Una norma europea porterà un aumento dei costi per le famiglie che riscaldano casa con combustibili fossili. L’aggravio è in media di 600 euro a famiglia. Scopriamo cosa sta accadendo.
Una nuova norma europea potrebbe portare le famiglie italiane a dover pagare 600 euro in più l’anno. Il provvedimento, che mira a ridurre le emissioni di CO2, inciderà direttamente sul riscaldamento domestico facendo schizzare i prezzi alle stelle.
Si tratta della normativa europea ETS2 introdotta con la direttiva UE 2023/959 e che dovrebbe iniziare a far sentire i suoi effetti già dal 2027. Con questo provvedimento si vogliono ridurre, entro il 2030, le emissioni del 42% rispetto al 2005, ma come?
Il sistema su cui si basa è “cap and trade” e prevede che i fornitori di benzina e gasolio, destinati anche al riscaldamento, debbano acquistare quote di CO2. Tale sistema, ovviamente, avrebbe un impatto sul prezzo finale di vendita.
Dal 2025 è iniziata la fase di monitoraggio da parte dei soggetti regolamentati che devono conteggiare le emissioni di CO2. Dal 2027, invece, i fornitori di combustibili fossili dovranno acquistare quote, tramite aste, per le emissioni generate. Le quote delle emissioni 2027 dovranno, poi, essere restituite entro il 31 maggio 2028.
Il sistema che riduce le emissioni
Il sistema nasce per ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento che l’utilizzo dei combustibili fossili produce. Il rovescio della medaglia, però, è che per gas, GPL e gasolio si assisterà, nei prossimi anni, a un aumento dei prezzi che inciderà anche sulla spesa per il riscaldamento domestico.
Nella seguente tabella possiamo vedere come entrerà in vigore il sistema:
| Fase | Periodo | Azione |
| Monitoraggio | Dal 2025 | I fornitori misurano la CO2 emessa dai loro combustibili. |
| Aste Quote | Dal 2027 | Acquisto obbligatorio delle quote per coprire le emissioni. |
| Resa delle Quote | Maggio 2028 | Restituzione delle quote relative all’anno precedente. |
L’aggravio maggiore per le famiglie italiane potrebbe arrivare anche a 600 euro l’anno soltanto per il riscaldamento.
Nonostante, quindi, la normativa ETS2 si prefigga nobili intenzioni, gli effetti potrebbero non essere propriamente positivi per chi riscalda casa con combustibili fossili. Finora il sistema di scambio delle quote di emissioni riguardava soltanto le centrali elettriche, il settore dell’aviazione e le grandi industrie. Con la nuova normativa, però, coinvolgeranno nel pagamento delle quote le aziende che vendono il combustibile, che saranno costrette ad acquistare quote in base a prodotti che immettono sul mercato. Questo, per forza di cose, si tradurrà in un aumento del prezzo sull’utente finale.
Il problema italiano
Le famiglie, entro qualche anno, si troveranno a dover spendere di più per riscaldare casa, semplicemente perché le aziende riverseranno i maggiori costi sugli utenti finali. Il costo inciderà maggiormente nei territori in cui il riscaldamento domestico è meno efficiente (si pensi, ad esempio, alle aree che non sono collegate alla rete del metano in cui si utilizza principalmente GPL per il riscaldamento dell’abitazione).
Il problema principale è che la transizione energetica sta diventando sempre più veloce non lasciando il tempo di adattare le abitazioni alle nuove regole. Il risultato è che chi ha minor possibilità di modificare la propria casa subirà un impatto maggiore causato dall’aumento dei costi.
In Italia è ancora possibile sfruttare diversi bonus per migliorare l’efficienza degli immobili e gli interventi dovrebbero, quindi, essere mirati a muoversi per tempo anticipando le decisioni dell’Europa, visto che ormai la direzione intrapresa appare quanto mai evidente.
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