Si può coltivare cannabis in casa? Quando scatta il reato

Isabella Policarpio

10/09/2021

10/09/2021 - 11:57

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Quando e in che quantità si può coltivare cannabis in casa senza commettere un reato? Quali sono le pene e quando si considera “uso personale”? Cosa dice la legge.

Si può coltivare cannabis in casa? Quando scatta il reato

Cosa rischia chi coltiva la cannabis in casa? Quante piantine si possono avere e come si dimostra l’uso personale sono tra i dubbi più comuni tra coloro che sostengono la legalizzazione della marijuana in Italia.

Adesso, con la prima approvazione del ddl Perantoni (M5s), la normativa italiana sulla cannabis coltivabile viene “ammorbidita”.

In merito alla coltivazione della cannabis, su quantità e tipologia, c’è molta confusione: facciamo chiarezza sui possibili reati previsti dalla legge.

Cannabis in casa: quando e quanto se ne può coltivare

Le regole sulla coltivazione della cannabis in casa stanno per cambiare. In Commissione Giustizia della Camera è stato approvato un nuovo ddl che porta a 4 il numero di piante di cannabis che si possono detenere. Il testo ha ottenuto il via libera, non senza scontri, ed ora manca la discussione definitiva in Aula.

Con la nuova legge saranno escluse conseguenze penali per coloro che detengono un esiguo numero di piante (fino a 4 unità) anche se non hanno l’autorizzazione del ministero o un certificato medico che ne attesti l’uso per fini terapeutici.

Ad oggi, invece, la coltivazione di cannabis (a prescindere dalle quantità) è punita dalla legge e costituisce reato, anche se al di sotto delle 3 piantine è possibile ottenere l’attenuante per particolare tenuità del fatto.

Quando è reato coltivare cannabis e cosa si rischia

Chi, sopra i limiti predetti, coltiva la cannabis in casa commette il reato previsto all’articolo 73 del D.P.R. 309/90:

“Chiunque, senza apposita autorizzazione ministeriale, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti, è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da 26mila a 260mila euro.”

In caso di reato di lieve entità, la pena può essere ridotta da 6 a 4 anni di reclusione mentre la multa da 1.032 a 10.329 euro.

Per quanto riguarda la coltivazione domestica della cannabis, se il numero di piantine è esiguo - tale da far intendere l’uso esclusivamente personale - il reato è escluso poiché il prodotto ricavabile è di entità minima.
Questo principio è stato ribadito dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 12348/2020 nella quale si esclude la rilevanza penale nel caso di possesso di 2 sole piante di cannabis. Con il nuovo ddl, invece, si passerebbe a 4.

Cosa si intende per uso personale

Ora che abbiamo visto che la particolare tenuità del fatto e l’uso personale della cannabis escludono generalmente conseguenze penali, dobbiamo soffermarci sul quantitativo di sostanza indicato dalla legge.

Secondo il decreto ministeriale dell’11 aprile 2006, la detenzione di cannabis e hashish si considera “ad uso personale” se la persona fermata detiene fino ad un massimo di 500 mg di principio (che equivalgono a circa 30-40 spinelli).
Entro questa soglia il reato non si considera commesso. Possono, però, essere comminate sanzioni amministrative commisurate al caso specifico, ad esempio l’ammonimento formale del Prefetto, la sospensione della patente di guida o l’obbligo di seguire un percorso riabilitativo.

Attenzione però: il fatto di avere con sé un quantitativo minimo o di coltivare una manciata di piantine di cannabis non esclude sempre la punibilità. Se, a seguito di una perquisizione o ispezione, le Forze dell’ordine dovessero scoprire pellicole da imballaggi o altro materiale utilizzabile per la vendita e la consegna, il reato scatterebbe ugualmente.

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