Quanto costa aprire un bar tra licenza, spese e gestione

Emanuele Di Baldo

7 Gennaio 2026 - 18:41

Quanti soldi ci vogliono per aprire un bar? Ecco i costi di licenze, allestimento e investimento per l’apertura di bar e caffetterie partendo da zero nel 2026

 Quanto costa aprire un bar tra licenza, spese e gestione

Aprire un bar continua a essere uno dei sogni imprenditoriali più diffusi in Italia. Il bar resta un presidio sociale, un punto di incontro quotidiano, un luogo che resiste alle trasformazioni digitali e ai cambiamenti nelle abitudini di consumo. Tuttavia, il contesto economico attuale rende questo sogno più complesso e impegnativo rispetto al passato. L’aumento dei costi energetici, l’inflazione che ha inciso sui prezzi delle materie prime, la maggiore rigidità normativa e una concorrenza sempre più qualificata impongono oggi un approccio lucido e strutturato.

Aprire un bar nel 2026 non è più un’avventura improvvisata né un’attività “facile” da avviare senza competenze. Richiede una visione imprenditoriale chiara, una solida pianificazione finanziaria e la capacità di interpretare un mercato in continua evoluzione, dove il semplice caffè non basta più. Secondo i dati più recenti di FIPE – Confcommercio (Rapporto Ristorazione 2025), i consumatori premiano i locali capaci di offrire qualità, esperienza e identità, ma restano estremamente sensibili ai prezzi. In questo scenario, il tema centrale resta sempre lo stesso: il costo iniziale e la sostenibilità economica nel tempo. Capire quanti soldi servono davvero per aprire un bar oggi significa evitare errori che, troppo spesso, si traducono in chiusure premature.

Le principali spese da considerare per aprire un bar oggi

Avviare un bar partendo da zero comporta un insieme articolato di spese che devono essere considerate nella loro totalità, senza sottovalutazioni. L’investimento iniziale può variare sensibilmente in base a fattori come la città, la posizione del locale, la metratura, il concept e il target di riferimento. Un bar di quartiere, una caffetteria specialty o un cocktail bar serale hanno esigenze economiche profondamente diverse.

Secondo un’indagine FIPE – Confcommercio aggiornata al 2025, il capitale iniziale medio per l’apertura di un bar di piccole o medie dimensioni in Italia si colloca tra i 70.000 e i 130.000 euro, con punte superiori nei grandi centri urbani e nelle zone turistiche ad alta affluenza.

La voce più rilevante è spesso rappresentata dal locale, che può essere acquistato o preso in affitto. Nel secondo caso, va quasi sempre considerato il deposito cauzionale, pari a 3 o 6 mensilità anticipate.

Per inquadrare la situazione dal punto di vista pratico e normativo, ecco le principali voci di spesa da considerare (in ordine sparso) non facoltative:

  • acquisto o affitto del locale;
  • lavori di ristrutturazione e adeguamento normativo;
  • arredamento e allestimento degli interni;
  • macchinari e attrezzature da cucina/bar;
  • licenze e permessi (SCIA, HACCP, SAB, ecc.);
  • consulenze professionali (commercialista, avvocato, tecnico abilitato);
  • campagne di marketing e comunicazione iniziale;
  • assicurazioni;
  • formazione e assunzione del personale.

I costi della licenza di un bar

Uno degli aspetti più delicati riguarda la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande. Contrariamente a quanto si pensa, non esiste un costo fisso valido su tutto il territorio nazionale. In Italia il sistema è misto e dipende dalle politiche comunali. Nei Comuni dove vige il regime di contingentamento, come Milano, Roma, Firenze o Venezia, la licenza non viene rilasciata liberamente ma deve essere acquistata da un altro esercente che cessa l’attività.

In questi casi, il costo segue le logiche di mercato e può oscillare da 8.000 a oltre 70.000 euro, in base alla zona, al bacino di utenza e al valore commerciale dell’autorizzazione.

Nei Comuni non contingentati, invece, non si parla di acquisto della licenza ma di presentazione della SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive. La SCIA consente di avviare l’attività immediatamente, purché siano rispettati tutti i requisiti soggettivi e oggettivi. Restano comunque obbligatori il possesso dei requisiti professionali, acquisibili tramite il corso SAB – Somministrazione Alimenti e Bevande, e la formazione HACCP.

I costi burocratici complessivi, comprensivi di diritti comunali, corsi obbligatori e pratiche amministrative, si collocano oggi tra i 1.200 e i 3.500 euro, come indicato dalle Camere di Commercio e dal portale ufficiale impresainungiorno.gov.it. Anche se meno oneroso rispetto all’acquisto di una licenza, questo passaggio non va mai considerato una semplice formalità.

