Rete 6G, quando arriva? Ecco come funzionerà (e quanto costerà)

Pasquale Conte

8 Settembre 2026 - 15:43

Il lancio della rete 6G è sempre più vicino. Ecco tutto quello che devi sapere tra data di lancio, nuove frequenze, satelliti, strategie UE e coti.

Rete 6G, quando arriva? Ecco come funzionerà (e quanto costerà)

L’arrivo del 6G è più vicino di quanto immagini. Nel 2026 questo nuovo standard è entrato nella sua fase decisiva, con il 3GPP che ha fissato un calendario ufficiale di sviluppo e l’Unione Europea che ha varato una riforma studiata per non ripetere i ritardi accumulati ai tempi del 5G.

Questa sesta generazione di reti mobili non punta esclusivamente su una velocità di connessione maggiore. L’obiettivo è quello di unire connettività, intelligenza artificiale, calcolo distribuito e satelliti all’interno di un’unica infrastruttura capace di percepire ciò che accade nello spazio che copre.

In questa guida vediamo insieme quando arriverà il 6G, tutte le novità rispetto al 5G, che cosa ha deciso l’Europa e quanto costerà sia per chi si occuperà delle infrastrutture sia per chi le userà dallo smartphone.

Quando arriva il 6G

La roadmap per il lancio del 6G inizia a prendere forma. Al momento la data di riferimento sembra essere il 2030, ma dietro questo traguardo finale c’è un percorso sempre più definito. Lo scorso giugno il 3GPP, ossia l’ente che scrive gli standard delle reti mobili, ha approvato a Singapore il calendario della Release 21, la prima dedicata al 6G.

Si parte col congelamento dei requisiti di servizio a marzo 2027, per poi passare all’architettura entro giugno 2028, mentre per le specifiche complete si attende l’inizio del 2029. È proprio tenendo conto di questa base che si pensa che i primi lanci commerciali non arriveranno prima del 2030.

C’è poi un altro nodo tecnico che rimane aperto: il 6G sarà un’evoluzione diretta del 5G o avrà un’interfaccia radio del tutto nuova? La decisione ancora non è stata presa, se ne saprà di più col meeting di Madrid in programma a settembre 2026.

Dal punto di vista globale, la Corea del Sud punta ad essere un punto di riferimento per la nuova connessione. Grazie al piano governativo K-Network 2030, infatti, si vuole creare una rete 6G operativa già nel 2028, ben due anni prima rispetto alla tabella di marcia internazionale.

La Cina ha invece confermato la commercializzazione nel 2030. Entro il 2029 saranno già attivi nel mondo circa 4,6 milioni di collegamenti 6G, con i primi lanci commerciali previsti in 9 Paesi tra cui Cina, Stati Uniti, Canada e Giappone.

Quali sono le novità rispetto al 5G

Come anticipato, il 6G non deve essere considerato un semplice 5G più veloce. Ecco alcune delle principali funzionalità in arrivo:

  • Velocità e frequenze: ci si aspetta una velocità fino a 1 terabit al secondo, circa 3.000 volte la media attuale del 5G, grazie a nuove porzioni di spettro tra 7 e 24 GHz. In prospettiva, si punta a frequenze sub-terahertz oltre i 100 GHz;
  • ISAC: le antenne non trasmetteranno solo dati, ma riceveranno anche ciò che arriva dall’ambiente circostante, trasformando così la rete in un sensore diffuso. Un team del KASTEL Institute ha dimostrato che i segnali Wi-Fi tradizionali permettono di riconoscere e localizzare le persone in una stanza con una precisione quasi totale, senza telecamere;
  • Reti non terrestri: sono in programma satelliti in orbita bassa, droni e piattaforme che entreranno a far parte dell’architettura di base per garantire copertura in aree remote;
  • Intelligenza artificiale: l’AI sarà parte strutturale della rete, con configurazione e ottimizzazione automatiche;
  • Copertura interna: le onde ad alta frequenza faticano ad attraversare mura spesse e mobili. La soluzione? L’Università della California ha brevettato piastrelle 3D chiamate FlowForm che riflettono il segnale, aggirano gli ostacoli e raddoppiano la velocità di rete.

