Nell’ondata di licenziamenti di Epic Games è finito anche un programmatore con un tumore terminale, che ha perso la polizza vita. Il CEO ha annunciato che la società continuerà a coprirne le spese.
Mike Prinke lavorava come programmatore per Epic Games da quasi sette anni quando è stato travolto dai licenziamenti di massa che hanno colpito oltre 1000 dipendenti dell’azienda, la casa di sviluppo dietro al celebre videogioco Fortnite.
Peccato che, attualmente, Prinke sta combattendo contro un tumore cerebrale terminale. Con il licenziamento ha perso così la polizza vita collegata al contratto aziendale e, poiché la sua condizione è ora classificata come preesistente, l’accesso a una nuova copertura assicurativa sul mercato privato gli è di fatto precluso. La moglie Jenni Griffin ha reso pubblica la situazione con un post su Facebook che è poi diventato virale sul social network X, al punto tale da produrre una risposta diretta dal CEO di Epic Games, Tim Sweeney, che ha annunciato pubblicamente che la società si sarebbe occupata dell’assicurazione per la famiglia.
Malato terminale viene licenziato: il post della moglie diventa virale
Griffin ha raccontato la situazione con precisione:
“Mio marito Mike è stato licenziato insieme ad altre mille persone di Epic Games. Quello che rende la nostra situazione diversa è che Mike sta combattendo un tumore cerebrale terminale. Con il licenziamento non abbiamo perso solo il reddito: abbiamo perso la sua assicurazione sulla vita. E poiché la sua condizione è ora considerata preesistente, non può ottenere una nuova copertura”.
La dona ha aggiunto di aver esplorato opzioni di conversione o portabilità della polizza, risultate però economicamente insostenibili. Nel post ha anche allegato un’immagine della risonanza magnetica del marito, che mostra un tumore aggressivo nel lobo frontale, e ha scritto di sperare che i responsabili della decisione, se avessero conosciuto l’impatto concreto sulla famiglia, non avrebbero voluto questo esito.
La risposta del CEO Tim Sweeney
La diffusione del caso sui social ha portato il CEO di Epic Games, Tim Sweeney, a intervenire pubblicamente su X.
“Epic è in contatto con la famiglia e risolverà la questione assicurativa. Le informazioni mediche sono trattate con la massima riservatezza e non hanno avuto alcun ruolo nella decisione di licenziamento. Mi scuso con tutti per non aver riconosciuto questa situazione dolorosissima e non averla gestita in anticipo”.
Sweeney aveva già commentato i licenziamenti nei giorni precedenti, sottolineando che il personale colpito dai provvedimenti non avrebbe avuto problemi a trovare un’altra occupazione:
“I datori di lavoro vedranno arrivare curriculum di persone eccezionali. Epic non ha mai abbassato i propri standard di assunzione e il licenziamento non è stato un ridimensionamento basato sulle performance. Chi ha Epic Games nel curriculum è tra i migliori nel proprio campo”.
Perché Epic Games ha tagliato oltre mille posti
Sweeney aveva indicato nel calo d’interesse per Fortnite a partire dal 2025 la causa principale della ristrutturazione. Gli analisti del settore hanno però segnalato che il declino del battle royale è solo uno dei fattori in gioco. L’azienda ha infatti sostenuto per anni contenziosi legali con Apple e Google e ha finanziato l’Epic Games Store nel tentativo di competere con Steam, mentre Roblox ha registrato una crescita che ha lasciato Fortnite indietro per base utenti attivi.
I dipendenti rimasti in azienda hanno dichiarato di non sapere ancora come si evolverà il gioco nei prossimi mesi, mentre ai lavoratori licenziati sono stati offerti pacchetti di liquidazione che includevano almeno 4 mesi di stipendio base e un’estensione dei benefici sanitari.
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