RSA e case di riposo, quanto costano davvero al mese (e cosa copre lo Stato)

Emanuele Di Baldo

6 Agosto 2026 - 16:24

Quanto si paga una RSA o una casa di riposo? I prezzi variano tra rette, differenze regionali e servizi associati. E ci sono anche gli aiuti statali

RSA e case di riposo, quanto costano davvero al mese (e cosa copre lo Stato)

C’è una domanda che, prima o poi, entra in quasi tutte le case italiane: quanto costa davvero un posto in una casa di riposo o in una RSA? È una fase delicata, spesso improvvisa, che arriva quando un genitore o un nonno smette di essere autosufficiente e la famiglia si trova a fare i conti, letteralmente, con una decisione che pesa sul cuore e sul bilancio. Con un Paese tra i più anziani al mondo e ritmi di vita che rendono sempre più difficile l’assistenza domiciliare, il tema è diventato uno dei più cercati online.

Eppure di cifre chiare, in giro, se ne trovano poche. Proviamo a mettere ordine, con i listini aggiornati al 2026, regione per regione, e qualche esempio concreto per capire quanto resta davvero da pagare a fine mese.

Casa di riposo, RSA e le altre: cosa cambia?

Prima dei numeri, va fatta una precisazione. La casa di riposo è pensata per anziani autosufficienti o con lievi necessità di supporto: l’accento è sulla vita sociale, il comfort e l’assistenza di base. La RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) è invece destinata a persone non autosufficienti che richiedono assistenza medica e infermieristica continuativa, spesso h24.

Tradotto in soldi: più cresce il bisogno sanitario, più sale la retta. Ed è proprio il grado di autosufficienza - certificato da un’apposita commissione - il primo fattore che determina il prezzo finale.

Quanto costa una casa di riposo nel 2026: le fasce di prezzo

Partiamo dalla media nazionale. Nel 2026 una casa di riposo privata in Italia costa in media tra 1.900 e 2.500 euro al mese, con una forbice che parte dalle strutture più essenziali e arriva a quelle di fascia alta. Volendo tracciare tre gradini:

  • strutture economiche: 1.400-1.800 euro al mese;
  • strutture standard: 1.900-2.500 euro al mese;
  • fascia alta e residenze di lusso: da 3.000 fino a 5.000 euro al mese e oltre, con camere di design, centri benessere e cucina gourmet.

Quando la tariffa è espressa su base giornaliera, per una soluzione standard si viaggia intorno ai 60-85 euro al giorno. Sono valori indicativi: la retta cambia in base ai servizi inclusi e, soprattutto, alla geografia.

Nord, Centro e Sud: la geografia della retta

Perché è qui che si gioca la differenza più netta. Tra una RSA nel centro di Milano e una casa di riposo in un piccolo comune del Mezzogiorno il divario può superare i 2.000 euro al mese. Lo dice il costo della vita, ma anche la domanda e la disponibilità di personale.

Al Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte) le rette si collocano spesso tra 2.200 e 3.500 euro, con Milano che per le strutture di qualità parte da circa 2.800 euro e sfonda i 5.000 per le residenze premium. Al Centro la fascia è intermedia, tra 2.000 e 3.000 euro: a Roma in periferia si aggira sui 2.500 euro, mentre nei quartieri centrali si superano facilmente i 4.000-5.000.

Al Sud e nelle Isole le tariffe sono le più accessibili, tra 1.500 e 2.500 euro, con regioni come Sicilia, Calabria e Abruzzo tendenzialmente più economiche. Non a caso, la retta media stimata scende a circa 1.630 euro al Sud contro i 2.306 del Nord.

RSA: perché costa di più (e chi paga la quota sanitaria)

La RSA, per definizione, offre un’assistenza sanitaria più intensa: medici, infermieri, gestione delle terapie. Ecco perché la retta lievita, arrivando spesso tra i 2.200 e i 3.500 euro al mese - e ancora di più al Nord. Il caso più oneroso è quello delle strutture per malati di Alzheimer, con reparti protetti e personale dedicato: qui i costi oscillano tra 2.500 e 4.500 euro mensili, e talvolta oltre.

Ma c’è un nodo che alleggerisce il conto: nelle RSA convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, la retta si divide in due voci. La quota sanitaria è coperta dal SSN, mentre alla famiglia resta la quota alberghiera (vitto, alloggio, servizi). È una distinzione che vale centinaia di euro al mese - e che, come vedremo, pesa anche sul fisco.

Qualche esempio per capire quanto resta davvero da pagare (in caso di RSA)

Facciamo un esempio realistico. Ipotizziamo un anziano non autosufficiente inserito in una RSA convenzionata del Nord con una retta complessiva di 3.000 euro al mese. La quota sanitaria, coperta dal SSN, ne assorbe una parte consistente: alla famiglia resta la quota alberghiera, poniamo intorno ai 1.600-1.800 euro mensili. Su questo importo interviene però l’indennità di accompagnamento, la prestazione INPS riconosciuta agli invalidi civili totali non autosufficienti, che nel 2026 vale 551,53 euro al mese per 12 mensilità, senza alcun limite di reddito né ISEE. Aggiungendola alla pensione dell’anziano, lo «scoperto» reale a carico dei figli si riduce sensibilmente, spesso a poche centinaia di euro.

E a fine anno c’è un ulteriore alleggerimento: è possibile detrarre il 19% della quota sanitaria certificata dalla struttura nel modello 730, mentre vitto e alloggio non sono detraibili.

Le agevolazioni che abbassano la retta

Oltre all’accompagnamento e alla detrazione fiscale, esistono altri paracadute. Il Fondo per la Non Autosufficienza (FNA), gestito da Regioni e Comuni, può tradursi in voucher o contributi mensili a integrazione della retta. Un ISEE basso apre la porta a riduzioni sulla quota alberghiera e a contributi comunali calcolati sul reddito. E per i grandi anziani con bisogni gravissimi c’è la Prestazione universale, che affianca all’accompagnamento una quota integrativa da 850 euro al mese, vincolata però all’assistenza. Vale la pena ricordare che, per chi sceglie l’alternativa domiciliare, anche il costo di una badante convivente - tra stipendio, contributi, tredicesima e TFR - può superare i 1.500-1.800 euro al mese, cifra non troppo distante da una retta al Sud.

La regola d’oro, alla fine, è una sola: prima di firmare, chiedere sempre cosa comprende esattamente la retta e quali costi extra (fisioterapia aggiuntiva, trasporti sanitari, parrucchiere) vengono fatturati a parte. Perché è lì, nelle voci nascoste, che il conto di fine mese cambia davvero.

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