Coronavirus a scuola: lo studio che sfata un mito

Leonardo Pasquali

27/05/2020

13/07/2021 - 14:31

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Il contagio a scuola è un rischio sopravvalutato: lo rivela uno studio australiano che ha analizzato le possibilità di contrarre il coronavirus in classe. Ecco cosa si è scoperto.

Coronavirus a scuola: lo studio che sfata un mito

Mentre si discute della possibilità di riaprire le scuole per l’ultimo giorno di lezione e dei rischi del ritorno tra i banchi, uno studio condotto in Australia smentisce un fatto ormai assodato: la scuola è un luogo meno pericoloso per il contagio di quanto crediamo.

La ricerca condotta dal National Centre for Immunisation Research and Surveillance di Sydney ha analizzato le possibilità di contrarre il coronavirus a scuola, giungendo alla conclusione che queste sono minime.

Il NCIRS ha monitorato la propagazione del virus all’interno di 15 scuole del New South Wales, concludendo che solo una percentuale bassissima di ragazzi si è ammalata di COVID-19.

Dati interessanti ma solamente preliminari, che però sono stati già utilizzati dal Governo australiano per giustificare la riapertura delle scuole. Riapertura che in alcuni Paesi come l’Italia non avverrà prima del prossimo autunno.

Coronavirus, tornare a scuola è sicuro: lo studio

Stando allo studio del centro australiano, la probabilità che gli studenti o gli insegnanti si infettino a scuola è bassa. I ricercatori avrebbero rilevato una diffusione del coronavirus nell’ambiente scolastico molto limitata rispetto ad altri luoghi pubblici, ragion per cui sarebbe sbagliato considerare la scuola un ambiente non sicuro.

La ricerca ha posto la lente d’ingrandimento su 15 istituti del New South Wales nel periodo dal 5 marzo fino a metà aprile. Sono stati registrati in totale 18 casi, di cui 9 erano studenti e altri 9 insegnanti. Attraverso il tracciamento dei contatti si è ricostruito il loro percorso fino ad arrivare a ben 863 persone. A questo punto un terzo di queste ha eseguito il tampone orofaringeo e solo 2 studenti sono risultati positivi, uno delle scuole superiori e uno della primaria. Lo studio portato avanti dalla direttrice del NCIRS, la professoressa Kristine Macartney, va a corroborare la teoria secondo cui gli adulti sarebbero i più esposti e soggetti a infezione.

In Australia riaprono le scuole

L’Australia, forte anche dei risultati dello studio, ha iniziato il processo graduale di riapertura delle scuole, imponendo regole rigide sugli ingressi e uscite scaglionate, senza dimenticare il rispetto della distanza di sicurezza.

La ricerca del NCIRS, nonostante sia solo preliminare, ha rappresentato un ulteriore propulsore per il Governo che sin da subito ne ha sin da subito citato le conclusioni per motivare la propria scelta.

Anzi, l’esecutivo è andato anche oltre. Il direttore sanitario nazionale, Brendan Murphy, aveva sottolineato come in realtà non fosse necessario neanche il distanziamento sociale, ribadendo quanto già scaturito da un documento dell’Australian Health Protection Principal Committee. Il primo ministro Scott Morrison ha sostenuto Murphy quando, parlando ai microfoni di Sky News, aveva ribadito come il rischio ci fosse solo negli ambienti degli insegnanti o dello staff e non in classe.

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