Il richiamo di alcuni lotti di latte in polvere scuote i mercati: Danone e Nestlé crollano in Borsa tra timori sanitari, indagini delle autorità e un possibile impatto miliardario sui conti.
Giornata nera sui mercati per Danone e Nestlé. I titoli dei due colossi dell’alimentare hanno registrato forti ribassi dopo l’estensione del richiamo precauzionale di lotti di latte in polvere per neonati, deciso a seguito del timore di una possibile contaminazione. La notizia ha innescato un’ondata di vendite, spingendo le azioni ai minimi degli ultimi mesi e riaccendendo l’attenzione sulla fragilità di una filiera altamente regolamentata come quella della nutrizione infantile.
A innescare l’allarme è stata la società francese Vitagermine, che ha ampliato il richiamo di alcuni prodotti Babybio. Il provvedimento ha però avuto effetti a catena, coinvolgendo anche grandi gruppi internazionali che utilizzano ingredienti provenienti dagli stessi fornitori. Tra questi figurano proprio Danone, Nestlé e la privata Lactalis, con richiami che interessano diversi mercati europei e extraeuropei.
leggi anche
Nestlé ritira latte per neonati, possibile presenza di ingrediente tossico. I lotti a rischio in Italia
Il crollo in Borsa e la reazione degli investitori
Le reazioni dei mercati non si sono fatte attendere. A metà seduta a Parigi, le azioni Danone hanno perso circa il 4%, scendendo intorno a 64,8 euro, il livello più basso da gennaio 2025. Ancora più pesante il clima sul titolo Nestlé, che ha ceduto l’1,8%, toccando i minimi degli ultimi quattro mesi e portando il bilancio di gennaio a una flessione complessiva vicina al 10%.
Gli investitori temono non solo i costi immediati dei richiami, ma soprattutto il possibile impatto reputazionale su un segmento particolarmente sensibile come quello del latte per neonati. La nutrizione infantile è infatti un business basato sulla fiducia dei consumatori e qualsiasi dubbio sulla sicurezza dei prodotti può avere effetti anche duraturi sulle vendite.
Secondo le stime di Barclays, nello scenario peggiore Danone potrebbe subire un impatto fino a 100 milioni di euro, mentre per Nestlé le perdite potrebbero arrivare a circa 1 miliardo di franchi svizzeri, pari a circa 1,09 miliardi di euro. Un divario spiegato anche dal diverso peso della categoria sui ricavi dei due gruppi.
Le indagini in corso sul rischio di contaminazione
Al centro della vicenda c’è il sospetto di contaminazione da cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, in grado di causare nausea e vomito. La sostanza sarebbe stata individuata in un ingrediente utilizzato nella produzione delle formule, in particolare l’olio di acido arachidonico (ARA), fornito da un produttore con base in Cina.
Le autorità francesi stanno indagando su un possibile collegamento tra il consumo dei prodotti richiamati e la morte di due neonati, anche se al momento non è stato confermato alcun nesso diretto. Il ministero dell’Agricoltura francese ha dichiarato che l’ingrediente contestato avrebbe origine cinese e sarebbe stato commercializzato da una società olandese, senza fornire ulteriori dettagli.
L’Autorità per la sicurezza alimentare irlandese ha confermato di aver rilevato tracce di cereulide nell’olio ARA prodotto in Cina, chiarendo che i prodotti fabbricati in Irlanda erano stati esportati in diversi Paesi europei. Da qui la decisione di estendere i richiami in via precauzionale.
Danone ha sottolineato che i controlli interni non avrebbero evidenziato problemi di sicurezza e che i richiami sono stati effettuati per allinearsi alle indicazioni delle autorità locali. L’azienda ha inoltre precisato che i prodotti destinati al mercato cinese, il più importante per il gruppo nel segmento della nutrizione infantile, non risultano coinvolti.
Resta però alta la pressione sul comparto. Secondo gli analisti di Bernstein, il latte per neonati rappresenta circa il 21% dei ricavi di Danone, mentre per Nestlé incide per circa il 5%. Numeri che spiegano perché, al di là dei costi diretti, il vero rischio sia legato alla fiducia dei consumatori e alla tenuta del business nel medio periodo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA