Con lo stop al passaggio nello Stretto di Hormuz, il cherosene per aerei in Europa inizia a scarseggiare. E le compagnie non escludono conseguenze sui voli.
La guerra in Iran rischia di mettere in crisi anche il trasporto aereo. Il problema nasce soprattutto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale ogni giorno transitavano centinaia di navi che trasportavano petrolio dai Paesi del Golfo verso l’Occidente. L’Iran, che controlla lo stretto, avrebbe deciso di bloccarlo come risposta agli attacchi subiti da Stati Uniti e Israele, nel tentativo di provocare una crisi energetica globale. Se la chiusura dovesse protrarsi per tutto il mese di aprile, le compagnie aeree potrebbero trovarsi in difficoltà, con possibili tagli ai voli e la messa a terra di numerosi aerei.
Il motivo è semplice: gli aerei per volare hanno bisogno di cherosene, un carburante derivato dalla distillazione del petrolio greggio. In altre parole, senza petrolio non possono decollare. Il problema è che tra il 25% e il 30% del carburante per aerei utilizzato in Europa proviene proprio dai Paesi del Golfo, cioè da quelle aree che stanno subendo gli effetti della chiusura dello stretto.
L’allarme è stato lanciato dall’amministratore delegato di Ryanair, la principale compagnia low cost europea. In un’intervista ha spiegato che, se la guerra dovesse terminare e lo stretto venisse riaperto entro metà o fine aprile, non ci sarebbero rischi per la fornitura di carburante. Se invece il conflitto dovesse proseguire oltre questo periodo, potrebbe verificarsi un calo delle forniture compreso tra il 20% e il 25%, con possibili conseguenze sui voli previsti tra maggio e giugno, proprio alla vigilia della stagione estiva, quando milioni di persone utilizzano l’aereo per le vacanze.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità immediata di carburante. Le compagnie aeree, infatti, acquistano spesso gran parte del carburante con mesi di anticipo e a prezzo fisso, proprio per proteggersi dalle oscillazioni del mercato energetico. Per questo motivo, al momento la situazione è sotto controllo: le scorte ci sono e sono state acquistate a prezzi stabiliti prima dell’escalation del conflitto in Iran. Di conseguenza, per ora i voli sono garantiti e i prezzi non hanno subito aumenti drastici.
La situazione potrebbe però cambiare se la crisi in Medio Oriente dovesse prolungarsi. Se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse continuare anche oltre aprile, molte compagnie aeree potrebbero ritrovarsi senza copertura sulle forniture future e quindi costrette ad acquistare cherosene ai prezzi di mercato, oggi molto più elevati. Poiché il carburante rappresenta una delle voci di costo più pesanti per le compagnie, soprattutto per quelle low cost, un aumento del prezzo potrebbe tradursi rapidamente in biglietti più cari. Non solo: per contenere i costi e preservare le scorte di carburante, alcune compagnie potrebbero anche decidere di tagliare rotte considerate meno redditizie o con una domanda di passeggeri più bassa.
Il rischio, dunque, è concreto: nei prossimi mesi, e in particolare durante l’estate, i voli potrebbero costare di più e alcune rotte potrebbero essere improvvisamente cancellate.
Le prime decisioni delle compagnie
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Alcune compagnie stanno già valutando misure preventive. Ryanair, ad esempio, non ha annunciato cancellazioni immediate, ma il suo amministratore delegato ha avvertito che una riduzione delle forniture di carburante potrebbe portare alla cancellazione di diversi voli. Anche altre compagnie stanno studiando possibili tagli.
Il gruppo tedesco Lufthansa, proprietario anche di ITA Airways, starebbe valutando la possibilità di fermare tra 20 e 40 aerei. La compagnia scandinava SAS ha già annunciato che ad aprile potrebbe cancellare fino a mille voli. Negli Stati Uniti, United Airlines prevede di ridurre alcune partenze nei prossimi due trimestri, da aprile a settembre, soprattutto nei giorni con minore domanda.
Anche altre compagnie internazionali stanno prendendo provvedimenti. Vietnam Airlines, molto utilizzata anche dai turisti europei che viaggiano verso il Sud-Est asiatico, ha già sospeso sette rotte e circa 23 voli settimanali per risparmiare carburante. Se la situazione dovesse peggiorare, potrebbe ridurre i voli mensili tra il 10% e il 20%. Infine, anche Air New Zealand ha annunciato che taglierà circa il 5% delle proprie tratte.
Insomma, lo scenario resta incerto e il settore del trasporto aereo è in forte tensione. Se la crisi energetica dovesse aggravarsi, il rischio è che durante l’estate molti voli vengano cancellati e che migliaia di passeggeri siano costretti a riorganizzare le proprie vacanze a causa dell’impossibilità di raggiungere le destinazioni previste.
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