Riscaldamenti, ecco quando potremo accendere i termosifoni: il calendario e la mappa dei razionamenti

Giacomo Andreoli

08/09/2022

09/09/2022 - 16:00

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Il piano del ministro Cingolani per risparmiare gas in Italia prevede una stretta ai riscaldamenti a partire da ottobre: ecco quando potremo accendere i termosifoni in casa area per area.

Riscaldamenti, ecco quando potremo accendere i termosifoni: il calendario e la mappa dei razionamenti

Con il nuovo piano di risparmi di gas e luce varato dal ministero della Transizione ecologica è entrata in vigore una stretta all’uso dei termosifoni per i prossimi mesi. Oltre a un temperatura massima di 19 gradi in casa (con due gradi in più o in meno di tolleranza), si potrà tenere acceso l’impianto per un’ora in meno al giorno e complessivamente per quindici giorni in meno.

Il Regolamento serve per “realizzare da subito risparmi utili a livello europeo a prepararsi a eventuali interruzioni delle forniture di gas dalla Russia”. L’obiettivo è ambizioso: risparmiare fino a 5,3 miliardi di metri cubi di gas, per non farsi trovare impreparati ad eventuali nuovi shock sulle forniture di metano dalla Russia e ai conseguenti obblighi di risparmio energetico dall’Ue (per ora siamo solo al Piano volontario).

Riscaldamenti ridotti: quanto si risparmia?

Di questi 2,1 massimizzando la produzione di energia elettrica da combustibili diversi dal metano e 3,2 connessi al contenimento del riscaldamento. Secondo Enea, però, la stretta governativa sui riscaldamenti vale un risparmio di 178,63 euro sulla bolletta annuale. Se a questo si aggiungono i comportamenti di riduzione dei consumi suggeriti dal piano predisposto dal ministero della Transizione Ecologica si aggiungono altri 428.75 euro: in totale un risparmio possibile, in grado di compensare e in alcuni casi di annullare i rincari in bolletta, che vale 607,58 euro.

Termosifoni, quando si accendono quest’anno?

Quest’anno si posticiperà la data di inizio dei riscaldamenti di 8 giorni e si anticiperà quella di fine di 7. Orientativamente, quindi, a seconda delle aree: tra la metà di ottobre e l’inizio di dicembre in ingresso e tra la metà di marzo e l’inizio di aprile in uscita. Le regole per il funzionamento degli impianti di riscaldamento scatteranno entro la fine del mese, con un apposito decreto del ministro della Transizione ecologica, che modificherà la regolamentazione vigente su temperatura e orario di accensione invernale.

Riscaldamenti ridotti, Italia divisa in sei zone

L’impatto delle misure, come detto, non sarà lo stesso in tutto il Paese, ma cambierà in base a sei zone climatiche in cui è stato diviso il territorio italiano. A stabilire la divisione è un vecchio decreto del presidente della Repubblica del 1993, che istituisce zone dalla A alla F in base al clima medio registrato, non considerando la latitudine.

Per inserire un territorio in una singola zona si usa un coefficiente di calcolo gradi-giorno, misurando la differenza di temperatura media tra ambienti esterni ed interni. Secondo il piano Cingolani i giorni di accensione dei termosifoni, nelle varie Aree del Paese, saranno i seguenti: Zona A (5 ore giornaliere dall’8 dicembre al 7 marzo), Zona B (7 ore giornaliere dall’8 dicembre al 23 marzo), Zona C (9 ore giornaliere dal 22 novembre al 23 marzo), Zona D (11 ore giornaliere dall’8 novembre al 7 aprile), Zona E (13 ore giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile), Zona F (nessuna limitazione). Vediamo ogni zona a quali regioni e città corrisponde.

Accensione dei termosifoni, la mappa dei territori

A non essere coinvolti dalle restrizioni, quindi, sono i territori della zona F (comuni con gradi-giorno superiori a 3000). Sono tutti quelli lungo l’arco alpino (come Bolzano, Aosta, Belluno, Sondrio, ma anche alcuni municipi in provincia di Bergamo, Brescia e Varese) e alcuni dell’Appennino (come l’area del reatino). All’opposto nella zona A (comuni con gradi-giorno inferiori a 600), varranno le restrizioni maggiori. Si tratta di: Lampedusa e Linosa e altre aree della Sicilia come Porto Empedocle.

La zona B (coefficiente tra 600 e 900) coinvolge Sicilia e Calabria, con le province di Agrigento, Catania, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani. La C, invece, che ha il coefficiente tra 901 e 1400, riguarda Sardegna e aree del Centro-Sud: ci sono i centri della fascia adriatica del Nord, ma anche le province di Cagliari, Cosenza, Napoli, Bari, Salerno, Oristano e Taranto.

Quanto alla zona D (coefficiente tra 1401 e 2100), ad essere coinvolta è la maggior parte del Centro Italia, con alcune eccezioni a Nord e Sud. Ci sono, tra le altre, le province di Roma, Firenze, Pisa, Livorno, Siena, ma anche Genova, Vibo Valentia, Avellino e Caltanissetta.

Ma è la zona E (coefficiente tra 2101 e 3000) che coinvolge in assoluto più territori (sostanzialmente tutto il Nord e gran parte del Centro appenninico). Qui troviamo: Milano, Torino, Bologna, L’Aquila, Venezia, Trieste, Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Perugia, Potenza, Arezzo, Bolzano, Alessandria, Padova e Udine.

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