Non è un bel momento per l’industria dei motori in Europa. Le grandi case automobilistiche arrancano: Volkswagen ha congelato progetti strategici, Stellantis si ritrova a riorganizzare la produzione e perfino Tesla, dopo anni da protagonista, rallenta schiacciata dalla concorrenza cinese e dai margini in calo. E ora anche una big delle due ruote, quella che ha fatto sognare generazioni di bikers con il rombo dei suoi motori e la sua anima racing, rischia seriamente di sparire.
Una delle aziende motociclistiche più iconiche nel panorama europeo e mondiale è finita in una crisi profonda. Il problema nasce da lontano: la dichiarazione d’insolvenza a novembre 2024 aveva fatto crollare la fiducia dei fornitori, che avevano interrotto le consegne. Nonostante l’approvazione di un piano di ristrutturazione a febbraio, la catena logistica non si è mai davvero rimessa in moto. Ora la situazione è precipitata nuovamente e servono 600 milioni di euro per ridurre l’indebitamento netto e salvare l’azienda dal fallimento. E il tempo per evitare il collasso sta per scadere.
Salvataggio a rischio per KTM. Cosa può evitare il fallimento
Il futuro di KTM, gruppo che comprende anche Husqvarna, GasGas e parte di MV Agusta, è appeso a un filo. Dopo mesi difficili, con la produzione ferma tra fine 2024 e inizio 2025 per mancanza di liquidità, la fabbrica di Mattighofen era ripartita a marzo. Ma la ripresa è durata poco. Il debito supera 1,5 miliardi di euro e la ristrutturazione è ancora lontana.
Ora, infatti, il piano per ricapitalizzare l’azienda con 600 milioni di euro si è inceppato di nuovo: a fine aprile, l’assemblea straordinaria di Pierer Mobility ha tolto il punto dall’ordine del giorno, bloccando di fatto l’approvazione del bilancio 2024. E senza bilancio, niente nuovi fondi.
Adesso tutto ruota attorno al 23 maggio. Entro quella data, quei 600 milioni dovranno essere versati su un conto fiduciario gestito dal curatore fallimentare. Se non succede, si rischia una nuova assemblea dei creditori. E forse un’altra interruzione della produzione, o addirittura il fallimento.
Moto e auto in crisi: che succede al settore?
Il caso KTM non è isolato. L’industria automotive in Europa sta vivendo una delle sue fasi più turbolente degli ultimi decenni. Tra calo delle vendite, rincari energetici, rallentamento della transizione elettrica e concorrenza asiatica, il comparto fatica a trovare un nuovo equilibrio. I grandi gruppi stanno tagliando costi, rivedendo strategie e sospendendo progetti.
Anche a livello globale le preoccupazioni aumentano. Negli Stati Uniti il mercato dell’auto elettrica dà segnali di saturazione, in Cina le esportazioni di veicoli invadono l’Europa a prezzi aggressivi e le piccole e medie realtà - come KTM - si trovano schiacciate tra l’esigenza di investire e la difficoltà a reperire capitali. Il mancato salvataggio di KTM potrebbe diventare il primo di una serie e innescare un effetto domino in tutta l’industria motociclistica europea. La perdita di fiducia da parte di investitori e fornitori potrebbe mettere in difficoltà anche altri marchi, soprattutto quelli medio-piccoli che già operano con margini ridotti.