Samsung abbandona il più grande mercato mondiale degli elettrodomestici

P. F.

8 Maggio 2026 - 18:02

Samsung lascia il mercato cinese degli elettrodomestici e delle tv dopo 34 anni. Pesa la concorrenza dei marchi locali e una perdita operativa da 125 milioni di euro nell’ultimo esercizio.

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Samsung ha ufficialmente sospeso le vendite di televisori e di piccoli e grandi elettrodomestici nella Cina continentale, mettendo fine a una presenza commerciale che durava dal 1992.

La decisione, comunicata in una nota interna intitolata “Avviso di ristrutturazione del business degli elettrodomestici Samsung”, riguarda televisori, monitor, condizionatori, frigoriferi e lavatrici, e arriva al termine di un percorso descritto dal gruppo coreano come una valutazione approfondita motivata dal rapido mutamento dello scenario di mercato. La Cina rappresenta il primo bacino mondiale per questo tipo di prodotti, e l’uscita segna un riassetto di ampia portata per la divisione elettrodomestici del colosso di Suwon.

La pressione dei marchi cinesi su Samsung

Negli ultimi anni la posizione del gruppo in Cina si è progressivamente erosa, mentre brand locali come Haier, TCL, Hisense e Xiaomi hanno conquistato fette sempre più ampie del mercato puntando su politiche commerciali aggressive e, soprattutto, riducendo il divario tecnologico anche nella fascia premium. Le quote di mercato di Samsung in Cina su televisori, frigoriferi e lavatrici si sono ridotte ai minimi termini, e nello scorso esercizio le divisioni tv ed elettrodomestici hanno chiuso con una perdita operativa congiunta di circa 200 miliardi di won, equivalenti a circa equivalenti a circa 125 milioni di euro. A erodere ulteriormente la marginalità contribuiscono i dazi statunitensi e l’aumento dei costi di produzione e logistica. A fine dicembre del 2025 il gruppo coreano, storicamente leader globale nel mercato delle tv, è stato temporaneamente superato proprio dal concorrente cinese TCL, secondo i dati della società di ricerca Counterpoint.

Il ritiro dalla Cina si inserisce in una più ampia revisione globale della redditività della divisione elettrodomestici di Samsung. Il gruppo sta valutando un progressivo ricorso all’outsourcing per le linee a più bassa marginalità, affidandosi a partner OEM (su design proprio) e ODM (su sviluppo dei partner), in particolare per lavastoviglie e forni a microonde. La produzione interna verrebbe invece preservata per categorie considerate strategiche, come lavatrici, frigoriferi e condizionatori. A delineare questa strategia è stato Kim Chul-ki, responsabile della divisione elettrodomestici, che ha indicato l’anno in corso come l’ultima finestra utile per riorganizzare la struttura del business e orientarla in modo più deciso verso la redditività.

Cosa resta in Cina dopo l’uscita dagli elettrodomestici

Pur rinunciando al segmento degli elettrodomestici e delle televisioni, Samsung continuerà a mantenere una presenza rilevante in Cina nei comparti a più alto valore aggiunto. Restano operative, infatti, le attività legate al smartphone, ai semiconduttori e al settore medicale. Anche gli stabilimenti di Suzhou e Xi’an non verranno chiusi, ma riconvertiti in poli produttivi orientati all’export, con una specializzazione in frigoriferi, lavatrici e memorie flash NAND.

Sul fronte degli smartphone, il gruppo punta ad ampliare l’offerta di modelli adattati alle specificità del mercato locale e ad avviare collaborazioni con aziende cinesi per lo sviluppo di funzionalità basate su intelligenza artificiale pensate per i consumatori del Paese. Una sfida complessa, considerando che secondo i dati di StatCounter i dispositivi Galaxy, pur dominando l’ecosistema Android a livello globale, in Cina detengono una quota di mercato pari appena all’1,07%.

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