Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore un’importante novità in ambito successione e donazioni: con il venire meno del coacervo erditario c’è la possibilità di pagare meno imposte.
Dal 1° gennaio 2026 importanti modifiche hanno cambiato successioni e donazioni. La riforma della successione entrata in vigore lo scorso anno ha razionalizzato la materia prevedendo anche una riduzione delle imposte da versare, oltre a una semplificazione che ha ridotto gli iter burocratici.
A cambiare le successioni e le donazioni è il decreto legislativo 139/2024: entrato in vigore il 1° gennaio 2025, esso ha introdotto semplificazioni, certezza del diritto e razionalizzazioni.
Le modifiche apportate alla disciplina hanno investito anche l’imposta di successione e donazione, ma ci sono state novità che hanno riguardato anche l’imposta di registro, le tasse ipotecarie e catastali e altri tributi speciali. Una delle novità più rilevanti del decreto, però, è entrata in vigore a partire dal primo giorno di quest’anno.
Novità successioni e donazioni 2026
A partire dal 1° gennaio 2026 non si sommano più successioni e donazioni. La riforma elimina il coacervo, la regola secondo la quale le donazioni ricevute in vita si sommano all’eredità per la determinazione dell’imposta di successione.
Oggi, se un erede ha ricevuto una donazione dal genitore in vita, al momento dell’apertura della successione quella donazione deve essere conteggiata e sommata a quanto erediterà per determinare l’imposta di successione. Dal 1° gennaio, invece, la logica cambia e le donazioni saranno considerate separatamente rispetto alle successioni sia nel calcolo dell’imposta, sia nella determinazione del superamento dell’eventuale franchigia.
Questo significa che la franchigia prevista può essere praticamente duplicata: per i figli il limite da non superare per l’esenzione dal versamento dell’imposta diventa di un milione ricevuto come donazione e un milione ricevuto per successione.
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Cosa cambia da quest’anno?
Non cambiano le franchigie e le aliquote di imposta previste nella loro entità, ma soltanto nell’applicazione. Come abbiamo spiegato nel paragrafo precedente, venendo meno il coacervo ereditario, consente di beneficiare della franchigia pienamente per entrambe le fattispecie. Ma le novità non finiscono qui.
Il calcolo dell’imposta da pagare si effettua in autonomia e non si deve più attendere l’Agenzia delle Entrate per la determinazione. La documentazione autodichiarata deve essere conservata per 24 mesi: questo è il periodo entro il quale l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli.
Vengono abolite, inoltre, anche le tasse sulle liberalità d’uso. Ne sono un esempio le donazioni di denaro per regali (Natale o compleanno, matrimonio, ecc.) mentre le donazioni per riconoscenza vanno sempre tassate se non sono di modico valore.
Sono previste tassazioni ridotte anche per i passaggi aziendali tra coniugi o tra genitori e figli. Chi riceve una donazione di un’azienda o di una quota di essa non è tenuto al versamento delle imposte a condizione che mantenga l’attività per almeno cinque anni.
L’imposta di successione ordinaria si dovrà applicare anche ai trust: si dovrà versare se il bene si trova in Italia e il disponente è all’estero, e viceversa.
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