Sentenza Mollicone: perché sono stati tutti prosciolti

Giorgia Bonamoneta

15 Luglio 2022 - 23:23

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Assolti gli imputati del caso Mollicone. A distanza di 20 anni la ragazza, trovata morta nel 2001, non ha trovato ancora giustizia. Ecco ciò che sappiamo sul processo.

Sentenza Mollicone: perché sono stati tutti prosciolti

Sono in molti, dopo la sentenza dei giudici della corte di Cassino, a gridare giustizia per Serena. La sentenza ha assolto tutti gli indagati, che a fine processo si sono abbracciati e hanno potuto festeggiare, mentre in sottofondo regnavano le grida di critiche come “Vergogna! Vergogna!” di chi non crede alla loro innocenza.

Nel corso degli ultimi vent’anni l’omicidio di Serena Mollicone è rimasto un mistero senza responsabili. Eppure di nomi degli indagati ce ne sono stati e sono anche stati portati in tribunale con la richiesta di decine di anni di carcere. Il caso Mollicone vede, anzi vedeva indagati figure delle Forze dell’ordine e questo ha reso il processo e le indagini più complesse.

Dopo 10 ore di consultazioni nella giornata di oggi i giudici di Cassino hanno assolto tutti gli imputati per l’omicidio di Serena Mollicone. La giovane ancora oggi non ha ottenuto giustizia perché in aula le prove contro gli imputati non sono state sufficienti per dimostrare la loro colpevolezza. Mottola, il primo indagato, sembrava con le spalle al muro dopo che la pm Beatrice Siravo smontava il suoi alibi sulle tempistiche per il trasporto del cadavere di Serena nel bosco poco distante dalla caserma. Ma le ipotesi sono rimaste tali e l’avvocato degli indagati è riuscito a convincere i giudici della posizione di innocenza dei suoi assistiti.

Infine il presunto movente dell’omicidio è stato rigettato, adducendo come prova una lettera che Serena Mollicone avrebbe scritto nel 1997. Nella lettera si legge che Serena aveva fatto uso di marijuana e per questo nel 2001, secondo i legali della famiglia Mottola, non avrebbe potuto denunciare Marco Mottola per spaccio e uso. Inutile la risposta dell’avvocato della famiglia Mollicone che ha cercato di dimostrare la non validità di tale dichiarazione.

La famiglia Mottola è uscita dall’aula dichiarando che finalmente la verità era emersa, contenti di aver tenuto la prova della loro innocenza. E mentre la famiglia Mottola può festeggiare, la famiglia Morricone è ancora in attesa di giustizia, poiché dopo vent’anni di battaglie sembra arrivato al capolinea il caso dell’omicidio di Serena Mollicone, che non trova colpevoli e non trova pace.

Sentenza Mollicone: i giudici di Cassino hanno assolto tutti gli indagati

Dopo 20 anni si conclude con l’assoluzione di tutti e cinque gli indagati il caso Mollicone. I giudici hanno impiegato circa 10 ore per prendere una decisione e infine Marco Mottola, il padre Franco, l’ex comandante carabinieri di Arce e la moglie Anna Maria, insieme al vice maresciallo Vincenzo quartane e all’appuntato Francesca spurano sono stati assolti.

La procura di Cassino, come si legge su Ansa, aveva chiesto una condanna a 24 anni per Marco Mottola, 30 per il padre Franco e 21 anni per la moglie Anna Maria Mottola mentre per gli altri due indagati erano stati chiesti rispettivamente 15 anni e quattro anni. La sentenza ha però assolto gli unici indagati di questa triste vicenda, che non trova giustizia da ormai vent’anni.

Sentenza Mollicone: i motivi dell’assoluzione degli imputati

Entrambe le parti hanno lavorato con dovizia di particolari, portando prove e controprove. Durante il processo è stato reso noto che l’arma del delitto è stata di fatto la porta sulla quale la testa di Serena avrebbe sbattuto. Sia le ferite riportate che i calchi della porta sembrano di fatto raccontare la stessa storia. Sull’alibi dei Mottola e quindi sull’impossibilità di poter fare avanti indietro da il luogo nel quale è stato ritrovato il corpo di Serena Mollicone, la pm Beatrice Siravo sembrava essere riuscita a far luce. Ma l’ipotesi, così come altre prove, sono state ribaltate dall’avvocato della famiglia Mottola, Francesco Germani. La spiegazione di Germani è che Franco Mottola non abbia mai cerco di sostituire la porta, cioè la presunta arma del delitto.

Infine è emersa una lettera del 1997 nella quale Serena raccontava e invitava qualcun altro a “fumare una canna insieme”. Questa lettera, secondi i legali dei Mottola, smonta il presunto movente che voleva Serena Mollicone in caserma a denunciare lo spaccio e l’uso di sostanze stupefacenti poco prima della sua morte. “Il movente sembra essere sparito e non c’è processo per omicidio senso movente” ha dichiarato l’avvocato Mauro Marsella. Allo stesso tempo sembra impossibile affermare con certezza che la lettera sia scritta da Serena, così come non si può sapere se a distanza di quattro anni la ragazza non avesse cambiato idea sull’uso o non volesse comunque denunciare. In ogni caso per i giudici non c’erano sufficiente prove per condannare gli imputati e tutti sono stati assolti.