Scuole superiori, dieci anni di fuga dai professionali

Alberto De Pasquale

15/09/2024

Rispetto al 2014 sono crollate le iscrizioni all’Alberghiero, mentre cresce lo scientifico e regge il classico. Intanto il Liceo del “Made in Italy” è un caso.

Scuole superiori, dieci anni di fuga dai professionali

Ricomincia la scuola e per circa 500 mila studenti si tratterà del primo anno di superiori. Tra numerose tipologie di liceo, istituti tecnici e professionali, le alternative non mancano. Nonostante si parli spesso di “crisi” del liceo, questo è vero solo in parte. In realtà, rispetto a dieci anni fa, le iscrizioni sono in aumento e, anche se secondo il luogo comune sarebbe in atto una fuga dai classici, la flessione è più contenuta di quanto si potrebbe pensare. La vera crisi è soprattutto quella degli istituti professionali. Procediamo con ordine.

Nell’anno scolastico 2024-2025 oltre il 55% dei nuovi iscritti frequenterà un liceo, il 32% un istituto tecnico e circa il 13% un istituto professionale. Tra i licei, quello scientifico è sempre l’indirizzo più scelto: da circa il 26% del totale dei nuovi iscritti alle superiori se si considera nelle sue tre declinazioni (scientifico, opzione scienze applicate e sezione a indirizzo sportivo). Seguono il linguistico (8%) e il liceo delle scienze umane (7%), mentre il liceo classico è andato di poco sopra il 5% di preferenze, in leggera flessione rispetto all’anno precedente.

Per l’anno scolastico 2014-2015 solo il 50% dei nuovi iscritti aveva scelto un liceo, il 31% un istituto tecnico e oltre il 19% un istituto professionale. Pure dieci anni fa l’indirizzo più scelto era quello scientifico, anche se con una quota di preferenze più bassa, pari a quasi il 23% del totale (sempre considerando anche l’opzione scienze applicate e l’indirizzo sportivo). Le iscrizioni al classico erano il 6%, ossia non molto diverse da quelle di oggi.

Una profonda crisi nei numeri riguarda senza dubbio gli istituti professionali, che oggi raccolgono sempre meno iscrizioni. Nel 2014 oltre 104 mila ragazzi italiani avevano scelto un professionale. Il fiore all’occhiello della categoria erano gli istituti alberghieri, che da soli valevano circa 50 mila domande di iscrizione, pari a oltre il 9% del totale nazionale. In altri termini, dieci anni fa l’Alberghiero era il secondo indirizzo più richiesto in Italia, secondo solamente allo scientifico. Paghe basse, incertezza e precariato hanno reso sempre meno allettanti gli istituti alberghieri. Oggi lo sceglie appena il 4% dei nuovi iscritti alle superiori. La crisi più profonda riguarda le regioni del Centro e del Sud: nel Lazio solo il 7% degli studenti ha scelto di frequentare un professionale nell’anno scolastico 2024-2025. Più elevate, invece, le iscrizioni ai professionali al Nord, in particolare in Veneto (15%).

Il principale vantaggio di questa tipologia di istituti è il collegamento diretto al mondo del lavoro. Una recente riforma dell’istruzione tecnico-professionale ha, tra le altre cose, introdotto percorsi della durata di quattro anni (invece di cinque), più flessibilità oraria e collaborazione con docenti che hanno esperienze nel mondo imprenditoriale. La riforma ha attirato non poche critiche da parte di chi la considera un’eccessiva ingerenza del mondo imprenditoriale nel sistema scolastico pubblico e un’impostazione che produce troppo divario rispetto ai licei: questi con percorsi di studi di cinque anni e improntati a un sapere più generale e i professionali più brevi e incentrati perlopiù sulle materie di indirizzo.

Incertezze sono arrivate anche riguardo la novità assoluta di quest’anno scolastico, il liceo del Made in Italy, fortemente voluto dall’attuale governo. Il nuovo indirizzo, che è stato pensato per fornire agli studenti conoscenze per comprendere le peculiarità del tessuto industriale, produttivo e sociale italiano, lo scorso febbraio è stato scelto da appena lo 0,08% degli studenti. Intanto, la sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato ha espresso perplessità e sospeso il parere sul regolamento che definisce il quadro orario degli insegnamenti e degli specifici risultati di apprendimento del liceo del Made in Italy. Secondo il Ministero dell’Istruzione, il parere del Consiglio di Stato è «interlocutorio e non definitivo».