Tornato alla ribalta come new entry di successo per Don Matteo, Bova ha attraversato oltre 30 anni di cinema e televisione con alti e bassi. Ecco cosa sappiamo su cachet e patrimonio
Che sia in TV o sui giornali di gossip, in qualche modo Raoul Bova fa spesso parlare di sé. Nell’ultimo anno, se vogliamo, ci sono due cifre che raccontano il personaggio meglio di qualsiasi “copertina”. La prima è 4.950 euro: la sanzione che il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a inizio settembre 2026 a Fabrizio Corona per la diffusione illecita del file audio e degli stralci di chat privata dell’attore, quelli degli ormai celeberrimi occhi spaccanti. La seconda è 125 milioni di euro: il presunto patrimonio netto che decine di portali del web gli attribuiscono da anni. Quest’ultimo numero, però, è chiaramente fake e, come vedremo, si smonta facilmente.
E poi c’è la vicenda giudiziaria vera e propria. Il 2 settembre 2026 la pm Eliana Dolce ha chiuso le indagini su Federico Monzino, che rischia il processo per tentata estorsione, violazione della corrispondenza e rivelazione del suo contenuto; per Martina Ceretti e Catherine Martinez Salcedo è stata invece chiesta l’archiviazione. Bova ha scelto fin dal principio la denuncia e non il silenzio, e il disegno, secondo la Procura, è fallito proprio per la sua “ferma opposizione”.
Nel frattempo l’attore è tornato a fare quello che sa fare. Ma quanto guadagna Raoul Bova? Proviamo a separare i numeri veri da quelli inventati.
Chi è Raoul Bova? La carriera da attore (e non solo)
Nato a Roma il 14 agosto 1971 da padre di Roccella Jonica e madre di Acerra, Bova arriva alla recitazione per esclusione. Prima c’è la vasca: cresce nell’Aurelia Nuoto e a 15 anni vince il campionato italiano giovanile dei 100 metri dorso. Poi il diploma magistrale, l’ISEF lasciato a metà, il servizio militare nei Bersaglieri come istruttore di nuoto. Il debutto televisivo è del 1991, come aiutante a Scommettiamo che...?; quello cinematografico del 1992, con Mutande pazze e la miniserie Una storia italiana.
La consacrazione popolare arriva con Piccolo grande amore (1993) di Carlo Vanzina e, subito dopo, con il filone poliziesco che gli cucirà addosso l’immaginario dell’uomo in divisa: Palermo Milano solo andata, La piovra, soprattutto le quattro parti di Ultimo tra il 1998 e il 2013. Nel mezzo, una parentesi internazionale non banale: Avenging Angelo (2002), Under the Tuscan Sun (2003) accanto a Diane Lane, Alien vs. Predator (2004) e The Tourist (2010).
Il riconoscimento della critica passa altrove: Globo d’oro come miglior attore nel 2007 per Io, l’altro di Mohsen Melliti e Nastro d’argento speciale nel 2009 per Sbirri, oltre a due candidature ai David di Donatello (1996 e 2011) e due ai Nastri (2011 e 2013). Dal 2010 è Goodwill Ambassador della FAO. Passa anche dietro la macchina da presa, con Come un delfino e il docufilm Ultima gara (2021).
Il capitolo più recente è il più esposto. Dal 2022 raccoglie l’eredità di Terence Hill in Don Matteo nei panni di don Massimo, e la quindicesima stagione, andata in onda su Rai 1 dall’8 gennaio 2026, ha chiuso con un gran finale al 23,3% di share. Il tutto mentre esplodeva il caso degli audio, la separazione da Rocío Muñoz Morales e la nuova relazione con Beatrice Arnera.
Quanto guadagna Raoul Bova? Cachet, stipendio e patrimonio
Partiamo smontando il totem. Sui portali online si legge da anni che Bova avrebbe un patrimonio netto di 145 milioni di dollari (circa 125 milioni di euro) e che tra il 2019 e il 2020 avrebbe incassato 46 milioni, oltre a possedere una catena di pizzerie, una squadra di calcio e un marchio di vodka. Sono cifre e attività di origine satirica, rilanciate a catena da siti che le hanno prese per buone: nessuna trova riscontro in fonti verificabili e nessuna è compatibile con i valori reali del mercato audiovisivo italiano. Prendere con le pinze, insomma, è un eufemismo.
Cosa resta di verificabile? I cachet. Nel 2007 il mensile Tivù collocava Bova a 250.000 euro a puntata per le miniserie, in fascia con Gigi Proietti, Lino Banfi e Christian De Sica. Le stime di settore raccolte da Economy Magazine nell’agosto 2025 parlano invece di 120.000-150.000 euro per un ruolo da protagonista al cinema, 30.000-60.000 euro a episodio nelle serie di punta e 80.000-400.000 euro a campagna nel comparto pubblicitario. Sono stime molto ampie, plausibili ma non hanno agganci ufficiali - e soprattutto non sono “buste paga”.
Sul fronte societario i numeri sono pubblici e meno lusinghieri. RB Produzioni srl, controllata al 100% dall’attore, ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita di 249.801 euro, dopo due esercizi oltre i 400.000, con debiti per 1.110.981 euro e patrimonio netto negativo per 1.020.900, ed è stata messa in liquidazione. I legali hanno precisato che l’unico creditore è Bova stesso, che l’ha finanziata con risorse proprie, e che il rosso deriva dalla svalutazione obbligatoria dei diritti sui film. Nel 2025 è stata avviata alla liquidazione anche la storica Sanmarco srl, la società dei diritti d’immagine al centro della condanna in primo grado del 2017 a un anno e sei mesi per dichiarazione fraudolenta mediante artifici, con non menzione e pena sospesa: la difesa annunciò appello e non risultano fonti pubbliche sull’esito.
Quanto al mattone, la Masseria San Giovanni di Fasano, acquistata nel 2017, non è più sua: è stata ceduta nel 2023 a un gruppo del turismo di lusso. Resta la casa romana in un palazzo storico. E resta l’operazione più creativa dell’ultimo anno: il 5 agosto 2025 Bova ha depositato all’UIBM i marchi «occhi spaccanti» e «Buongiorno essere speciale dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti», in Italia e in UE, su 12 classi merceologiche. Non per venderci magliette, spiegano i legali, ma per spegnere il tormentone. Trasformare un danno reputazionale in un asset: forse il dato patrimoniale più interessante di tutti.
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