Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos’è e come funziona

Far pagare meno tasse con il quoziente familiare, sistema di tassazione francese che potrebbe esser introdotto anche in Italia con la riforma fiscale: cos’è, come funziona e quali i vantaggi del piano di revisione dell’Irpef.

Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos'è e come funziona

Far pagare meno tasse introducendo in Italia il quoziente familiare: la riforma fiscale 2020 si guarda intorno, ed il modello francese è uno dei possibili scenari per l’Irpef del futuro.

Non è la prima volta che se ne parla e già durante il primo Governo Conte, formato da Lega e M5S, il quoziente familiare era stato portato come esempio di tassazione in grado di risolvere le “storture” dell’Irpef.

L’avvio del tavolo sulla riforma fiscale del Conte bis fa tornare alla ribalta il modello francese di tassazione. Cos’è, come funziona e quali vantaggi produce il quoziente familiare?

Uno dei motivi per cui si profila l’ipotesi di riforma dell’Irpef con tale metodologia di tassazione è l’obiettivo alla base del sistema francese, che avvantaggia le famiglie con figli e diventa quindi un incentivo alla natalità.

Per capire come funziona è bene partire dalle differenze rispetto all’attuale sistema di tassazione Irpef che, come noto, è basato sul reddito del singolo contribuente.

Il quoziente familiare, al contrario, prevede che i redditi del nucleo familiare siano sommati e poi divisi per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente.

Ad essere avvantaggiati dal quoziente familiare sarebbero le famiglie con più figli, alle quali il Governo punta a far pagare meno tasse.

Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos’è e come funziona

Il quoziente familiare è un metodo di calcolo di tasse e imposte già adottato in Francia con discreto successo, che si cerca di introdurre in Italia dal 2009.

Tra i vari modelli allo studio del MEF, in vista della riforma fiscale 2020, vi è questa metodologia di tassazione, ed è per questo che è bene capire come funziona.

Un’utile base di partenza per comprendere il sistema alla base del quoziente familiare è fornita da uno studio del Senato datato 2008 ma quantomai attuale anche oggi.

Per una tassazione più equa e calibrata in base alla composizione del nucleo di riferimento, le entrate della famiglia verrebbero sommate per poi essere divise in base al numero dei componenti della stessa.

Al reddito del nucleo familiare si applica una deduzione del 10% e si sottraggono poi 10.064 euro, soglia di no tax area. La somma che ne deriva (reddito netto) viene divisa in base al valore del quoziente attribuito, e al risultato ottenuto si applicano le aliquote previste.

Con il quoziente familiare verrebbe quindi tassato il reddito che ogni componente ha a disposizione (reddito medio pro-capite), piuttosto che quello familiare unitario.

I passi da seguire per il calcolo sarebbero i seguenti:

  • sommare i redditi di tutti i componenti il nucleo familiare;
  • dividere la cifra ottenuta per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente;
  • applicare sul quoziente così ottenuto le relative aliquote;
  • moltiplicare l’ammontare del debito di imposta per il numero totale delle parti (sempre risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente).

In sostanza la tassazione diminuisce all’aumentare dei componenti del nucleo familiare e si crea un “equilibrio perfetto” (in teoria): si collega l’imposizione alla capacità contributiva effettiva del nucleo familiare.

L’elemento caratteristico del quoziente familiare è rappresentato dal criterio di determinazione del coefficiente attribuito ai singoli componenti del nucleo familiare. Vediamo sulla base del sistema francese alcuni esempi di calcolo.

Quoziente familiare: conviene e fa pagare meno tasse? Ecco un esempio di calcolo

Il quoziente familiare, come abbiamo visto, prevede l’attribuzione di un coefficiente per ciascun componente della famiglia.

Non è chiaro quale sia il modello attualmente allo studio del Governo in vista della riforma fiscale.

Per capire come funziona la tassazione dei redditi in regime di cumulo è possibile prendere come esempio il regime di tassazione della Francia, Paese dell’UE in cui si applica per l’appunto il quoziente familiare.

In tal caso, il calcolo delle imposte dovute si effettua suddividendo il reddito imponibile in base al numero di persone che compongono il nucleo familiare (foyer fiscal).

Ad ogni persona è attribuita una quota determinata:

  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico: 1;
  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico, con invalidità: 1,5;
  • coppia sposata senza infanti a carico: 2;
  • celibe o divorziato con un infante a carico: 1,5;
  • coppia sposata o vedovo con un infante a carico: 2,5;
  • celibe o divorziato con due infanti a carico: 2;
  • coppia sposata o vedovo con due infanti a carico: 3;
  • celibe o divorziato con tre infanti a carico: 3;
  • coppia sposata o vedovo con tre infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con quattro infanti a carico: 4;
  • coppia sposata o vedovo con quattro infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con cinque infanti a carico: 5;
  • coppia sposata o vedovo con cinque infanti a carico: 6;
  • celibe o divorziato con sei infanti a carico: 6.

Al reddito familiare imponibile (determinato sommando quelli dei due coniugi nel caso di famiglia con due redditi) dovrà essere sottratta la deduzione forfettaria prevista che, in Francia, è pari al 10%.

Il reddito netto (base imponibile) dovrà quindi essere diviso in base alle quote che compongono la famiglia e per la determinazione dell’Irpef dovuta, sarà necessario applicare l’aliquota di tassazione prevista.

Proviamo a capire come funziona con un esempio pratico. Ipotizziamo il caso di una famiglia con due figli, con un reddito pari a 30.000 euro.

Dal reddito familiare lordo dovrà essere sottratto l’importo della deduzione forfettaria, pari al 10%: la base imponibile sarà quindi pari a 27.000 euro. Applicando il quoziente familiare (pari a 3 per i coniugi con due figli a carico), il reddito da assoggettare ad Irpef sarebbe pari a 9.000 euro e l’imposta dovuta pari a 2.070 euro.

Si sottolinea come il calcolo sopra effettuato non prenda in considerazione l’attuale sistema di detrazioni riconosciute, anche in considerazione del piano di revisione delle tax expenditures annunciato dal Governo. Al contrario, è applicata la deduzione forfettaria alla francese quale agevolazione sostitutiva di quelle ad oggi in vigore (spese mediche, lavoro dipendente, carichi di famiglia ecc..).

A chi conviene il quoziente familiare? Le criticità

L’introduzione del quoziente familiare porterebbe con sé il rischio di avvantaggiare i ricchi e di svantaggiare le famiglie con redditi più bassi.

Questo perché è evidente come il peso fiscale complessivo risulti molto più basso con il sistema alla francese rispetto al meccanismo di tassazione individuale.

Alla critica di avvantaggiare i redditi alti si aggiunge l’incognita sulle detrazioni fiscali che consentono ai contribuenti di abbattere l’imposta dovuta e di risparmiare.

In considerazione di ciò, già quando nel 2014 era stato l’allora Premier Matteo Renzi a voler riformare il Fisco delle famiglie italiane guardando alla Francia, era stata avanzata l’ipotesi di introdurre due clausole di salvaguardia accanto al sistema del quoziente familiare:

  • le famiglie con un quoziente familiare “svantaggioso” (sotto i 25.000 euro) avrebbero potuto mantenere il sistema di detrazioni per i familiari a carico attualmente vigente;
  • le famiglie con redditi oltre i 55.000 euro sarebbero state escluse (con un’eccezione per quelle con tanti figli).

La riforma Irpef allora non fu attuata per via dei problemi di coperture. Spetterà la stessa sorte anche al tentativo di riforma del Conte bis?

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