La svolta bellicista di OpenAI: ora è al servizio del Pentagono

Roberto Vivaldelli

12/04/2024

OpenAI è nata con il presupposto di favorire il benessere dell’umanità: ora collabora con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Per fare le guerre.

La svolta bellicista di OpenAI: ora è al servizio del Pentagono

All’inizio di marzo, Elon Musk ha citato in giudizio OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman, sostenendo che la partnership del produttore di ChatGPT con Microsoft va contro alla mission originale della società di cui è stato co-fondatore. Secondo il team legale del patron di Tesla, infatti, OpenAI «è stata trasformata in una filiale di fatto closed-source della più grande azienda tecnologica del mondo: Microsoft». Secondo gli avvocati del magnate, il cda di Altman, «non solo sta sviluppando, ma sta perfezionando un’intelligenza artificiale per massimizzare i profitti di Microsoft, piuttosto che per il bene dell’umanità».

Gli avvocati, riporta Business Insider, sostengono che il passaggio a una divisione “a scopo di lucro limitato” viola il contratto di società open-source e no-profit che è stata co-fondata da Musk nel 2015. Secondo il magnate, OpenAi non è più un’organizzazione no-profit pensata per il progresso dell’umanità, ma una un’azienda tecnologica che mette al centro il profitto. Alle accuse di Musk - che verranno esaminate in tribunale - si aggiunge il fatto che Microsoft, con cui OpenAI ha una solida partnership milionaria dopo aver investito 10 miliardi di dollari, non solo impiega l’intelligenza artificiale per fare soldi ma anche per fare le guerre dell’esercito americano.

La svolta di OpenAI

Secondo il materiale visionato da The Intercept, Microsoft ha proposto ha proposto di utilizzare DALL-E, lo strumento di generazione di immagini di OpenAI, per aiutare il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a creare software per eseguire operazioni militari. È la conferma di una precisa direzione assunta da OpenAI e da Microsoft all’inizio di gennaio, quando la policy dell’azienda che sviluppa ChatGPT è stata modificata attraverso la rimozione del divieto che proibiva espressamente l’uso della sua tecnologia dell’intelligenza artificiale per scopi militari. Fino al 10 gennaio scorso, infatti, sempre secondo quanto rivelato da The Intercept, la pagina riguardante le «politiche di utilizzo» di OpenAI includeva il divieto di «attività che presentano un alto rischio di danni fisici, tra cui», in particolare, «sviluppo di armi» e «militare e guerra». Da quella data quella «clausola» è stata silenziosamente rimossa.

L’accusa contro la start-up

La portavoce di OpenAI Liz Bourgeous ha spiegato a The Intercept che OpenAI non è stata coinvolta nella presentazione dei potenziali usi dell’intelligenza artificiale e di DALLE-E Microsoft, e che non ha venduto alcuno strumento al Dipartimento della Difesa. «Le politiche di OpenAI vietano l’uso dei nostri strumenti per sviluppare o utilizzare armi, ferire altri o distruggere proprietà», ha scritto. «Non siamo stati coinvolti in questa presentazione e non abbiamo avuto conversazioni con le agenzie di difesa statunitensi riguardo agli ipotetici casi d’uso descritti». Ma nonostante le rassicurazioni - parziali di OpenAI - Microsoft ha da da tempo contratti milionari con il Pentagono, mentre anche la stessa OpenAI ha riconosciuto di aver iniziato a collaborare con il Dipartimento della Difesa. L’azienda sostiene che la collaborazione con l’esercito è di «natura difensiva» e «pacifica», ma gli eserciti sono nati per fare le guerre e quello è il loro compito. La «natura difensiva» è un concetto piuttosto vago e decisamente opinabile. «Contribuire allo sviluppo di un sistema di gestione della battaglia collocherebbe il lavoro militare di OpenAI molto più vicino alla guerra» nota infatti The Intercept.

L’uso dell’intelligenza artificiale dell’esercito israeliano

C’è chi, sul campo di battaglia, ha già iniziato a impiegare la tecnologia dell’intelligenza artificiale per scopi tutt’altro che «difensivi». Si tratta dell’esercito israeliano, impegnato nell’operazione militare nella Striscia di Gaza. Le Idf hanno usato l’intelligenza artificiale per identificare gli obiettivi dei bombardamenti a Gaza, secondo un’inchiesta di +972 Magazine e Local Call, che citano sei funzionari dell’intelligence israeliana coinvolti nel presunto programma. Gli ufficiali hanno affermato che lo strumento basato sull’intelligenza artificiale si chiamava «Lavender» ed era noto per avere un margine di errore del 10%. Un esempio drammatico di come sta già venendo impiegata l’intelligenza artificiale. Dopotutto, come diceva Carl Schmitt, «a questo proposito vale, pur con una modifica necessaria, una massima di Proudhon: chi parla di umanità, vuole trarvi in inganno».