Su S&P500, dollaro, obbligazioni e oro qualcosa non torna

Redazione Finance

16 Ottobre 2024 - 09:38

La crescita dei prezzi dell’S&P500, con la rimonta del dollaro USA e dei rendimenti dei Treasury, va in contrasto con l’impennata dell’oro. Qualcosa non torna.

Su S&P500, dollaro, obbligazioni e oro qualcosa non torna

Il quadro macroeconomico attuale presenta una serie di incongruenze difficili da spiegare con le normali dinamiche di mercato. Il recupero dei rendimenti obbligazionari, la forza del dollaro e la performance record dell’S&P500 sono in contrasto con il comportamento dell’oro, che continua a salire nonostante condizioni che tradizionalmente lo penalizzerebbero.

La possibilità di un soft landing o di un no landing rende ancora più complicata l’interpretazione di questi movimenti, soprattutto se consideriamo che l’oro è visto come un asset rifugio contro i rischi recessivi, che attualmente non sembrano essere in primo piano.

In sostanza, fra S&P500, rendimenti obbligazionari, dollaro USA e oro, c’è qualcuno che sta bluffando.

Il Dollaro in forte recupero e la divergenza con le aspettative

In seguito alla riduzione dei tassi da parte della Fed, molti esperti si aspettavano un indebolimento del dollaro, con un allentamento dei rendimenti dei Treasury e una possibile pressione ribassista sul DXY (indice del dollaro). Invece, il dollaro USA ha mostrato un netto recupero, con il cambio EUR/USD in forte ribasso e una risalita del DXY del 4% dai minimi. Questo evento è stato inaspettato dagli analisti, poiché, solitamente, una riduzione dei tassi d’interesse tende a deprimere il valore della valuta nazionale.

Il principale fattore alla base di questo andamento è il sorprendente recupero dei rendimenti dei Treasury USA. I rendimenti, che ci si aspettava continuassero a scendere dopo il taglio dei tassi, hanno invece registrato un’inversione, superando nuovamente il 4% sui titoli a 10 anni. Questo ha attirato nuovi capitali verso gli Stati Uniti, incrementando la domanda di dollari e, di conseguenza, il suo apprezzamento.

Questo fenomeno rappresenta un chiaro esempio di come il mercato tenda a scontare le aspettative in anticipo: infatti, prima del taglio effettivo, sia il dollaro sia i rendimenti dei Treasury USA si erano deprezzati in maniera significativa ed eccessiva. Questo eccesso, sebbene abbia beneficiato i trader che avevano scommesso sull’avverarsi di tale contesto, ha colto di sorpresa coloro che hanno aspettato il meeting del FOMC per chiarirsi le idee e prendere posizione o aggiornare il proprio portafoglio.

La performance sorprendente dell’S&P500

In parallelo, il mercato azionario ha vissuto un momento straordinario, con l’S&P500 che ha continuato a segnare nuovi massimi storici. Il 2024 ha finora registrato performance che ricordano quelle del 2020, un anno in cui le borse globali sono state alimentate da forti stimoli monetari e da una crescita robusta del settore tecnologico. Anche in questo caso, il rialzo del mercato azionario può essere spiegato dalle aspettative di un «soft landing», o in alcuni casi di un «no landing», in cui l’economia riesce a rallentare senza entrare in recessione, mantenendo comunque un tasso di crescita sufficiente a supportare gli utili aziendali, evidenza che sembra finora essere stata confermata anche dai risultati condivisi dal comparto bancario, in apertura alla stagione degli utili di ottobre.

Questa prospettiva di stabilità economica favorisce soprattutto le grandi capitalizzazioni del settore tecnologico, che costituiscono una parte significativa dell’indice S&P500. La resilienza del mercato tecnologico, quindi, risulta in linea con le previsioni di soft landing, ma allo stesso tempo stride con il recupero dei rendimenti obbligazionari.

Le obbligazioni USA e il paradosso dei rendimenti

Il continuo aumento dei rendimenti obbligazionari, nonostante il taglio dei tassi da parte della Fed, è un altro elemento che confonde gli analisti. Storicamente, un abbassamento dei tassi porta a un calo dei rendimenti, poiché gli investitori si aspettano una fase prolungata di politica monetaria accomodante. Tuttavia, con l’aspettativa di un soft landing, il mercato obbligazionario sembra prezzare una minore probabilità di recessione e, di conseguenza, una minore necessità di tagli aggressivi futuri da parte della Fed.

Ciò ha portato a un leggero apprezzamento dei rendimenti, in quanto solo un forte rallentamento dell’economia (hard landing) avrebbe giustificato un marcato calo dei tassi d’interesse. Inoltre, la curva dei rendimenti sta subendo un aggiustamento tecnico, il che potrebbe spiegare alcuni movimenti di risposta contrarian dal mercato.

In sostanza, rispetto alle aspettative di «hard landing» e recessione che si erano formate a inizio agosto, le borse stanno progressivamente ridimensionando le proprie aspettative, direzionandosi di nuovo verso un atterraggio morbido.

L’oro e la sua enigmatica forza

Un altro aspetto di questa situazione macroeconomica che lascia perplessi è l’andamento dell’oro. In teoria, un dollaro forte e rendimenti obbligazionari elevati dovrebbero deprimere il prezzo dell’oro, che è prezzato in dollari USA e generalmente inversamente correlato con i rendimenti. Tuttavia, dall’inizio del 2024, il prezzo dell’oro è salito costantemente, raggiungendo quasi i massimi storici, e attualmente si trova poco sotto i $2700 l’oncia.

Questa anomalia sembra indicare che, nonostante il miglioramento delle condizioni economiche globali e le aspettative di un soft landing, molti investitori continuano a vedere nell’oro un rifugio sicuro. Tradizionalmente, l’oro viene utilizzato per proteggersi dall’inflazione o da un’eccessiva incertezza economica, ma con un contesto di tassi in rialzo, un dollaro forte e un’economia che sembra evitare una recessione, questo interesse per il metallo prezioso appare meno giustificato.

10Y T-Note, S&P500, Gold, 1D 10Y T-Note, S&P500, Gold, 1D Grafico lineare di 10Y T-Note, S&P500 e Gold. Fonte:baha.com