Slot machine, nuove regole: nel Lazio 12 mila posti di lavoro a rischio

Luna Luciano

17 Luglio 2022 - 10:40

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A breve entrerà in vigore la legge regionale che impone le distanze minime delle slot machine dalle scuole, ospedali e chiese. A rischio 12mila posti solo nel Lazio, ma è già pronto un provvedimento.

Slot machine, nuove regole: nel Lazio 12 mila posti di lavoro a rischio

Allontanare le slot machine da centri giovanili e per anziani. È questo ciò che prevede la legge regionale del Lazio che entrerà in vigore a partire dal 28 agosto 2022. A seguire Trentino-Alto Adige e Calabria.

La questione sui cosiddetti “distanziometri” è ormai vecchia, la legge regionale del Lazio risale addirittura al 2013 (quasi un decennio fa), ma ogni volta ha la capacità di infiammare il dibattito pubblico.

Se da una parte la norma regionale sembra essere necessaria per esigenze di ordine pubblico e sanitario, contrastando la ludopatia, dall’altra sembrerebbe essere dannosa per il gettito erariale. Basti considerare che solo nel Lazio oltre 12.000 persone rischieranno di perdere il posto di lavoro.

A preoccupare inoltre sono le possibili future conseguenze con la drastica riduzione del gioco legale. Per tale motivo l’ultimo Federico Freni, sottosegretario all’Economia ha tentato un ultimo gesto, scrivendo al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga chiedendo di “congelare” le norme regionali che nei prossimi mesi dovrebbero entrare in vigore. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Slot machine, ecco le nuove regole

Dopo anni di rinvii sembrerebbe che la norma regionale sulle slot machine stia per entrare in vigore nel Lazio il 28 agosto, con “conseguenze devastanti” per il settore.

Stando alle nuove regole, dal 29 agosto nessun tabacchi, nessuna sala scommesse e nessun bar che hanno al loro interno una slot machine potrà essere presente nel raggio di 500 metri da:

  • una scuola;
  • un centro giovanile;
  • un centro per anziani;
  • un ospedale;
  • una chiesa.

Una situazione al quanto complicata, considerando che solo nella Capitale sono presenti quasi mille chiese, il che ridurrebbe drasticamente la possibilità di giocare legalmente alle slot machine e i posti di lavoro nel settore.

Slot machine, con nuove regole a rischio 12 mila posti nel Lazio

Se da un lato le nuove regole sulle slot machine cercano di contrastare la ludopatia, rispondendo a esigenze di ordine pubblico, dall’altra migliaia di persone rischiano il posto di lavoro.

Secondo un studio di Eurispes, i punti scommesse a Roma potrebbero essere insediati solo sullo 0,7% del territorio, ossia per il 99,3% non sarebbe possibile mantenere tabacchi, bar e sale con macchinette al loro interno mettendo a rischio 12.400 posti (5.100 nei punti generalisti e 7.300 in quelli specializzati).

Slot machine, nuove regole: quali sono i rischi?

Le problematiche sollevate dalle nuove regole sullo slot machine non sono però terminate. Oltre a mettere a rischio 12mila posti di lavoro, bisogna considerare le entrate.

Con la chiusura di numerosi punti vendita, si genererebbe un ammanco di 900 milioni di gettito all’anno. Non solo. Stando a quanto riportato nella lettera dei concessionari pubblici dei giochi, indirizzata a Stefano Saracchi direttore dei giochi dell’agenzia delle Accise, delle dogane e dei monopoli, la legge regionale eliminerà dal mercato legale circa l’85% dei punti di vendita generalisti (tabacchi e bar) e il 91% di quelli specializzati (sale scommesse e sale slot).

Davanti tale provvedimento regionale è opportuno quindi domandarsi cosa accadrà quando le slot machine legali saranno espulse dal mercato, la risposta è immediata: subentrerà il mercato illegale.

La proposta di Freni per “salvare” le slot machine

Il problema delle slot machine è ormai una questione annosa. Da anni ci si domanda come riuscire a coniugare le esigenze degli enti locali con il gettito erariale e il contrasto all’illegalità. A compiere un ultimo tentativo è stato Federico Freni, sottosegretario all’Economia, il quale ha pronto da tempo un articolato progetto di riordino del settore.

La delega prevederebbe “norme trasparenti e univoche su tutto il territorio nazionale”, in modo che le norme siano le stesse in tutta la penisola, e stabilite insieme alle Regioni.

Senza questo riordino lo Stato non è in grado di fare le gare pubbliche per assegnare le concessioni. Infatti, senza la certezza di poter aprire le sale nelle città nessun concessionario parteciperebbe mai. Un intervento sembra quindi essere ormai fondamentale per rianimare il settore, oltre che necessario.

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