Qual è la posizione dell’Unione Europea

L’Unione Europea si sta muovendo con largo anticipo, per evitare il ritardo accumulato con il 5G. Lo scorso 21 gennaio 2026, la Commissione UE ha presentato il Digital Networks Act (DNA), che va a sostituire il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche e che introduce roadmap più trasparenti per l’assegnazione dello spettro. Oltre a regole contro l’accaparramento delle frequenze, così da autorizzare le bande 6G in tempi più rapidi e uniformi per tutti gli Stati membri.

Resta il nodo economico. Secondo Connect Europe, negli ultimi 5 anni gli operatori UE hanno pagato oltre 8 miliardi di euro l’anno solo in licenze di spettro, con un ricavo medio generato che è ben al di sotto di altri colossi come USA, Corea del Sud e Giappone.

In parallelo, l’Unione Europea sta finanziando la componente satellitare della connettività futura con il programma IRIS. In totale, si prevedono circa 10,6 miliardi di euro di investimento tra fondi UE, Agenzia spaziale europea e capitali privati.

Quanto costerà il 6G agli operatori

Dare vita all’infrastruttura dedicata al 6G e metterla a disposizione del pubblico sarà più costoso rispetto al 5G, per tutta la catena che comprende antenne, chip, software, sicurezza e data center periferici. Le stime variano molto a seconda dell’orizzonte temporale.

La spesa globale in reti radio 5G potrebbe arrivare a toccare un picco di circa 92 miliardi di dollari nel biennio 2026-2027, prima di lasciare spazio al 6G. Secondo Dell’Oro Group, il nuovo standard di connettività potrebbe assorbire oltre la metà della spesa totale in reti radio tra il 2029 e il 2034.

Altre stime parlano invece di un investimento infrastrutturale globale fino a 340 miliardi di dollari, entro il 2040. Bisogna poi aggiungere che c’è un costo geopolitico. La progressiva rimozione dei fornitori cinesi dalle reti europee potrebbe costare fino a 40 miliardi di euro, secondo GSMA Intelligence.

Per gli operatori italiani ed europei, che già sono impegnati in fibra e connessioni 5G, il rischio è di finanziare una nuova rete senza un aumento dei ricavi, a meno che non decidano di reinventarsi come fornitori di altri servizi digitali dedicati alla sicurezza e ai dati industriali.

Quanto costerà il 6G ai clienti finali

Per chi userà il 6G tramite smartphone, l’impatto sarà quasi certamente più contenuto, un po’ come già avvenuto per il passaggio dal 4G al 5G. I primi dispositivi compatibili arriveranno a un prezzo superiore e di fascia alta, per poi scendere man mano che i chip diventeranno standard nella produzione di massa.

Per ciò che riguarda le tariffe mobili, difficilmente si registreranno aumenti immediati. Il mercato italiano oggi offre piani 5G sotto i 10 euro al mese e, con ogni probabilità, il 6G verrà offerto come opzione premium dentro i piani esistenti.

Non sono però da escludere rincari e rimodulazioni delle offerte da parte dei vari provider, per poter rientrare degli investimenti infrastrutturali volti a migliorare i propri servizi e a offrire una connessione stabile e veloce.

Quali sono le criticità del 6G

Chiudiamo menzionando alcune delle criticità già emerse riguardanti le reti 6G. La capacità di poter vedere attraverso le onde radio è finita ovviamente già al centro del dibattito. L’ISAC permette di rilevare presenza, movimento e parametri vitali delle persone senza un dispositivo connesso, il che solleva interrogativi sulla sorveglianza e sulla protezione dei dati.

La soluzione forse c’è già. È infatti in fase di studio un livello di protezione della privacy integrato di serie nei futuri dispositivi di rete, nell’ambito dello standard IEEE 802.11bf.

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