Smart working: chi paga Pc, Internet, sedia e buoni pasto?

Isabella Policarpio

20/11/2020

20/11/2020 - 17:23

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Quali sono i diritti del dipendete in smart working? Cosa dice la legge su Pc, bolletta di Internet e sedia ergonomica? La risposta ai dubbi più comuni di chi lavora da casa.

Smart working: chi paga Pc, Internet, sedia e buoni pasto?

Il protrarsi dell’emergenza Covid significa per molti dipendenti l’estensione dello smart working. Chi deve pagare Internet, il computer e acquistare la sedia ergonomica, sono tra le domande più comuni tra coloro che lavorano da casa.

In realtà, la legge sullo smart working - la numero 81 del 2017 - non dice nulla in merito e lascia alle parti (datore e dipendenti) la libertà di stabilire i dettagli.

Quello che è certo è che l’azienda deve individuare i rischi connessi allo smart working e sottoscrivere un accordo con il dipendente in cui stabilire le modalità del lavoro con impegno reciproco, anche perché chi lavora da casa ha diritto alla copertura Inail in caso di infortunio.

In smart working chi paga il Pc e Internet?

La scarna legge sullo smart working non prevede che il datore debba fornire computer, stampanti, scanner e altri strumenti di lavoro ai dipendenti, né tantomeno pagare la bolletta di Internet, anche perché il lavoro agile dovrebbe essere una modalità eccezionale che prevede l’utilizzo di mezzi propri.
Ciò non toglie che il datore, se lo preferisce o su richiesta dei dipendenti, possa affidare in comodato d’uso strumenti aziendali diversi da quelli personali e si impegni a sostenere le spese di riparazione e manutenzione della strumentazione tecnologica. Ma, precisiamo, si tratta di una scelta discrezionale e non di un obbligo. Quindi nessun dipendente in smart working può pretendere che l’azienda paghi il Wi-fi o fornisca un Pc nuovo di zecca.

L’azienda deve fornire la sedia ergonomica?

Lavorare senza la sedia adatta può provocare a lungo andare danni alla postura, per questo chi ha un contratto di telelavoro ha diritto alla sedia ergonomica. Le cose non stanno così per chi è in smart working: nessuna norma impone che il datore debba fornire sedia e scrivania. Il dipendente che lavora da casa deve utilizzare gli strumenti di cui è a disposizione.

Tuttavia ci sono aziende che, considerando il protrarsi del lavoro agile, hanno deciso di fornire ai dipendenti poltrone ergonomiche o bonus per il loro acquisto, ad esempio Sanofi e Google.

Il dipendente in smart working ha diritto ai buoni pasto?

Per quanto riguarda i buoni pasto la questione è un po’ controversa. Chi lavora da casa non è obbligato a passare la pausa pranzo altrove - come avviene quando si è in ufficio - per questo l’orientamento più accreditato non riconosce i buoni a chi è in smart working, come stabilito dalla Corte di cassazione nelle sentenza del 28 luglio 2020. Ma non mancano pareri discordanti.
C’è da dire che secondo la circolare del Consiglio dei Ministri “il personale in smart working non ha automatico diritto al buono e ciascuna pubblica amministrazione decide dopo confronto con il sindacato”. La concessione dei ticket resta a discrezione dell’azienda.

Differenza con il telelavoro

Le differenze con il telelavoro sono evidenti. Lo smart working, infatti, essendo una modalità di lavoro “eccezionale” e non ordinaria non prevede che l’azienda datrice sia obbligata a fornire la strumentazione tecnica per lavorare e nemmeno la poltrona d’ufficio e i buoni pasto. Stessa cosa per le bollette di Internet e, in generale, dell’elettricità.

Il punto è che la situazione che stiamo vivendo a causa del coronavirus è del tutto fuori dall’ordinario; per questo lo smart working in molti casi si avvicina - o coincide - con il telelavoro, dato che per molti dipendenti lavorare da casa è diventata la routine.
Tuttavia, in assenza di una nuova legge ad hoc, il dipendente non può pretendere lo stesso trattamento di chi è in telelavoro, fermo restando che i datori - se vogliono - possono concedere Pc e altri strumenti ai dipendenti, ma si tratta di una concessione e non di un diritto.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories