Revoca della patente: motivazioni, conseguenze e ricorso

La revoca della patente di guida può scattare per motivazioni disciplinari o per la perdita dei requisiti psico-fisici necessari per guidare; ecco quali sono le conseguenze, a seconda dei casi, e come fare per tornare a guidare.

Revoca della patente: motivazioni, conseguenze e ricorso

Quando si parla di revoca della patente si intende la cancellazione del documento di guida; questo può avvenire quando durante la guida il titolare della patente si renda colpevole di un’infrazione del Codice della Strada molto grave, oppure in casi di recidiva.

Tuttavia la revoca della patente non è solamente legata ad una violazione del Codice della Strada; il documento di guida, infatti, può essere revocato anche nel caso in cui il titolare perda i requisiti psico-fisici, anche se momentaneamente.

La revoca della patente è permanente, tuttavia, il titolare può fare ricorso contro il provvedimento che ha portato alla cancellazione della stessa; in altri casi, invece, per tornare a guidare il titolare deve prendere nuovamente la patente, sostenendo le prove previste.

Vediamo quindi quali sono le conseguenze della revoca della patente a seconda della motivazione che ha portato le autorità a prendere questa severa decisione, e come fare per tornare a guidare in caso di annullamento in via permanente.

Revoca della patente per la perdita dei requisiti psico-fisici

Come è noto per guidare senza mettere a rischio la propria e l’altrui incolumità bisogna soddisfare determinati requisiti psico-fisici. Per questo motivo nel caso in cui il titolare non soddisfi più uno di questi requisiti.

A tal proposito è bene ricordare che per il conseguimento - ma anche per la revisione o la conferma di validità - della patente di guida il richiedente - in seguito all’accertamento sanitario - non risulti affetto da una malattia fisica o psichica, deficienza organica o minorazione psichica, anatomica o funzionale, tale da impedire la conduzione in sicurezza dei veicoli per i quali si richiede il documento di guida.

Ad esempio, la patente non può essere rilasciata da chi è affetto da patologie cardiovascolari, dal diabete mellito o da malattie endocrine. Lo stesso vale per chi è affetto da malattie del sistema nervoso - quali ad esempio la sclerosi multipla e l’epilessia - e psichiche.

Per quanto riguarda la vista è richiesta un’acutezza visiva non inferiore ai 10/10 complessivi, con meno di 2/10 per l’occhio che vede di meno, anche raggiungibile con correzione di lenti, con differenza tra due lenti non superiore a 3 diottrie. Per l’udito, invece, è necessario percepire da ciascun orecchio la voce di conversazione a non meno di 2 metri di distanza, anche se grazie all’utilizzo di protesi.

Quindi, quanto il titolare non soddisfa più suddetti requisiti si procede con la revoca della patente. Nel caso in cui la perdita sia permanente allora anche la revoca sarà un atto definitivo. Se invece il titolare dovesse riacquistare i requisiti può nuovamente richiedere la patente facendo ricorso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; in tal caso non sarà considerato come neopatentato.

Revoca della patente per motivazioni disciplinari

Il secondo motivo che può portare alla revoca della patente è quello in cui il titolare del documento si rende colpevole di una grave violazione del Codice della Strada.

Nel dettaglio, sono motivi che giustificano la revoca della patente:

  • guidare con la patente sospesa;
  • guidare contromano in autostrada o in strade extraurbane;
  • guidare in stato di ebbrezza un autobus, un autocarro o un altro veicolo di massa complessiva superiore alle 3,5 tonnellate.

Tuttavia la revoca della patente è prevista anche in caso di recidiva, ossia qualora il titolare del documento di guida commetta più volte la stessa infrazione. È il caso, ad esempio:

  • recidività - in un biennio - del superamento del limite di velocità di oltre 60 km/h. In tal caso colui che perde la patente può ottenerne un’altra, ma deve attendere almeno 2 anni dalla revoca;
  • recidività per la guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico pari o superiore ai 1,5 g/l o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

In quest’ultimo caso dalla revoca della patente al conseguimento di un nuovo documento di guida devono passare 3 anni dalla sentenza definitiva di condanna.

In entrambi i casi, comunque, il conducente dovrà rispettare i criteri di propedeuticità previsti (quindi non potrà prendere la patente C se prima non ha conseguito la B) e sarà considerato a tutti gli effetti come neopatentato.

L’ultimo motivo disciplinare che può far scattare la revoca della patente è quello della pericolosità sociale. La patente, infatti, può essere cancellata a quei soggetti ritenuti socialmente pericolosi, quali ad esempio i delinquenti abituali, le persone sottoposte a misure di sicurezza personali o anche quelle condannate a pena detentiva non inferiore ai 3 anni, ma solamente nel caso in cui si ritenga che l’utilizzo della patente gli possa facilitare la commissione di reati della stessa natura.

Ricorso per riavere la patente

Qualora il titolare della patente contesti la motivazione che ha portato alla revoca della stessa può presentare ricorso al fine di riottenere il documento di guida.

Nel dettaglio, il ricorso va presentato al Ministero dell’Interno, il quale valuterà la richiesta di concerto con il Ministero dei Trasporti; in tal caso, il termine per il ricorso è di 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Inoltre si può fare anche ricorso al T.A.R. della propria Regione di riferimento; in questo caso il termine è di 60 giorni.

Qualora il ricorso venisse accolto il provvedimento che ha disposto la revoca della patente sarà annullato, quindi l’interessato tornerà in possesso del documento; se invece il ricorso non verrà accolto, per ottenere di nuovo la patente bisognerà fare nuovamente l’esame di guida, rispettando però le tempistiche suddette a seconda della motivazione che ha dato luogo alla revoca.

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