Cos’è il quoziente familiare? Ecco come Salvini vuole detassare le famiglie

Il quoziente familiare è il prossimo obiettivo della Lega e di Matteo Salvini per la detassazione dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati. Vediamo cos’è e come funziona la prossima proposta per ridurre le tasse delle famiglie.

Cos'è il quoziente familiare? Ecco come Salvini vuole detassare le famiglie

Detassazione dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati: è il quoziente familiare il prossimo obiettivo della Lega dopo il via libera alla quota 100 e alla flat tax.

Ad annunciare che entro febbraio sarà presentata la proposta di legge per l’avvio della riforma fiscale delle famiglie è Matteo Salvini nella conferenza stampa tenutasi il 29 gennaio alla Camera per la presentazione della riforma delle pensioni.

L’introduzione del quoziente familiare è l’ultima novità in materia di riforma fiscale annunciata dal Vice Premier leghista, dopo l’avvio della flat tax per le partite IVA previsto dalla Legge di Bilancio 2019.

Ma cos’è il quoziente familiare e, soprattutto, come funziona la tassazione con tale metodologia, tra l’altro già adottata in alcuni Paesi d’Europa tra cui la Francia per incentivare la natalità?

Per capire come funziona è bene partire dalle differenze rispetto all’attuale sistema di tassazione Irpef che, come noto, è basato sul reddito del singolo contribuente. Il quoziente familiare, al contrario, prevede che i redditi del nucleo familiare siano sommati e poi divisi per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente.

Ad essere avvantaggiati dal quoziente familiare sarebbero le famiglie con più figli e, soprattutto, i più ricchi, anche per via della possibile abolizione delle detrazioni fiscali ad oggi esistenti che verrebbero sostituite da una deduzione forfettaria dal reddito.

Che cos’è il quoziente familiare? Ecco come funzionerebbe

Il quoziente familiare è un metodo di calcolo di tasse e imposte già adottato in Francia con discreto successo, che si cerca di introdurre in Italia dal 2009. L’obiettivo della Lega e del suo leader e Ministro degli Interni Matteo Salvini è quello di proporlo entro il mese di febbraio con una misura ad hoc che rientrerebbe nel più ampio progetto di avvio della flat tax.

Come funziona il quoziente familiare? Un’utile base di partenza è fornita da uno studio del Senato datato 2008 ma quantomai attuale anche oggi.

In pratica, le entrate della famiglia verrebbero sommate per poi essere divise in base al numero dei componenti del nucleo al fine di tassare il reddito che ogni componente ha a disposizione (reddito medio pro-capite), piuttosto che quello familiare unitario.

I passi da seguire per il calcolo sarebbero i seguenti:

  • sommare i redditi di tutti i componenti il nucleo familiare;
  • dividere la cifra ottenuta per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente;
  • applicare sul quoziente così ottenuto le relative aliquote;
  • moltiplicare l’ammontare del debito di imposta per il numero totale delle parti (sempre risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente).

In sostanza la tassazione diminuisce all’aumentare dei componenti del nucleo familiare e si crea un “equilibrio perfetto” (in teoria): si collega l’imposizione alla capacità contributiva effettiva del nucleo familiare.

L’elemento caratteristico del quoziente familiare è rappresentato dal criterio di determinazione del coefficiente attribuito ai singoli componenti del nucleo familiare. Vediamo sulla base del sistema francese alcuni esempi di calcolo.

Quoziente familiare: conviene? Ecco un esempio di calcolo

Il quoziente familiare, come abbiamo visto, prevede l’attribuzione di un coefficiente per ciascun componente della famiglia.

Non è chiaro quale sia il “piano Salvini” ma, ad esempio, potrebbe essere attribuito un valore pari a 1 per ciascuno dei due coniugi, e un valore inferiore per i figli o differenziato in base alla condizione personale di ciascuno di essi (ad esempio in base allo stato lavorativo).

