Chi vince le elezioni con il nuovo sistema elettorale descritto dallo Stabilicum? Ecco cosa rispondono gli ultimi sondaggi politici.
Passi in avanti verso l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, già ribattezzata Stabilicum , che potrebbe essere adottata alle prossime elezioni politiche.
Dopo il via libera del Senato del 15 settembre, il testo è tornato alla Camera: se Montecitorio lo approverà senza ulteriori modifiche ( Il voto finale è atteso nella prima settimana di ottobre), il percorso parlamentare sarà concluso.
Un sistema che potrebbe rivelarsi decisivo per i prossimi equilibri parlamentari, trasformando anche un vantaggio contenuto nei consensi in una maggioranza netta di seggi. Ma chi vincerebbe le elezioni con le nuove regole? Le recenti simulazioni basate sui sondaggi politici offrono un primo elemento per rispondere, fermo restando che molto dipenderà dagli schieramenti che si presenteranno al voto.
La coalizione rappresenta, infatti, un fattore determinante dal momento che il testo della nuova legge elettorale prevede un premio di maggioranza per lo schieramento più votato che raggiunga la soglia del 42%, rendendo particolarmente importante stringere le alleanze prima delle elezioni.
Un’intesa successiva, infatti, non consentirebbe di sommare retroattivamente i voti per ottenere il premio: presentarsi separati potrebbe quindi compromettere la possibilità di governare insieme.
Questo pone Giorgia Meloni di fronte alla questione Vannacci. La presenza del generale e del suo Futuro Nazionale nella coalizione potrebbe risultare determinante per superare il campo largo. Le simulazioni mostrano infatti due scenari opposti: con il centrodestra diviso, il centrosinistra potrebbe conquistare la maggioranza, mentre includendo i voti di Vannacci il risultato potrebbe ribaltarsi.
Al momento, tuttavia, un accordo appare politicamente difficile. Meloni ha espresso forti riserve sulla prospettiva di un’alleanza con Vannacci, sottolineando che è più importante “vincere per governare che vincere per non governare”. Una posizione che mette al centro la tenuta della futura maggioranza, pur senza chiudere la porta con un “mai” definitivo.
A questo punto, con Futuro Nazionale fuori dalla coalizione, il campo largo potrebbe beneficiare proprio della riforma sostenuta dal centrodestra. A condizione, naturalmente, di presentarsi unito e confermare nelle urne il vantaggio indicato dalle rilevazioni: due passaggi ancora tutti da verificare.
Come funziona lo Stabilicum, la nuova legge elettorale
Come prima cosa, vediamo cosa prevede la nuova legge elettorale, che potete approfondire nella nostra guida allo Stabilicum.
Il testo introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità: alla lista o coalizione più votata che raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere vengono assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, riservati all’interno degli attuali 400 deputati e 200 senatori. Se le condizioni non vengono soddisfatte, il premio non scatta e la distribuzione resta proporzionale, senza ballottaggio.
È questo meccanismo a rendere determinanti le alleanze prima del voto. Ricordiamo che anche i consensi delle liste coalizzate sotto la soglia di sbarramento contribuiscono a ottenere il premio, mentre quelli di un partito che corre da solo, invece, non possono essere sommati successivamente attraverso un accordo di governo. Presentarsi divisi potrebbe quindi consegnare alla coalizione avversaria una maggioranza difficilmente ribaltabile dopo le elezioni.
Cosa succederebbe se si votasse oggi
A questo punto possiamo vedere cosa succederebbe con la nuova legge elettorale se le urne confermassero le intenzioni di voto rilevate dai sondaggi.
Prendiamo come riferimento Swg per il Tg La7 del 21 settembre 2026: una fotografia che conferma Fratelli d’Italia come primo partito, ma mostra anche perché questo primato, da solo, potrebbe non bastare a Giorgia Meloni per restare al governo.
Il partito della presidente del Consiglio è infatti al 27,1%, davanti al Partito Democratico, fermo al 20,8%.
Per capire chi potrebbe vincere, però, bisogna sommare i consensi delle forze che si presenterebbero insieme. Aggiungendo a FdI il 7% di Forza Italia, il 5,3% della Lega e l’1% di Noi Moderati, l’attuale coalizione di governo raggiunge il 40,4%. Le mancherebbero quindi 1,6 punti percentuali per raggiungere la soglia del premio di governabilità.
Sul fronte opposto, il quadro dipende dall’ampiezza dell’accordo. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, rispettivamente al 20,8%, al 12,8% e al 6,5%, arrivano insieme al 40,1%: poco sotto il centrodestra e, soprattutto, sotto il 42%. Se i due schieramenti si fermassero a queste composizioni e nessun altro raggiungesse i requisiti, il premio non scatterebbe. La formazione di una maggioranza dipenderebbe quindi dalla distribuzione proporzionale dei seggi e dagli eventuali accordi parlamentari.
È qui che diventano determinanti le altre componenti del campo largo. Con Italia Viva al 2,4%, l’alleanza guidata da Pd e M5S salirebbe al 42,5%, superando sia il centrodestra che la soglia richiesta. Includendo anche +Europa all’1,5% e Avanti PSI all’1%, raggiungerebbe il 45%, con un vantaggio di 4,6 punti sull’attuale maggioranza.
Con il campo largo unito e Vannacci fuori dal centrodestra, sarebbe dunque il centrosinistra a prevalere in questa proiezione.
Lo scenario ovviamente cambierebbe con Futuro Nazionale nella coalizione di Meloni.
Il partito di Roberto Vannacci è rilevato all’8%: sommando questi consensi al 40,4% del centrodestra, lo schieramento arriverebbe al 48,4%, davanti anche al campo largo al 45%. Alle condizioni appena ricordate, sarebbe quindi il centrodestra a conquistare il premio.