Spagna, Croazia e Grecia ci battono sulla domanda. Perché il brand Italia non basta più al turismo?

Vincenzo Imperatore

Commenta

Il turista compra un’esperienza completa, non paesaggi: l’Italia continua a vendere solo cartoline

Spagna, Croazia e Grecia ci battono sulla domanda. Perché il brand Italia non basta più al turismo?

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Vado a Ischia dal 1974, ma definirla soltanto una meta di vacanza sarebbe riduttivo: in cinquantadue anni è diventata la mia seconda casa, un luogo che conosco e osservo non da turista occasionale, ma da frequentatore assiduo e amante dell’isola. Proprio questa lunga consuetudine mi ha insegnato che nel turismo non esistono rendite di posizione eterne.

Per oltre trent’anni Ischia è stata una delle mete preferite dei tedeschi. Poi sono arrivati i russi e, più recentemente, gli americani. Sono cambiati i mercati, la capacità di spesa, le aspettative, i tempi di permanenza e perfino il modo di vivere la vacanza. Una destinazione può possedere alberghi, terme, spiagge e panorami. Non possiede i turisti.

Una mappa costruita sulle ricerche estive effettuate su Google nel 2024 mostra che la Spagna è la destinazione più cercata in Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Scandinavia. La Croazia prevale nell’Europa centrale, la Grecia nei Balcani, mentre l’Italia risulta prima soltanto in Svizzera, Slovenia e Malta.

La cartina non è una classifica delle prenotazioni. Google Trends misura interessi relativi, non arrivi, pernottamenti o spesa. Tuttavia, offre un segnale che sarebbe miope ignorare: nella fase in cui il turista cerca, confronta e sceglie, altri Paesi riescono a occupare meglio lo spazio mentale del consumatore europeo.
I numeri ufficiali confermano che l’Italia non è affatto marginale. Nel 2024 ha registrato circa 74 milioni di arrivi stranieri e quasi 254 milioni di pernottamenti internazionali. Vien subito dopo la Francia (circa 100 milioni di turisti internazionali all’anno) e la Spagna (circa 94 milioni). Resta quindi una delle principali destinazioni mondiali. Ma il punto non è quanti turisti arrivano: è quanto valore riusciamo a creare con ogni arrivo.

La Spagna non vende soltanto sole e mare. Vende un sistema costruito su collegamenti aerei, voli low cost, grandi operatori, prezzi leggibili, strutture ricettive organizzate e una promozione coerente. La Croazia ha conquistato la Mitteleuropa grazie alla vicinanza, alla raggiungibilità in auto e a costi ancora competitivi. Grecia e Turchia hanno segmentato bene i mercati, proponendo pacchetti chiari e facili da acquistare.

L’Italia, invece, continua spesso a confidare nella forza del proprio nome. Possiede un patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico straordinario, ma lo presenta in modo frammentato. Il turista non compra un panorama: compra un’esperienza completa. Compra la facilità di raggiungere una località, prenotare, spostarsi, comprendere i prezzi, ricevere assistenza e trovare servizi coerenti con quanto promesso.

Per località come Ischia il rischio è evidente. Continuare a proporsi soltanto come destinazione balneare significa competere con Spagna, Grecia, Croazia, Turchia e Nord Africa sul terreno più affollato e più sensibile al prezzo. Ma non basta ampliare l’offerta turistica se l’accessibilità resta ancorata al passato: i collegamenti marittimi, per tipologia dei mezzi, frequenze, integrazione e qualità dei servizi al passeggero, sembrano sostanzialmente fermi a trent’anni fa. Una volta sbarcati, poi, i turisti devono confrontarsi con collegamenti interni spesso inefficienti e poco coordinati.

È difficile non leggere questa situazione anche come il risultato di anni di clientelismo politico nella gestione delle aziende e del personale pubblico: perfino il ricambio generazionale non si è tradotto automaticamente in maggiore competenza, produttività e qualità del servizio. Ischia dovrebbe vendere il mare insieme a terme, salute, natura, borghi, gastronomia e cultura, trasformando queste risorse in prodotti acquistabili anche in primavera e in autunno. Ma, senza trasporti moderni e un’amministrazione orientata ai risultati, anche il miglior marketing rischia di fermarsi al porto.
Le soluzioni non richiedono slogan, ma gestione:

  • La prima è creare un osservatorio permanente della domanda: provenienza dei clienti, durata dei soggiorni, spesa media, canali di prenotazione, recensioni, collegamenti disponibili e tasso di ritorno. Google Trends può essere utile, ma va incrociato con dati reali su prenotazioni, trasporti e pagamenti.
  • La seconda è differenziare l’offerta. Il turista tedesco, quello americano, la famiglia polacca e il giovane italiano non cercano la stessa vacanza. Servono pacchetti diversi per mercati diversi, non la solita comunicazione indistinta fatta di “mare, sole e buona cucina”.
  • La terza è competere sul valore, non sull’aumento indiscriminato dei prezzi. Il cliente accetta anche un prezzo elevato quando comprende cosa riceve in cambio. Tollera molto meno supplementi nascosti, trasferimenti complicati e servizi inferiori alle promesse.
  • La quarta è considerare l’accessibilità parte integrante del prodotto. Il viaggio comincia quando il turista cerca come arrivare. Orari aggiornati, biglietti integrati, collegamenti affidabili e assistenza multilingue valgono quanto una campagna pubblicitaria.
  • La quinta è governare la destinazione come un’impresa collettiva. Alberghi, ristoranti, stabilimenti, trasportatori e amministrazioni non possono promuoversi separatamente e poi scaricare l’uno sull’altro le inefficienze. Serve una regia stabile, con obiettivi misurabili: spesa media, durata del soggiorno, occupazione fuori stagione, redditività delle imprese e soddisfazione dei residenti.

La mappa delle ricerche europee non dimostra che l’Italia abbia perso il turismo. Dimostra che nessun mercato è garantito. In cinquantadue anni di Ischia ho visto cambiare nazionalità, abitudini e aspettative. Chi interpreta questi cambiamenti può allungare la stagione e aumentare il valore generato. Chi aspetta il ritorno dei turisti del passato rischia di conservare intatta la bellezza e perdere progressivamente il mercato.
Nel turismo il brand attira. Ma sono organizzazione, prezzo, accessibilità e qualità a trasformare l’interesse in una prenotazione.

Argomenti

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su