La riforma approvata in via definitiva l’8 ottobre 2026 che sostituisce il Rosatellum è giuridicamente più furba di quanto sembri. E per questo più insidiosa.
Archivia il modello misto uninominale-proporzionale e torna a un proporzionale corretto con premio di maggioranza. Ma corregge l’errore che aveva fatto cadere il Porcellum davanti alla Corte Costituzionale. Allora il premio era senza soglia e sproporzionato. Qui il premio è fisso - 105 seggi, 70 alla Camera e 35 al Senato - e condizionato al raggiungimento del 42% dei voti. Sulla carta, rispetta la sentenza 1/2014 perché non trasforma automaticamente qualsiasi maggioranza relativa in maggioranza assoluta. Nella sostanza, fa esattamente quello, solo con un vestito più elegante.
E qui sta la prima grande bugia. Ci viene venduta come legge che ci fa scegliere tutto - partito, coalizione, premier e parlamentare - ma è una legge che vuole scegliere al posto nostro chi deve governare.
Secondo nodo: la rappresentanza a metà
Il nuovo sistema reintroduce le preferenze, ma mantiene il capolista bloccato e aggiunge sei candidati sottoposti al voto di preferenza. È un compromesso che non accontenta nessuno. Non restituisce davvero il rapporto eletto-elettore, perché il vero potere di nomina resta in mano ai vertici che decidono i capilista - che, guarda caso, sono quelli che hanno quasi la certezza di essere eletti. E non garantisce nemmeno la governabilità dei listini bloccati, perché apre a campagne interne a colpi di preferenze, guerre fratricide per l’ultimo posto utile.
Guardiamo fuori, perché l’Italia non è sola a porsi il problema.
Cosa fanno gli altri? E perché noi facciamo l’eccezione
1. Germania: la stabilità senza trucchi. Il modello tedesco è proporzionale con una soglia di sbarramento al 5%. Niente premi. Se non hai il 5%, non entri. Ma se lo superi, ogni voto vale uguale. La stabilità non la crea un bonus artificiale, la crea la cultura di coalizione e la sfiducia costruttiva. Loro non regalano 105 seggi a chi arriva al 42%. Costringono chi arriva al 42% a trovare un accordo con chi è al 8%. È più faticoso. È infinitamente più democratico.
2. Spagna: la proporzionalità che esclude da sola. Anche la Spagna ha una soglia legale bassa, al 3%, ma con collegi piccoli che creano una soglia implicita altissima. Risultato: i piccoli partiti nazionali faticano, ma i partiti territoriali forti contano. Nessun premio di maggioranza. Se vuoi governare, devi mediare tra Madrid e i nazionalismi. Il nostro Stabilicum fa l’opposto: con il premio nazionale al 42% cancella proprio la necessità di mediare.
3. Grecia: il nostro vero modello, e non è un complimento. L’unico Paese UE che ha davvero insistito sul premio di maggioranza è la Grecia. Dal 1974 ha un proporzionale rinforzato con un bonus fisso - storicamente 50 seggi su 300 - alla lista con la maggioranza relativa. Esattamente la logica dello Stabilicum. E cosa ha prodotto? Decenni di bipolarismo forzato, governi che crollavano comunque, e un sistema talmente distorsivo che Atene lo ha cambiato tre volte in dieci anni, passando dal bonus al proporzionale puro e poi di nuovo a un bonus ridotto. Quando il tuo modello di riferimento è l’unico Paese che l’UE ha dovuto commissariare per instabilità politica, forse dovresti farti una domanda.
4. Francia: il maggioritario dichiarato. La Francia non si nasconde: fa due turni secchi uninominali. Se vuoi la stabilità, la chiedi direttamente agli elettori al secondo turno. Non travesti un proporzionale da maggioritario. Lo Stabilicum invece vuole la botte piena e la moglie ubriaca: vuole dirsi proporzionale per rispettare la tradizione italiana, ma vuole dare la certezza del governo come se fosse francese.
Terzo nodo: l’accesso
6.000 firme in ogni collegio per le nuove formazioni. È una barriera d’ingresso altissima, che congela il mercato politico e protegge gli incumbent. Unita all’obbligo di indicare preventivamente il candidato premier, sposta l’intera competizione da programmatica a personale e da aperta a chiusa.
In Germania, Olanda o Danimarca puoi nascere dal nulla con lo 0,67% dei voti. In Italia, con lo Stabilicum, puoi avere il 5% a livello nazionale ma se non hai raccolto 6.000 firme in ogni collegio di Catanzaro e Bolzano, non esisti.
Il risultato è una legge che persegue un unico bene costituzionale - la stabilità - sacrificandone altri due: rappresentatività e concorrenza.
La Germania ottiene stabilità chiedendo responsabilità ai partiti. La Spagna la ottiene chiedendo di rappresentare i territori. La Francia la ottiene chiedendo chiarezza agli elettori al secondo turno.
Noi otteniamo stabilità regalando 105 poltrone a chi arriva al 42%.
E la stabilità, quando diventa l’unico valore e viene comprata con un bonus, non è più un principio democratico. È un principio di conservazione.
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