Per capire come funziona la tassazione dei redditi in regime di cumulo è possibile prendere come esempio il regime di tassazione della Francia, Paese dell’UE in cui si applica per l’appunto il quoziente familiare.

In tal caso, il calcolo delle imposte dovute si effettua suddividendo il reddito imponibile in base al numero di persone che compongono il nucleo familiare (foyer fiscal).

Ad ogni persona è attribuita una quota determinata:

  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico: 1;
  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico, con invalidità: 1,5;
  • coppia sposata senza infanti a carico: 2;
  • celibe o divorziato con un infante a carico: 1,5;
  • coppia sposata o vedovo con un infante a carico: 2,5;
  • celibe o divorziato con due infanti a carico: 2;
  • coppia sposata o vedovo con due infanti a carico: 3;
  • celibe o divorziato con tre infanti a carico: 3;
  • coppia sposata o vedovo con tre infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con quattro infanti a carico: 4;
  • coppia sposata o vedovo con quattro infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con cinque infanti a carico: 5;
  • coppia sposata o vedovo con cinque infanti a carico: 6;
  • celibe o divorziato con sei infanti a carico: 6.

Al reddito familiare imponibile (determinato sommando quelli dei due coniugi nel caso di famiglia con due redditi) dovrà essere sottratta la deduzione forfettaria prevista che, in Francia, è pari al 10%.

Il reddito netto (base imponibile) dovrà quindi essere diviso in base alle quote che compongono la famiglia e per la determinazione dell’Irpef dovuta, sarà necessario applicare l’aliquota di tassazione prevista.

Proviamo a capire come funziona con un esempio pratico. Ipotizziamo il caso di una famiglia con due figli, con un reddito pari a 30.000 euro.

Dal reddito familiare lordo dovrà essere sottratto l’importo della deduzione forfettaria, pari al 10%: la base imponibile sarà quindi pari a 27.000 euro. Applicando il quoziente familiare (pari a 3 per i coniugi con due figli a carico), il reddito da assoggettare ad Irpef sarebbe pari a 9.000 euro e l’imposta dovuta pari a 2.070 euro.

Si sottolinea come il calcolo sopra effettuato non prenda in considerazione l’attuale sistema di detrazioni riconosciute, anche in considerazione del piano di revisione delle tax expenditures annunciato dal Governo. Al contrario, è applicata la deduzione forfettaria alla francese quale agevolazione sostitutiva di quelle ad oggi in vigore (spese mediche, lavoro dipendente, carichi di famiglia ecc..).

A chi conviene il quoziente familiare? Le criticità

L’introduzione del quoziente familiare, accanto alla flat tax, porterebbe con sé il rischio di avvantaggiare i ricchi e di svantaggiare le famiglie con redditi più bassi.

Questo perché è evidente come il peso fiscale complessivo risulti molto più basso con il sistema alla francese rispetto al meccanismo di tassazione individuale.

Alla critica di avvantaggiare i redditi alti si aggiunge l’incognita sulle detrazioni fiscali che consentono ai contribuenti di abbattere l’imposta dovuta e di risparmiare.

In considerazione di ciò, già quando nel 2014 era stato l’allora Premier Matteo Renzi a voler riformare il Fisco delle famiglie italiane guardando alla Francia, era stata avanzata l’ipotesi di introdurre due clausole di salvaguardia accanto al sistema del quoziente familiare:

  • le famiglie con un quoziente familiare svantaggioso (sotto i 25.000 euro) avrebbero potuto mantenere il sistema di detrazioni per i familiari a carico attualmente vigente;
  • le famiglie con redditi oltre i 55.000 euro sarebbero state escluse (almeno che non ci sia un elevato numero di figli).

La riforma Irpef allora non fu attuata per via dei problemi di coperture. Stessa sorte anche per la proposta di Salvini? Di flat tax e riforma fiscale se ne parlerà ancora a lungo...

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