Sono dell’idea che quanto viene espresso in questo articolo sia da anni un’ovvietà, tuttavia la meritevole intervista di Alanews a Gennaro Panzuto, conosciuto come “Genny terremoto” e da 14 anni collaboratore di giustizia, ci consente di avere il virgolettato di una fonte autorevole.
Secondo Panzuto la serie TV Gomorra, tratta dal romanzo di Saviano (a sua volta «tratto» dal lavoro di altri giornalisti) ha consentito alla Camorra di attirare nuove leve tra i giovani che, se una volta si davano alla malavita per povertà, oggi la scelgono come via per affermare un proprio «status symbol», emulando gli «eroi» della serie TV che è diventata un vero e proprio cult proprio nelle aree che, paradossalmente, soffrono in modo più diretto della presenza della criminalità organizzata.
Questo il virgolettato di Gennaro Panzuto ad Alanews:
Per arginare il fenomeno della delinquenza minorile occorre che lo Stato prenda una netta posizione sulla scuola e sugli ammortizzatori sociali. Credo che l’istruzione sia fondamentale. Le motivazioni che oggi spingono i giovani a delinquere rispetto al passato? Prima erano i forti disagi, la miseria…oggi i giovani invece vogliono rappresentare uno status symbol, ne è una dimostrazione la serie Gomorra che ha fatto tanti danni in questa città ai giovani già contaminati”.
In verità molto ci sarebbe da dire sui complessi aspetti culturali che legano nel sud Italia la malavita alla popolazione che vive nei territori in cui la malavita prospera. E’ la normalità di questi anni, parlando con giovani campani, persone normalissime e incensurate, sentire lunghi discorsi di apologia della malavita accompagnati da racconti esaltati di scene della serie TV.
Alla base di tutto, e vale per l’intera storia della malavita organizzata in Italia, c’è una profonda ipocrisia. La malavita non avrebbe spazio per attecchire e svilupparsi in territori in cui lo Stato si mettesse nella condizione di operare in modo retto, prevenendo i presupposti su cui la malavita si alimenta, un passato economico, oggi soprattutto culturale come sottolinea giustamente il pentito Gennaro Panzuto il quale dal 2021 è di nuovo in libertà e promuove attivamente le sue idee di pentito, concrete e basate sulla conoscenza diretta.
Gennaro Panzuto sa di rischiare la propria vita e sa anche il perché, e lo racconta. La sua esistenza e la sua attività, se «impunite», sono uno smacco morale all’organizzazione cui apparteneva.
Per la camorra Panzuto è un «pessimo esempio» che deve necessariamente «pagare» per le proprie scelte. Lo Stato non gli ha assegnato alcuna scorta, probabilmente la miglior protezione per lui è esporsi mediaticamente ed è doveroso per noi dare evidenza alla sua esperienza e al suo messaggio.
Quanto a Saviano, a chi gli ha fatto da editore, a chi ha prodotto, realizzato e distribuito la serie basata sul suo Gomorra, si tratta di persone che, come dichiarò anche De Magistris tempo fa, non hanno fatto altro che arricchirsi utilizzando la Camorra come strumento, senza però infliggerle alcun danno, anzi. Battaglie ipocrite che non sono vere battaglie e forse proprio per questo ottengono una speciale visibilità mediatica.
L’Italia avrebbe invece bisogno di molti più Gennaro Panzuto, magari sulla RAI in prima serata. Probabilmente si risparmierebbe anche sul cachet.