Sondaggi flop per Biden: anche le minoranze (e Obama) lo scaricano

Roberto Vivaldelli

9 Novembre 2023 - 06:41

Sondaggi da incubo per Joe Biden, in svantaggio in 5 stati chiave su 6. Pesa il fallimento della guerra in Ucraina e la crisi in Medio Oriente ma non solo: la Bidenomics non funziona.

Sondaggi flop per Biden: anche le minoranze (e Obama) lo scaricano

Le pessime condizioni psico-fisiche, la criminalità nelle grandi città, l’insoddisfacente gestione dell’economia, l’immigrazione fuori controllo, le guerre senza fine a cui aveva promesso di opporsi, il sostegno incondizionato a Israele nella guerra a Gaza, i milioni spesi nella fallimentare controffensiva ucraina.

Sono questi alcuni degli elementi che, a un anno esatto dalle elezioni presidenziali del 2024, fanno sì che il presidente uscente Joe Biden, 81 anni il prossimo 20 novembre, sia in netto svantaggio nei sondaggi rispetto all’ex presidente repubblicano Donald J. Trump, 77 anni. Secondo un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times e dal Siena College, Biden è indietro rispetto a Trump con margini che vanno dai 4 ai 10 punti percentuali tra gli elettori registrati in Arizona, Georgia, Michigan, Nevada e Pennsylvania. L’inquilino della Casa Bianca è in vantaggio solo in Wisconsin, di due punti percentuali.

Biden in crisi nei sondaggi: Trump in testa

Nel 2020, Joe Biden prevalse su Trump con il 50.62% dei consensi rispetto al 47.84% dell’avversario. Anche in Pennsylvania, Biden vinse nel 2020 con il 50.01%, contro il 48.84%, similmente a quanto accadde in Nevada, dove Biden sconfisse Trump con il 50.06% al 47.67%. In Georgia e in Arizona l’esponente dem vinse per una manciata di voti: nel primo caso di appena 12 mila voti, mentre in Arizona di circa 10 mila. Con tutte le polemiche - e le cause legali avviate dai repubblicani trumpiani - che ne seguirono. In questi sei stati chiave – tutti vinti da Biden nel 2020 – il presidente uscente è in media in svantaggio con il 44% rispetto al 48% che raccoglierebbe in questo momento il tycoon. Ora, nonostante i processi a carico di Donald Trump, le incriminazioni, e le apparizioni in tribunale di The Donald, gli americani sembrano essere stanchi e insoddisfatti della performance di Biden, delle sue improbabili «gaffes», della cattiva performance economica. Di un’America che, piaccia o meno, con l’ex presidente Trump aveva ritrovato una sua identità. Quella dell’America First, che punta a migliorare la qualità di vita dei suoi cittadini piuttosto che spendere milioni di dollari in guerre lontane nel nome del mai dimenticato “Destino Manifesto”. Più a immagine di Andrew Jackson che di Woodrow Wilson.

Anche le minoranze voltano le spalle al presidente Usa: compresi gli arabi americani

Il New York Times riferisce che verso Joe Biden l’elettorato prova un malcontento diffuso, e che l’esponente dem non gode più del sostegno delle minoranze e delle giovani generazioni come nel 2020: due terzi dell’elettorato vede infatti il Paese muoversi nella direzione sbagliata. In questi stati, Donald Trump raccoglie il 22% di consensi presso la popolazione afroamericana, secondo il Nyt “un livello di consenso mai visto nella politica presidenziale per un repubblicano in tempi moderni”. Male anche la gestione della guerra a Gaza tra Hamas e Israele: l’Arab American News ha pubblicato, nei giorni scorsi, un articolo nel quale afferma che Joe Biden “ha perso i nostri voti”.

Secondo Al Jazeera, infatti, molti palestinesi, arabi e musulmani americani hanno espresso frustrazione per il sostegno “incrollabile” dell’amministrazione Biden alla guerra di Israele a Gaza. Un recente sondaggio condotto dall’Arab American Institute ha mostrato un drastico calo del sostegno a Biden nelle comunità arabo-americane. Solo il 17% degli intervistati ha dichiarato che sosterrebbe il presidente, in calo rispetto al 59% del 2020. Allo stesso modo, un sondaggio della Nbc News ha rivelato che solo il 16% degli intervistati arabi e musulmani nello stato chiave del Michigan ha affermato che voterebbe per Biden se le elezioni si tenessero oggi. Persino l’ex presidente Barack Obama sembra sconfessare la linea dell’amministrazione Usa su Gaza, spiegando che, nella guerra tra Hamas e Israele, “nessuno ha le mani pulite”. Parole che segnano una frattura tra i democratici, e che sono in netta controtendenza nei confronti dell’establishment incarnato dall’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, secondo la quale la richiesta di un cessate il fuoco rappresenterebbe un “regalo ad Hamas”.

Democratici in allarme: la “Bidenomics” non sfonda

Sempre Nbc News riferisce che gli strateghi democratici sono estremamente preoccupati per i risultati desolanti dei sondaggi di queste settimane. Il sondaggista democratico Terrance Woodbury racconta che quando ascolta le lamentele dei giovani elettori dem e degli afroamericani nei focus group, questi ultimi si dicono frustrati dai soldi inviati all’estero - vedi Ucraina - anziché destinati alla spesa interna.

“Non abbiamo soldi per i prestiti agli studenti, ma abbiamo soldi da mandare in Ucraina”. “Non abbiamo soldi per investire nelle scuole, ma abbiamo soldi da mandare in Medio Oriente”, ha detto Woodbury. Il team di Biden ha puntato tutto sull’economia e sulla “Bidenomics”, ma il risultato è fallimentare e il messaggio non sembra fare presa tra gli elettori. Anzi. Secondo i sondaggi, gli elettori sono convinti che i repubblicani sapranno gestire meglio dei democratici le risorse di cui dispongono gli Stati Uniti. Solo perché il tasso di inflazione ha cominciato a calare, negli ultimi mesi, non significa che il costo della vita negli Usa non sia ancora elevato rispetto a pochi anni fa. Inoltre, per limitare l’inflazione, come accade in Europa, sono aumentati i tassi di interesse sui mutui, il che spiega perché gli elettori sono generalmente insoddisfatti della politica economica dell’amministrazione Biden.

A questo punto, con l’ombra dell’inchiesta di impeachment e le vicende legali di Hunter Biden, in tanti nel partito vorrebbero che il presidente uscente facesse un passo indietro. Tra questi anche David Axelrod, il principale stratega dei democratici e uno degli artefici dell’ascesa di Barack Obama alla Casa Bianca, che ha suggerito a Joe Biden di ritirarsi. Ma se anche Biden si ritirasse, come auspicano in tanti, la vicepresidente Kamala Harris sarebbe la candidata naturale. La quale, però, ha indice di gradimento altrettanto basso. E a un anno dalle elezioni, trovare un rimpiazzo non è così facile, anzi. Per questo in casa dem tira bruttissima aria e la sensazione che aleggia è di sfiducia, mentre la sfida contro Trump appare già in salita.