il 12,8%.

È necessario dunque domandarsi quale sia la ragione per cui Milano viene indicata come città dell’innovazione e delle startup, ma ha comunque un tasso di disoccupazione che è il doppio rispetto a quello over-35.

Tra le ragione addotte c’è sicuramente un problema di qualification mismatch, ossia di mancanza di personale avente le qualifiche adatte per essere sfruttate in determinati settori.

Il rapporto mostra effettivamente che nel corso dei prossimi cinque anni non ci saranno sufficienti diplomati in determinati ambiti per soddisfare la domanda, andando perciò ad alimentare questo problema.

Nella provincia di Milano il fabbisogno previsto di diplomati di scuola secondaria di 2° grado e di diplomati negli istituti professionali supera abbondantemente la cifra di coloro che potranno entrare nel mercato del lavoro nei prossimi cinque anni.

Un esempio di ciò è dato dall’indirizzo “Amministrazione, finanza e marketing”, che avrà un fabbisogno di 54.570, a fronte di una qualification mismatch di -40.860 unità.

Discorso analogo vale per i diplomati nel corso di studi superiori “Meccanica, meccatronica ed energia”, per cui ci sarà una domanda di 11.120 figure professionali, a fronte di una qualification mismatch di -9.490 professionisti.

Ciò dimostra quanto sia necessario incentivare soprattutto pratiche di formazione continua, che permettano cioè l’ingresso nel mondo del lavoro anche grazie a corsi post-laurea, post-diploma e di reskilling, così da poter ricollocare nel mondo del lavoro il personale disoccupato non fornito delle competenze necessarie.