Scuole aperte solo tre giorni a settimana per limitare i costi: le ragioni della Gran Bretagna

Luna Luciano

16/08/2022

17/08/2022 - 10:09

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Lezioni solo tre giorni a settimana per gli studenti della Gran Bretagna. A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e degli stipendi ai professori, la scuola inglese è in crisi.

Scuole aperte solo tre giorni a settimana per limitare i costi: le ragioni della Gran Bretagna

La scuola inglese è in profonda crisi e gli istituti starebbero valutando la possibilità di ridurre le ore di lezione.

Secondo il nuovo piano che starebbero elaborando gli istituti, gli studenti entrerebbero in classe solo tre giorni alla settimana. Un taglio drastico all’istruzione ma quanto mai necessario a causa delle enormi difficoltà economiche contro cui stanno andando le scuole.

Come riporta anche il Telegraph, i presidi di tutto il Paese si starebbero incontrando in “riunioni di crisi” con l’avvicinarsi della ripresa delle lezione del trimestre autunnale. Davanti a simili opzioni però un portavoce del Dipartimento per l’istruzione respinge la possibilità di un taglio delle ore di lezione.

Ecco perché le scuole inglesi vorrebbero aprire le scuole solo per tre giorni a settimana e cosa ne pensa il dipartimento per l’Istruzione. Di seguito tutto quello che c’è da sapere.

Gran Bretagna, scuole aperte solo tre giorni a settimana: ecco perché

Le scuole potrebbero realmente rimanere aperte solo tre giorni a settimana. È questo il piano su cui si starebbero consultando i presidi delle scuole inglesi, segno di un sistema scolastico messo in ginocchio da due emergenze: l’aumento dei costi energetici e degli stipendi degli insegnanti.

Pressati dalle spese per l’elettricità e per il riscaldamento e dagli incrementi delle buste paga dei docenti, i presidi segnalano un esborso che cresce più velocemente di quanto consentano i loro budget. Gli esperti, come segnala anche il Messaggero, avvertono che l’inflazione potrebbe schizzare oltre il 15% e che le bollette di luce e gas potrebbero superare le 5.000 sterline il prossimo anno, «con impennate in alcune aree oltre il 300%». A questi si aggiunge anche la nota, positiva di per sé, dell’aumento degli stipendi degli insegnanti, che guadagneranno il 5% in più.

Esborsi che purtroppo gravano sulle giàcmanchevoli finanze del sistema scolastico britannico. Stando a quanto riferito da un amministratore delegato di uno dei principali poli accademici del Paese spiega al Telegraph, il piano previsto dai presidi dovrebbe prevedere:

  • giornate in classe più brevi;
  • meno doposcuola e opportunità di arricchimento extra scolastico;
  • restrizioni “draconiane” sull’utilizzo dell’energia.

Una situazione in cui a pagare saranno gli studenti, dove i finanziamenti per alunno in Inghilterra sono infatti già diminuiti del 9% in soli 10 anni (2010-2020). Le parole di Robin Bevan, preside della Southend High school for boys nell’Essex, sono quanto mai lapidarie:

«Se una settimana breve non è già stata pianificata, sarà sicuramente presa in considerazione da alcune scuole. In assenza di investimenti sopra l’inflazione attesi da tempo nei finanziamenti scolastici, diventerà una prospettiva realistica prima piuttosto che dopo».

Parole che sembrano confermare il piano di diminuire le ore scolastiche agli alunni.

Gran Bretagna, scuole aperte tre giorni a settimana: il no del dipartimento dell’Istruzione

A un simile piano si oppone lo stesso dipartimento dell’Istruzione, come affermato dal portavoce, il quale conferma l’emergenza ma respinge ogni possibilità di un taglio delle ore di lezione:

«Riconosciamo che le scuole, proprio come l’economia in generale, stanno affrontando costi maggiori, anche per l’energia e la retribuzione del personale. La settimana scolastica dovrebbe durare un minimo di 32,5 ore – la media attuale – per tutti gli istituti tradizionali finanziati dallo Stato».

A queste parole si aggiunge anche la voce di Geoff Barton, segretario generale dell’Association of school and college leaders, il quale si dimostra piuttosto scettico davanti alla possibilità di ridurre le ore scolastiche, soprattutto quando l’Institute for fiscal studies segnala che la spesa per alunno sarà comunque inferiore ai livelli del 2010 in termini reali.

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