Dopo il recente recupero dell’S&P 500 rispetto ai ribassi di fine aprile e inizio maggio, molti investitori danno per scontata la continuazione del trend rialzista degli ultimi anni, aspettando con ansia nuovi massimi per generare nuovi profitti. Tuttavia, esiste la possibilità che l’S&P 500 possa tornare a contrarsi? Ecco un’analisi di alcuni dati tecnici.
La quiete prima della tempesta? Uno sguardo ai dati
I cali del mese di aprile si sono contrastati con i recuperi di maggio, in uno scenario in cui la domanda di azioni sembra non volersi esaurire e, anzi, sembra continuare a crescere.
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Grafico a candele settimanali dell'indice S&P500. Fonte: baha.com
I mercati mantengono un clima «relativamente tranquillo», come dimostra il fatto che il VIX, l’indice di volatilità del mercato azionario statunitense, è tornato a puntare verso minimi importanti, e il livello di 10/11 punti non sembra poi così lontano. Questo tipo di tranquillità tecnica non si vedeva dal 2020, precisamente dal periodo temporale precedente al crollo legato alla pandemia di Covid-19. Poco dopo, il VIX è arrivato a toccare gli 80 punti in alcune sessioni di mercato.
In sostanza, si tratta di una tranquillità che storicamente, sebbene non immediatamente, ha posto le basi per l’insorgere di nuovi timori. Alla fine, quale miglior periodo per avere paura, se non in un momento in cui ci si scorda cosa sia la paura?
Questo periodo particolarmente accomodante si riflette anche in altri indici di volatilità, come il MOVE, indice di volatilità del mercato obbligazionario, che è ai minimi degli ultimi due anni, e il VSTOXX, indice della volatilità del mercato azionario europeo, anch’esso ai minimi.
Nel frattempo, la curva dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi ed europei continua a mostrare un andamento insolito, con i titoli a breve termine che offrono rendimenti sensibilmente più alti rispetto a quelli a lungo termine, nonostante una flessione particolare a metà delle scadenze.
Quali altri indicatori comunicano un mercato anomalo?
Il crollo delle azioni a fine aprile ha scaricato gli indicatori tecnici di breve periodo, ma non ha minimamente intaccato quelli di lungo periodo. Prendendo come esempio la distanza dalla media mobile a 50 periodi rispetto al prezzo dell’S&P 500, si nota una contrazione rispetto ai massimi di inizio anno, mentre considerando la media mobile a 200 periodi, la contrazione è minima. Ciò suggerisce che potrebbe essere ancora un buon momento per prendere profitti e un momento poco conveniente per assumere nuove posizioni a lungo termine.
Guardando all’analisi intermarket, c’è un elemento spesso sottovalutato ma che comunica instabilità: l’impennata del prezzo dell’oro nonostante il forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato e il contemporaneo apprezzamento del dollaro, accompagnati dal rinvio delle aspettative di un abbassamento dei tassi d’interesse, che ha generato un aumento della curva dei tassi forward.