I negoziati di Trump su Hormuz promettono pace, ma potrebbero nascondere un’inflazione strutturale che Wall Street ignora. Quando i margini dei dividendi vengono rivisti, non c’è fuga.
Se i negoziati di Trump su Hormuz vanno in porto, l’aumento dell’inflazione che seguirà farà crollare le valutazioni di Piazza Affari in tre settimane, ecco perché Wall Street non se ne parla. Mentre i mercati festeggiano l’idea di una pace geopolitica, nessuno sta calcolando la bomba a orologeria macroeconomica che essa stessa accende.
Quello che distingue un investitore da un risparmiatore non è il portafoglio, ma la capacità di vedere quello che il mercato non vuole ancora riconoscere. E questa volta, l’errore collettivo potrebbe costare caro.
La narrazione che circola nelle trading room di Wall Street è relativamente semplice, quasi ingenua nella sua linearità. Donald Trump negozierà con successo la chiusura della crisi di Hormuz, portando a una riduzione della tensione geopolitica e, di conseguenza, a un crollo programmato del prezzo del petrolio. Se questo accade, così ragionano i mercati, allora l’inflazione dovrebbe deflazionarsi, i rendimenti reali diventerebbero meno pressanti, e le valutazioni azionarie potrebbero persino espandersi ulteriormente. [...]
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