Rischi una multa se hai una di queste piante in giardino

Ilena D’Errico

05/04/2024

Non tutti lo sanno, ma in Italia ci sono diverse piante vietate, con severe sanzioni per chi non rispetta la legge. Ecco quali sono le piante per cui rischi una multa e perché.

Rischi una multa se hai una di queste piante in giardino

Non soltanto le specie animali, anche quelle vegetali sono sottoposte a specifiche limitazioni per preservare il benessere dell’ambiente e delle altre specie vegetali e animali. Spesso quando si pensa alle piante vietate o con specifici limiti vengono in mente soltanto quelle da cui si ricavano sostanze stupefacenti, ma in realtà ci sono diversi altri motivi di divieto. Il Regolamento europeo n. 1143/2014, infatti, prevede disposizioni specifiche sulle specie esotiche invasive.

L’elenco è molto lungo e contiene anche piante che si sono ormai diffuse nel nostro territorio, dopo essere state importate più o meno volontariamente. Secondo gli esperti, tuttavia, è necessario controllarne la riproduzione e talvolta persino estirparle, cosicché non arrechino danni al territorio. Di conseguenza, chi coltiva le piante vietate nel proprio giardino, nell’orto o anche semplicemente in casa propria, rischia una multa piuttosto salata perché mette a rischio l’intero ecosistema.

Le piante selezionate, infatti, hanno anche notevoli capacità di diffusione e resistenza che le rende particolarmente temibili. Ecco cosa c’è da sapere.

Quali piante sono vietate

L’Unione europea ha vietato nei Paesi membri la diffusione di alcune specie vegetali esotiche invasive, ritenute pericolose per il territorio. Queste piante possono infatti interferire con le specie locali, alterare gli habitat e gli ecosistemi naturali e generare importanti danni economici, soprattutto nel settore agricolo e nello sfruttamento di risorse silvo-pastorali, ma anche pericoli per la salute umana.

Molte di queste piante originarie di altre zone del mondo sono già presenti sul nostro territorio, per questo è obbligatorio denunciarne il possesso al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica attraverso l’apposito portale al fine di consentirne il controllo e l’eradicazione, se necessaria, entro 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In Italia la norma di riferimento è il Decreto legislativo n. 230/2017 che vieta la detenzione, la coltivazione e la vendita delle specie invasive. L’elenco di piante vietate viene periodicamente aggiornato a seconda delle necessità e delle problematiche del territorio e pubblicato in Gazzetta ufficiale. Per il momento, sono in vigore ben quattro liste di specie vietate (tra animali e vegetali) a livello comunitario, per un totale di 88 esemplari. Ogni Regione aggiorna la propria specifica lista su base periodica, potendo aumentare le restrizioni.

Si riportano di seguito 10 piante vietate, tra le più comuni nel nostro territorio e dunque di maggiore interesse, con nome comune e scientifico:

  • Ambrosia (Ambrosia artemisiifolia L.);
  • Balsamina ghiandolosa (Impatiens glandulifera);
  • Forbicina frondosa (Bidens frondosus L.);
  • Giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes);
  • Panace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum);
  • Peste d’acqua di Nuttal (Elodea nuttallii);
  • Porracchia a grandi fiori (Ludwigia grandiflora);
  • Pueraria (Pueraria lobata);
  • Rabarbaro gigante (Gunnera tinctoria);
  • Topinambur (Helianthus tuberosus L.).

Questo, invece, è il link alla normativa comunitaria di riferimento, da dove è possibile consultare tutte le liste approvate con maggiore precisione. Sono comunque previste delle deroghe al divieto, principalmente per motivi di studio, ricerca e cure mediche, che necessitano comunque della preventiva autorizzazione del ministero dell’Ambiente. L’autorizzazione può essere talvolta concessa per la coltivazione in confinamento, che deve seguire specifiche misure di contenimento per evitare danni alla flora locale.

Cosa rischia chi ha queste piante in giardino

Chi coltiva le piante appartenenti alle specie vietate nel proprio giardino o in generale le immette nell’ambiente rischia l’arresto fino a 3 anni o l’ammenda da 10.000 a 150.000 euro. Può seguire la confisca o la distruzione degli esemplari, senza alcun diritto all’indennizzo.

Alla stessa pena soggiace anche chiunque venda le piante vietate o le immetta nel mercato. È prevista un’attenuante, con la riduzione della pena di un terzo, nel caso in cui il fatto sia commesso per colpa. Bisognerà tuttavia poter dimostrare questa circostanza, per esempio nel caso in cui sia stato il venditore a ingannare chi ha comprato la pianta o i semi.

Bisogna comunque considerare che è dovere di tutti conoscere la legge, perciò la colpa non può vertere sulla mancata conoscenza della stessa, bensì per aver commesso il fatto senza intenzione di violarla. Si tratta in ogni caso di specie vietate, perciò sicuramente difficili da reperire e vendute a caro prezzo.

Tendenzialmente, dovrebbe essere possibile accorgersi che l’acquisto di piante o semi non avviene nel modo tradizionale, anche per chi non è un esperto in botanica e non riconosce la nomenclatura.

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