Quanto costa allestire un bar

L’allestimento rappresenta una delle voci di spesa più consistenti e strategiche. Non si tratta solo di estetica, ma di funzionalità, efficienza operativa e percezione del brand. Un bar ben progettato lavora meglio, consuma meno e fidelizza di più.

L’arredamento interno, che comprende bancone, retrobanco, tavoli, sedute, illuminazione e complementi, ha un costo che oggi varia tra 12.000 e 45.000 euro. Le cifre aumentano se si opta per soluzioni su misura o design di fascia alta. Le attrezzature professionali incidono in modo ancora più significativo: macchine da caffè professionali, macinadosatori, frigoriferi, abbattitori, lavastoviglie, registratori di cassa telematici e sistemi POS possono richiedere da 18.000 a oltre 65.000 euro.

La ristrutturazione del locale è una variabile spesso sottovalutata. Se l’immobile non era già adibito a bar, gli interventi possono essere rilevanti: impianti, pavimentazioni, bagni, canne fumarie, insonorizzazione e adeguamenti ASL. I costi partono da circa 6.000 euro per lavori minimi e possono superare i 50.000 euro nei casi più complessi.

Secondo uno studio CNA aggiornato al 2025, oltre il 60% dell’investimento iniziale di un bar viene assorbito proprio dall’allestimento e dall’adeguamento degli spazi.

Le altre spese (necessarie) da sostenere prima dell’apertura

Accanto alle voci principali esistono costi meno visibili ma altrettanto indispensabili. Le consulenze professionali – commercialista, consulente del lavoro, tecnico abilitato e talvolta avvocato – sono fondamentali per impostare correttamente l’attività e prevenire errori. La spesa media si colloca tra 2.500 e 4.500 euro.

Il marketing iniziale è un altro capitolo spesso trascurato. Brand identity, insegna, sito web, gestione social e inaugurazione richiedono un investimento tra 2.000 e 7.000 euro, ma incidono direttamente sulla capacità di attirare clienti nei primi mesi, quelli più critici.

Non vanno dimenticate le assicurazioni, dalla responsabilità civile verso terzi alle coperture contro incendio e furto, con un costo annuo che parte da circa 1.000 euro e cresce in base alle garanzie scelte. A tutto questo si aggiungono le prime forniture, le divise del personale e il fondo cassa iniziale.

Quanto soldi ci vogliono per aprire un bar? La stima per il 2026

Alla luce dei dati più recenti e considerando l’attuale scenario economico, la cifra necessaria per aprire un bar nel 2026 non può essere improvvisata. Un piccolo bar di quartiere, in un Comune non contingentato, con locale in affitto e allestimento essenziale, richiede oggi un investimento minimo realistico non inferiore ai 50.000–60.000 euro. Questa cifra consente di coprire licenze, attrezzature di base, arredamento semplice e prime spese operative.

Per un bar di medie dimensioni in una città medio-grande, con concept curato e ristrutturazione parziale, il budget sale facilmente tra 90.000 e 130.000 euro. Nei centri storici, nelle zone turistiche o per format più ambiziosi, l’investimento può superare i 150.000 euro.

Secondo il rapporto “Ristorazione in Numeri” FIPE 2025, oltre il 20% delle nuove aperture non supera i primi due anni proprio per una sottostima del capitale iniziale e dei costi di gestione.

Il franchising resta un’alternativa interessante per chi dispone di capitali più contenuti: alcune formule consentono di partire da circa 15.000–25.000 euro, offrendo un modello collaudato, formazione e supporto continuo. Anche in questo caso, però, la sostenibilità va valutata con attenzione.

Quanto costa gestire un bar: le spese periodiche da sostenere

Una volta aperto, il bar va gestito anche dal punto di vista economico. Le spese mensili incidono in modo diretto sulla redditività e richiedono un controllo costante. L’affitto rappresenta spesso la voce più pesante, con canoni che vanno da 1.200 a oltre 5.000 euro al mese, a seconda della zona.

Il personale è un altro costo strutturale: un bar con due o tre addetti comporta una spesa complessiva tra 3.500 e 7.500 euro mensili, considerando stipendi, contributi e TFR. Le materie prime – caffè, bevande, prodotti alimentari – incidono mediamente per 2.500–5.500 euro al mese, variando in base ai volumi di vendita.

Le utenze restano un capitolo critico, soprattutto dopo i rincari energetici: luce, gas, acqua e internet possono costare tra 700 e 2.500 euro mensili. A queste si aggiungono manutenzione, pulizie, assicurazioni e consulenze continuative.

Nel complesso, secondo le stime FIPE aggiornate al 2026, il costo medio mensile di gestione di un bar di medie dimensioni si attesta tra 11.000 e 16.000 euro.

Solo una gestione attenta e un adeguato margine operativo consentono di trasformare l’investimento iniziale in un’attività davvero sostenibile nel tempo.

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