Vice Media si sta avvicinando a un accordo di vendita per 400 milioni di dollari, compreso il debito, ad alcuni istituti di credito. Tra questi ci sono Fortress Investment Group e Soros Fund Management che si sono offerti di salvare la società dal fallimento totale. A rivelarlo è il Wall Street Journal.
La notizia del fallimento
Solo qualche giorno fa, dalle colonne del New York Times era trapelata la notizia che la società editrice delle riviste digitali Vice e Motherboard era pronta a richiedere le protezioni previste dal Chapter 11 americano, avendo già presentato una dichiarazione formale di bancarotta.
Ora, il WSJ fa sapere che il prezzo di acquisto finale potrebbe anche cambiare come parte dei negoziati tra la società e il gruppo di creditori.
Vice, infatti, era stata valutata nel 2017, 5,7 miliardi di dollari e l’attuale prezzo di vendita svaluterebbe di molto la compagnia. Se Fortress prendesse il controllo dell’azienda, potrebbe mantenere l’attuale gestione, secondo le fonti del Journal.
Il mondo woke in lutto
Che il mondo “woke” di Vice fosse in agonia non è certo una novità. Sito nato circa 20 anni fa a Montreal e assurto inizialmente a bibbia del mondo controculturale, aveva incassato un successo straordinario, dovuto, in larga parte, al gradimento del pubblico millennials.
Negli anni, però, il gruppo si era ideologizzato sempre di più, abbracciando l’ideologia woke, finendo per fare propaganda su questioni sociali “inclusive”, legate ad antirazzismo, gender, LgbtQ+, femminismo radicale, ecc.
Negli anni, Vice si era espansa con redazioni in tutto il mondo costruendo il proprio successo come società media con studio cinematografico, agenzie pubblicitaria e documentari sulla piattaforma HBO. Disney investì centinaia di milioni nella società e nel 2015 ne valutò la possibilità di acquisizione per 3 miliardi di dollari.
Oggi, però, i tempi d’oro sono finiti.
La crisi
Nel 2019 un Vice media già in estrema difficoltà raccolse un debito di 250 milioni di dollari da un gruppo di investitori tra cui George Soros.
Da anni il gruppo tentava, con mille difficoltà, di chiudere in pareggio, tra tagli drastici e ristrutturazioni: alla fine di marzo l’ufficio stampa parigino della rivista ha chiuso i battenti dopo 15 anni di esistenza. Una trentina di dipendenti, compresi i giornalisti con contratto a tempo indeterminato, sono stati licenziati. Due anni fa era stato il turno della filiale spagnola.
La scorsa settimana Vice aveva annunciato ai dipendenti la chiusura di Vice World News, qualche settimana dopo le dimissioni di Nancy Dubuc, amministratore delegato, che ha lasciato dopo cinque anni in azienda. Dubuc era subentrata al fondatore di Vice Media, Shane Smith
Dalla gestione di Smith, alle dimissioni di Dubuc
Sotto la gestione di Smith, Vice Media aveva attirato grandi investimenti, tra cui quelli della Walt Disney Company, e la società aveva avuto una crescita con pochi eguali nel settore dei media.
La crescita, però, aveva però cominciato a rallentare a partire dal 2017, anche per via di un costante calo dei visitatori dei siti del gruppo e per una serie di scandali in seguito a un’inchiesta del New York Times che riportava le testimonianze di decine di donne che parlavano di diffuse molestie fisiche e verbali e di abusi compiuti dai dipendenti uomini nei confronti delle donne.
Nei cinque anni successivi al licenziamento di Smith, Dubuc, aveva cercato di trovare nuovi investitori nella società, senza però riuscirci.