Ryanair, caro carburante da 2 miliardi: biglietti più cari nel 2027?

Emanuele Di Baldo

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Ryanair chiude il semestre con meno utili e costi in salita, con un conto da 2 miliardi in arrivo. O’Leary parla di rincari fino al 20%: ecco cosa cambia per chi vola.

Ryanair, caro carburante da 2 miliardi: biglietti più cari nel 2027?

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Ryanair chiude il semestre con meno utili e apre un dossier che è tutto un programma per l’anno prossimo: il conto del carburante. Nei risultati diffusi oggi, la compagnia irlandese stima che la spesa per il jet fuel salirà di circa 2 miliardi di euro nell’esercizio che va da aprile 2027 a marzo 2028, circa un terzo in più rispetto a quello in corso. E Michael O’Leary non ci gira tanto intorno: senza una rapida soluzione del conflitto in Medio Oriente, il carburante per aerei resterà caro per buona parte del 2027.

Cosa cambia per chi vola dall’Italia? Biglietti più cari in vista, soprattutto per l’estate, e non di poco: secondo l’amministratore delegato, per assorbire l’intero aumento servirebbe un rincaro delle tariffe intorno al 20%. Un traguardo che lo stesso O’Leary non è sicuro di raggiungere.

Utili giù del 15%: il carburante pesa più dei passeggeri

Sul fronte dei volumi il semestre aprile-settembre, il primo dell’esercizio fiscale 2027, è andato bene: 125,8 milioni di passeggeri (+6%) e ricavi saliti del 3% a 10,08 miliardi. L’utile netto, però, è sceso del 15% a 2,15 miliardi di euro, contro i 2,54 miliardi dello stesso periodo del 2025. Nel solo trimestre luglio-settembre i profitti si sono fermati a 1,61 miliardi (-6%).

Il motivo sta in due numeri: tariffe medie in calo del 4% e costi operativi in crescita del 10%, a 7,69 miliardi. La voce carburante è salita del 15%, a 3,40 miliardi, perché il 20% di jet fuel non coperto da contratti di hedging ha visto il prezzo raddoppiare a circa 130 dollari al barile. Hanno pesato anche 300 milioni in più di tasse ambientali UE, la fine dei compensi versati dai fornitori di aerei e gli aumenti retributivi previsti dai nuovi contratti degli equipaggi.

Lo scudo dell’hedging scade nel 2027

L’hedging permette di fissare in anticipo il prezzo di una parte del carburante. Fino a marzo 2027 Ryanair ha bloccato l’80% del fabbisogno a circa 67 dollari al barile, una protezione che tiene al riparo gli utili dell’anno in corso. Il problema arriva dopo: per i dodici mesi successivi la copertura è stata estesa solo al 25%, a circa 95 dollari al barile. Il resto andrà comprato ai prezzi di mercato.

Una situazione che il vettore aveva iniziato a mettere in conto già a maggio, quando si era detto pronto a uno scenario Armageddon sul caro carburante. E che non riguarda solo Ryanair: con la scadenza delle coperture a basso costo prima dell’estate 2027, tutte le compagnie europee pagheranno molto di più il carburante. Non a caso il management non ha fornito previsioni sull’utile dell’intero esercizio e ha rivisto il target di traffico a 214 milioni di passeggeri (+3%).

Biglietti più cari nel 2027: la stima parla del 20%

La linea di O’Leary non è nuova. Già il 20 ottobre, in conferenza stampa a Bruxelles, aveva previsto rincari del 10, 15, forse 20% sui voli europei nei prossimi dodici mesi, il più forte aumento delle tariffe aeree nella storia del continente. Nella presentazione dei conti il tono è più prudente; difatti, le tariffe a corto raggio saliranno in modo significativo, spinte dal carburante e dai tagli di capacità dei concorrenti, ma difficilmente basteranno a coprire tutto l’aumento.

Il 20%, quindi, non è un listino certo. I prezzi dipendono da domanda, stagione, concorrenza e momento dell’acquisto, e non ogni tratta subirà lo stesso rincaro. Nel breve periodo il quadro è anzi più tranquillo: per il trimestre ottobre-dicembre le tariffe risultano leggermente superiori allo scorso anno, ma con prenotazioni sempre più a ridosso della partenza l’esito dipenderà dagli acquisti sotto data, in particolare per Natale.

Stipendi congelati, meno equipaggio e AI: il piano sui costi

Visto che i biglietti non basteranno, Ryanair ha messo sotto revisione tutti i costi del gruppo. Sul tavolo ci sono nuove trattative con gli aeroporti sulla rotazione degli aerei, in vista dei Boeing 737 MAX 10, più efficienti nei consumi, attesi dalla primavera 2027; possibili blocchi salariali temporanei alla scadenza degli accordi sindacali; una riduzione del rapporto tra equipaggi e aerei e un uso più ampio dell’intelligenza artificiale per aumentare la produttività nelle attività operative e negli uffici.

Si tratta di ipotesi allo studio, non di licenziamenti né di un congelamento già applicato agli stipendi di hostess e steward. Il segnale, però, è chiaro: dopo un 2026 di voli low cost sempre meno economici, il 2027 rischia di alzare ancora l’asticella. A danno dei consumatori, ovviamente.

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