Recordati sotto indagine: ipotizzato imponibile evaso per 400 milioni

Francesca Caiazzo

15 Novembre 2018 - 10:35

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Il gruppo farmaceutico avrebbe raggirato il fisco italiano tra il 2009 e il 2015. La Procura di Milano ipotizza ’esterovestizione’.

Scivola in Borsa, Recordati, dopo la notizia di un’indagine avviata dalla Procura di Milano su una presunta evasione fiscale di circa 400 milioni di euro.

I fatti contestati risalirebbero agli anni tra il 2009 e il 2015, periodo in cui il gruppo farmaceutico avrebbe raggirato il fisco attraverso l’omesso versamento.

Al momento della scrittura, il titolo a Piazza Affari sta subendo una leggera variazione negativa dello 0,28%, scambiato a 28,84%, dopo aver aperto la seduta in rialzo. Negli ultimi 12 mesi, le azioni Recordati hanno lasciato sul terreno il 26%.

Imponibile evaso per 400 milioni di euro

A mettere sotto la lente di ingrandimento l’attività di Recordati è la Guardia di Finanza, nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla Procura di Milano. Il fascicolo d’indagine è in mano al sostituto procuratore Isidora Palma che ipotizza a carico della società l’omesso versamento.

Secondo fonti giudiziarie, Recordati avrebbe evaso il fisco per circa 400 milioni di euro nel periodo che va dal 2009 al 2015.

La società, con oltre 90 anni di attività nel settore farmaceutico, per il momento non ha voluto commentare le indiscrezioni sull’indagine a suo carico, ma la notizia non dovrebbe essere arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Si ricorda, infatti, che nella relazione di bilancio per l’anno 2017 dimostrava di esserne a conoscenza visto che nel documento si faceva cenno all’attività delle fiamme gialle sui propri conti.

L’ipotesi di ‘esterovestizione’

In particolare, l’accusa sostiene che l’azienda avrebbe fatto ricorso alla ‘esterovestizione’, ovvero alla fittizia localizzazione all’estero per godere di un regime fiscale più vantaggioso.

Nel periodo oggetto di indagine, dunque, la casa madre italiana del gruppo farmaceutico avrebbe attribuito ricavi a due delle sue strutture estere, l’irlandese Recordati Ireland Limited e la holding lussemburghese Recordati SA Chemical and Pharmaceutical Company.

Quel miliardo e mezzo di euro circa incassato per la commercializzazione dei propri prodotti, sostiene la procura, andava invece attribuito alla capogruppo italiana, che avrebbe dovuto dunque versare al fisco italiano il dovuto.

I primi 9 mesi di Recordati

Secondo quanto riferiscono fonti vicine al caso, Recordati starebbe già al lavoro per risolvere la situazione, collaborando con l’Agenzia delle Entrate per l’esatta quantificare dell’ammontare dovuto.

Circa due settimane fa, il gruppo fondato nel 1926 a Correggio e trasferitosi poi a Milano nel 1953, ha pubblicato i risultati dei primi nove mesi del 2018.
I dati sono piuttosto lusinghieri con un utile netto pari a 238 milioni, in crescita dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e salito dell’1,2% nel solo terzo trimestre.

In aumento anche i ricavi che segnano +5,1% e si attestano a 1,01 miliardi di euro. Cresciuti anche l’Ebitda che sale dellì11,1% a 380,1 milioni e l’utile operativo che si porta a 337 milioni segnando +9,6%.

Le stime per l’intero anno, però, sono state riviste al ribasso, come aveva annunciato l’ad di Recordati, Andrea Recordati:

“Considerando la forte svalutazione della lira turca, che stimiamo abbia da sola un impatto di circa 30 milioni per l’intero anno, prevediamo per il 2018 di realizzare ricavi compresi tra 1,34 e 1,35 miliardi”

rispetto alle precedenti previsioni che indicavano una cifra compresa tra compresi tra 1,35 e 1,37 miliardi.

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