Nella giornata di ieri abbiamo assistito a una serie sconcertante di eventi: per alcune ore è sembrato la che Russia rischiasse di piombare nel caos di una nuova guerra civile, dopo aver già sperimentato nel 1917 (con la Rivoluzione Russa in piena prima guerra mondiale) e nel 1993 (con Eltsin che prese il potere con metodi piuttosto spicci) le conseguenze, nefaste, della lotta violenta tra fazioni per i potere supremo.
In questo articolo proveremo a dare un quadro di contesto a quanto accaduto ed esporremo 3 scenari: l’operazione di servizi esteri, la resa dei conti folle per la sopravvivenza, l’operazione interna guidata da Putin.
Veniamo ai fatti: nella notte tra venerdì e sabato Yevgeny Prigozhin, uomo vicino a Putin molto arricchitosi grazie a quest’ultimo e agli enormi appalti per forniture pubbliche assegnati (specie nel settore della ristorazione), dopo aver diffuso via telegram un messaggio fortemente polemico contro i vertici militari russi (in particolare il ministro della difesa Shoigu) e «preso» la città russa di Rostov, ha avviato una veloce marcia verso Mosca con l’obiettivo dichiarato di marciare su di essa e prendere il potere.
Tra le enormi commesse ricevute da Prigozhin, infatti, c’è anche quella militare con il gruppo privato «Wagner», attivo da mesi sul fronte Ucraino e protagonista di molte importanti vittorie pur non essendo nei fatti parte integrante dell’esercito russo.
A un certo punto, nel pomeriggio di ieri, con la Wagner a 200km da Mosca, tutto si risolve in una bolla di sapone: Prigozhin annuncia via social che si ferma per non spargere sangue russo ed emergono notizie di una trattativa mediata dal presidente bielorusso Lukashencko per la quale Prigozhin si trasferirà lì (e probabilmente l’intera Wagner a livello di compagnia privata) con amnistia per tutti. Tutto qui, la montagna partorisce un topolino.
Ci auguriamo che il tempo chiarisca meglio la dinamica di accadimenti così caotici e strani, in questo momento ci limitiamo a esporre i tre scenari principali utili a inquadrare la vicenda, tutti teorici e da verificare con gli avvenimenti del prossimo futuro:
1) Prigozhin era d’accordo con i servizi esteri
Secondo questa lettura, la più plausibile mentre i fatti avvenivano, Prigozhin avrebbe trattato con i servizi occidentali (si parla principalmente di MI6, quindi servizi UK) la realizzazione di un colpo di Stato sfruttando l’effettiva debolezza dell’élite politica russa che, dietro all’ombrello apparentemente unificante di Putin, sarebbe divisa e pronta a tradire il leader alla prima occasione.
In questo scenario, forte di un accordo per cui il posto di Putin l’avrebbe preso lui, Prigozhin avrebbe tentato il blitz per poi fermarsi una volta resosi conto che le condizioni per portare a termine la missione con successo non erano presenti. Questo scenario, vista l’evoluzione dei fatti, è forse il meno verosimile. Incredibilmente la Russia potrebbe essere stata sull’orlo di un crollo politico per mere faccende di regolamenti di conti interni.
2) Prigozhin temeva di essere fatto fuori con la Wagner
Questo scenario si basa sulla polemica, che va avanti, da mesi a botte di bordate in video su Telegram proprio da parte di Prigozhin che vede l’esercito regolare russo e la sua guida Shoigu come molto disturbati dalla presenza della Wagner (ricordiamolo, un esercito privato a tutti gli effetti) e paradossalmente infastiditi anche dei successi della stessa sul campo per quanto strategici proprio per la campagna militare russa.
Avevano avuto un certo eco, per esempio, le lamentele di Prigozhin sul campo di Bakhmut secondo le quali l’esercito russo stava lasciando deliberatamente la Wagner a corto di munizioni.
La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata l’intimazione di Shoigu di far firmare i soldati della Wagner come effettivi dell’esercito russo, di fatto sciogliendola e inglobandola nell’esercito regolare, togliendo a Prigozhin di colpo tutto il potere accumulato nel corso degli ultimi mesi. Da qui la «botta di matto» di rovesciare il governo pur di difendere la posizione della sua compagnia privata e i privilegi politici ed economici commessi.
3) Putin e Prigozhin erano d’accordo
Questo ultimo scenario sta emergendo nelle ultime ore e, per quanto possa sembrare il più fantasioso, è forse quello che potrà sembrare più plausibile con l’andare nel tempo.
Lo scenario parte da due presupposti: Prigozhin è da sempre un «uomo di Putin» (e la Wagner, nei fatti, il suo esercito privato essendo finanziata da commesse garantite dallo stesso Putin) e nell’élite politica russa sono effettivamente presenti forti contrasti e una potenziale fronda sotterranea ai danni di Putin.
In questo scenario il «golpe della Wagner» sarebbe stata una messinscena orientata a ottenere primariamente 3 risultati:
- Far scoprire i nemici interni: vedremo presto se questo è successo davvero, in tal caso l’operazione sarà stata utile a mostrare la «vera faccia» di una parte del governo e delle istituzioni russe e seguirà un’epurazione che, dato il contesto, potremmo definire «vecchio stile» (augurandoci ovviamente che ci si limiti agli arresti...).
- Distogliere l’attenzione dal campo di battaglia: qui potrebbero essere state preparate manovre da parte dell’esercito regolare che possono aver beneficiato del calo di attenzione da parte degli ucraini, intenti a gongolare del nemico che stava collassando da solo. In effetti la giornata di ieri è stata anche una giornata di attacchi su Kiev.
- Normalizzare la Wagner e ricomporre equilibri: non è escluso che la Wagner, con il suo protagonismo sul campo, iniziasse a diventare un imbarazzo anche per Putin. Se sarà confermato che l’accordo porterà la Wagner a diventare un’azienda bielorussa (e quindi non sarà sciolta) Putin potrebbe aver salvato capra e cavoli: tiene la Wagner per il futuro ma al contempo, nell’immediato, ne assorbe gli effettivi e ne fa veterani che formeranno le nuove leve dell’esercito regolare.
In definitiva, per alcune ore la Russia è sembrata nel caos e Putin è sembrato fragilissimo. Due notizie fortemente stonanti con le cronache degli ultimi mesi in cui la Russia è apparsa molto fredda nell’affrontare gli eventi bellici, mai vinta dalla tentazione di alzare il livello della violenza (pur avendone il potenziale) anche quando provocata, il che da mesi accade in continuazione.
Che ci fossero tensioni tra fazioni è certo e se questo fosse stato un’escamotage per risolverle si tratterebbe davvero di un capolavoro dal punto di vista della gestione del potere e del governo.
D’altro canto Prigozhin potrebbe banalmente essere un assetato di potere più che corruttibile (da agenti esterni o dal potere stesso) e davvero quanto accaduto potrebbe essere solo una banale storia di delirio di onnipotenza che può, però, cambiare radicalmente il corso della Storia. Questo a ricordarci sempre quanto siano fragili gli argini entro cui questa si muove.