Smart working: chi paga il Pc e la connessione Internet?

Lavoro da casa: chi paga computer, Internet ed elettricità? Il datore o il dipendente? Ecco cosa prevede la normativa nazionale.

Smart working: chi paga il Pc e la connessione Internet?

Quando il dipendente è in ufficio è il datore a fornire gli strumenti necessari: Pc, connessione ad Internet, elettricità, aria condizionata e così via. E invece nello smart working chi paga?

Data la grande diffusione del lavoro agile negli ultimi mesi, è opportuno fare chiarezza. Al riguardo la normativa è piuttosto scarna, lasciando molto spazio agli accordi aziendali. La norma nazionale prevede soltanto che (articolo 18, comma 2, legge n. 81/2017):

“il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

Dunque, la regola generale è che il dipendente in smart working utilizzi i propri strumenti: computer, stampante, telefono, wi-fi domestico e così via.

Le cose cambiano nel telelavoro che, a differenza dello smart working, implica che il lavoro da casa è la modalità abituale concordata con l’azienda.

In smart working chi paga il Pc e Internet?

In Italia fino a prima dell’emergenza coronavirus lo smart working era una modalità di lavoro sconosciuta ai più. Lecito quindi chiedersi se il datore di lavoro debba fornire il Pc e pagare la connessione Internet.

In realtà la legge 81/2017 - testo di riferimento per il lavoro agile - detta soltanto alcuni “principi generali” lasciando gli altri aspetti all’accordo tra le parti.

Qui si prevede che l’azienda non è obbligata a fornire gli strumenti telematici di cui il dipendente ha bisogno e non deve pagare le bollette di Internet; egli, invece, è obbligato ad individuare i rischi connessi al lavoro da casa e a sottoscrivere un accordo con il dipendente in cui vengono stabilite le modalità del lavoro con impegno reciproco (anche perché ai dipendenti a casa si estende la copertura Inail in caso di infortunio sul luogo di lavoro).

Ciò non toglie che il datore possa decidere di affidare al dipendente strumenti aziendali diversi da quelli personali e si impegni a sostenere le spese di riparazione e manutenzione della strumentazione tecnologica ma, ripetiamo, non si tratta di un obbligo.

Nel telelavoro chi paga il Pc e Internet?

Le cose stanno diversamente nel telelavoro, che è un rapporto contrattuale differente dallo smart working. Il telelavoro infatti non è una condizione momentanea, ma una modalità di lavoro permanente o a lungo termine, espressamente concordata tra dipendente e lavoratore. Ciò significa che il domicilio del lavoratore (o altro luogo a sua scelta) è l’unica sede o la sede principale dell’attività, essendo esonerato dagli obblighi in ufficio.

Rispetto al lavoro agile o smart working, il telelavoro ha una disciplina più corposa e maggiori tutele e garanzie in capo al dipendente (Accordo interconfederale del 9 giugno 2004 applicabile a tutti i CCNL).

Dunque nel telelavoro generalmente è l’azienda datrice a fornire la strumentazione tecnica indispensabile al lavoratore oppure a restituire il prezzo pagato. Ciò vale sia per il computer che per gli altri supporti tecnici indispensabili. Il datore quindi dovrà pagare:

  • gli strumenti telematici;
  • i costi di manutenzione degli stessi;
  • la postazione di lavoro (sedia, scrivania, ecc);
  • il collegamento telefonico;
  • la copertura assicurativa.

Inoltre ogni CCNL può prevedere ulteriori obblighi di spesa in capo al datore; ad esempio il contratto del Commercio prevede espressamente che l’azienda debba fornire al dipendente in telelavoro tutti gli strumenti necessari e pagare anche le spese di installazione, acquisto, manutenzione, messa in sicurezza e sostituzione.

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