La cifra, equivalente a quasi 15 milioni di euro, colloca il sovrano tra i maggiori contribuenti del Regno Unito e rappresenta un passo senza precedenti verso una maggiore trasparenza finanziaria della monarchia britannica. La rivelazione è stata resa nota nel rapporto finanziario annuale della Casa Reale e arriva in un momento di crescente attenzione nei confronti della ricchezza dei Windsor, dei finanziamenti pubblici alla monarchia e della sua accountability.
Dall’ultimo rapporto emerge inoltre che il principe William, erede al trono, ha pagato 7,76 milioni di sterline di tasse nello stesso periodo.
Perché il re paga le tasse?
A differenza dei normali cittadini britannici, il monarca non è legalmente obbligato a versare l’imposta sul reddito o quella sulle plusvalenze. Si tratta di una situazione che deriva dalle convenzioni costituzionali che disciplinano la Corona e le sue finanze.
Dal 1993, però, a seguito delle riforme introdotte dalla regina Elisabetta II, il sovrano versa volontariamente le imposte sui propri redditi privati. Il sistema fu concepito per rafforzare la fiducia dell’opinione pubblica nella monarchia e dimostrare che la famiglia reale contribuisce al fisco come qualsiasi altro contribuente.
Sebbene anche i precedenti monarchi abbiano scelto di pagare volontariamente le tasse, nessuno aveva mai reso pubblica la cifra versata. Buckingham Palace ha spiegato che la decisione di Carlo III di divulgare l’importo pagato mira a migliorare la comprensione delle finanze reali e ad aumentare la trasparenza dell’istituzione monarchica.
Da quando Carlo è salito al trono nel settembre 2022, lui e il principe William hanno versato complessivamente oltre 50 milioni di sterline al fisco britannico.
Da dove provengono i redditi di Re Carlo?
Il reddito imponibile del sovrano non deriva dal Sovereign Grant, il meccanismo di finanziamento pubblico che sostiene le attività ufficiali della monarchia.
La sua principale fonte di reddito è invece il Ducato di Lancaster, un patrimonio privato composto da terreni agricoli, immobili commerciali e investimenti finanziari. Nell’ultimo anno fiscale il Ducato ha generato circa 25,2 milioni di sterline.
Il re percepisce inoltre redditi provenienti dalle sue proprietà private, tra cui il castello di Balmoral in Scozia e la tenuta di Sandringham nell’Inghilterra orientale, oltre ai rendimenti dei propri investimenti e risparmi personali.
Buckingham Palace non ha però reso nota l’entità complessiva del patrimonio personale del sovrano né ha fornito una ripartizione dettagliata del suo reddito imponibile e delle relative detrazioni fiscali. Di conseguenza, anche se la divulgazione rappresentiaun importante passo avanti sul piano della trasparenza, diversi aspetti delle finanze reali restano ancora sconosciuti.
Una maggiore trasparenza sotto la pressione dell’opinione pubblica
La pubblicazione del conto fiscale del re arriva in un momento particolarmente delicato per la monarchia britannica.
Negli ultimi mesi si è infatti riacceso il dibattito sul costo della monarchia, comprese le spese per il mantenimento delle residenze reali e la gestione dei patrimoni privati della Corona.
Questo soprattutto alla luce dello scandalo che ha coinvolto il principe Andrea, ora Andrew Mountbatten-Windsor, che vive in una residenza reale senza pagare un affitto di rilievo. E questo nonostante gli sia stato revocato lo status di membro della famiglia reale e sia, di fatto, un normale cittadino britannico.
Con la divulgazione volontaria di questi dati, Buckingham Palace sembra voler rispondere alle richieste di maggiore apertura prima che le pressioni politiche per una più ampia trasparenza finanziaria si intensifichino ulteriormente.
La decisione è significativa anche perché coinvolge il principe William, che in precedenza non aveva mai reso noti i dettagli delle proprie imposte dopo aver ereditato il Ducato di Cornovaglia in seguito all’ascesa al trono del padre.
Secondo i funzionari di Palazzo, sia Carlo III sia il principe William pagano le imposte applicando l’aliquota massima prevista per i rispettivi redditi imponibili.
Il dibattito sui costi della monarchia
L’annuncio sul pagamento delle tasse arriva inoltre in un momento in cui anche il finanziamento pubblico della monarchia è oggetto di discussione.
In base a una nuova formula di calcolo, il Sovereign Grant, il fondo utilizzato per finanziare la Casa Reale, la manutenzione dei palazzi e le attività istituzionali del sovrano, dovrebbe salire a quasi 100 milioni di sterline all’anno a partire dal 2027-28.
I critici sostengono che un simile aumento sia difficile da giustificare in una fase caratterizzata da pressioni economiche e conti pubblici sotto stress. I sostenitori della monarchia, al contrario, ritengono che la Corona generi significative entrate turistiche e produca benefici diplomatici e costituzionali che superano i costi sostenuti.
I 12,9 milioni di sterline versati da Re Carlo assumono quindi un significato che va oltre il dato economico. La decisione rappresenta il tentativo di una delle più antiche istituzioni britanniche di presentarsi come più trasparente e responsabile dal punto di vista finanziario in un’epoca caratterizzata da una crescente attenzione nei confronti della ricchezza ereditaria, della spesa pubblica e dell’accountability delle istituzioni.
Resta da vedere se questa apertura sarà sufficiente a placare le critiche. Di certo, rendendo pubblico il proprio conto fiscale, Re Carlo ha stabilito un nuovo precedente nella storia finanziaria della monarchia britannica.
Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: King Charles Paid £12.9m in Tax Last Year – Why the British Monarch’s Disclosure Matters