Quando arriva la Naspi? Le date di pagamento della disoccupazione, mese per mese

Emanuele Di Baldo

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Quando arriva la Naspi ogni mese e dopo quanto tempo si riceve il primo pagamento: ecco decorrenza, date indicative, importi e come verificare l’accredito Inps.

Quando arriva la Naspi? Le date di pagamento della disoccupazione, mese per mese

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Quando arriva la Naspi? E la Dis-Coll? Sono domande che tornano puntuali ogni mese, soprattutto perché non esiste un vero e proprio calendario dei pagamenti della disoccupazione con date uguali per tutti.

A differenza di quanto accade per altre prestazioni Inps, come l’Assegno unico o l’Assegno di inclusione, per la Naspi e la Dis-Coll non esiste, infatti, un giorno fisso di pagamento valido per ogni beneficiario. Chi percepisce la disoccupazione deve controllare di volta in volta il proprio fascicolo previdenziale, perché la data dell’accredito può cambiare in base a una serie di fattori: il fatto che si tratti del primo pagamento o di una mensilità successiva, la data in cui è stata inviata la domanda, lo stato di lavorazione della pratica e la sede Inps territoriale che la gestisce.

Per questo, alla domanda «quando viene pagata ogni mese la disoccupazione?» non si può dare una risposta uguale per tutti. In linea generale, però, i pagamenti successivi al primo tendono ad arrivare con maggiore regolarità, mentre la prima mensilità richiede più tempo perché l’Inps deve prima completare l’istruttoria e accogliere la domanda.

Per sapere con certezza quando arriva la Naspi o la Dis-Coll, quindi, resta fondamentale accedere al fascicolo previdenziale del cittadino e verificare la sezione dedicata ai pagamenti. Di seguito, tutte le informazioni utili per farsi un’idea di quando arrivano solitamente i soldi, a partire dai pagamenti dei prossimi mesi.

Dopo quanto tempo arriva il primo pagamento Naspi?

Una delle domande più frequenti riguarda proprio i tempi del primo accredito: dopo quanto tempo arriva il primo pagamento della Naspi? Su questo è bene fare subito chiarezza, perché il primo accredito non è immediato.

Prima di pagare, infatti, l’Inps deve lavorare la domanda, verificando tutti i requisiti: la perdita involontaria del lavoro, lo stato di disoccupazione e almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti. Questa fase si chiama «istruttoria» e la sua durata varia in base alla situazione del richiedente, alla completezza della domanda, alla correttezza dei dati trasmessi dal datore di lavoro e agli eventuali controlli necessari.

Un riferimento utile, ma da leggere come dato storico, arriva dagli ultimi numeri diffusi dall’Inps sui tempi di definizione della disoccupazione: nei primi nove mesi del 2021 il 78% delle domande Naspi è stato pagato entro 15 giorni, una quota in linea con il 79% registrato nel 2020. Il conteggio partiva però dalla data in cui la prestazione risultava pagabile, non dal giorno di invio della domanda. Il dato, quindi, non rappresenta una garanzia sui tempi attuali.

Il primo accredito, inoltre, può risultare più alto rispetto alle mensilità successive, perché può comprendere anche gli arretrati maturati dalla data di decorrenza fino alla prima erogazione.

Da quando parte la Naspi?

Per capire quando arriva il pagamento bisogna anche guardare alla decorrenza della Naspi, cioè al giorno da cui l’indennità di disoccupazione inizia ufficialmente a essere riconosciuta.

La regola generale è abbastanza semplice: se la domanda viene presentata entro 8 giorni dalla fine del rapporto di lavoro, la Naspi decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione. Se invece la domanda viene inviata più tardi, la prestazione parte dal giorno successivo alla presentazione. In ogni caso la richiesta va inoltrata, a pena di decadenza, entro 68 giorni dalla cessazione.

Regole diverse valgono per il licenziamento per giusta causa: qui l’indennità decorre dal trentottesimo giorno successivo alla cessazione, se la domanda è presentata entro quel giorno, altrimenti dal giorno successivo alla presentazione. Anche il termine di 68 giorni per inviare la domanda, in questo caso, si calcola a partire dal trentesimo giorno successivo alla cessazione del rapporto.

Questo significa che la data di invio della domanda incide direttamente anche sui tempi del pagamento, in quanto prima si presenta la richiesta e prima l’Inps può procedere con il calcolo delle somme spettanti. Al contrario, aspettare troppo può far slittare in avanti la partenza dell’indennità e, di conseguenza, anche l’accredito della prima mensilità.

Attenzione, però, al primo mese, perché può capitare che l’Inps paghi solo una parte della mensilità, riferita a un periodo più breve. Successivamente, una volta completata la prima fase di liquidazione, i pagamenti tendono a diventare più regolari.

Ad esempio, chi perde il lavoro il 1° giugno e presenta la domanda entro l’ottavo giorno successivo alla cessazione, cioè entro il 9 giugno, ha diritto alla Naspi dal 9 giugno. Se l’Inps approva la domanda il 20 giugno, il primo accredito coprirà solo i giorni effettivamente maturati dal 9 giugno in poi. Dalla mensilità successiva, invece, l’importo si riferirà al mese pieno.

Quando viene pagata la Naspi ogni mese?

Per quanto riguarda i mesi successivi al primo, i pagamenti della Naspi e della Dis-Coll seguono una cadenza mensile, ma la data non è mai uguale per tutti. Non esiste infatti un calendario Inps nazionale con giorni fissi di accredito, valido per ogni beneficiario e per ogni mese dell’anno.

In genere, per chi percepisce già la disoccupazione, gli accrediti si concentrano nella prima metà del mese, indicativamente tra il 10 e il 20. Si tratta però di un riferimento orientativo e non di una scadenza ufficiale: la data effettiva può cambiare da persona a persona e anche da un mese all’altro, in base alla sede Inps che gestisce la pratica e ai tempi tecnici di elaborazione.

Un dettaglio spesso trascurato è che la Naspi viene normalmente pagata a mese scaduto. L’accredito disposto a ottobre 2026 si riferisce quindi, in genere, ai giorni indennizzabili di settembre, quello di novembre a ottobre e quello di dicembre a novembre. Lo stesso meccanismo vale per tutto l’anno: non ci sono differenze particolari tra gennaio, febbraio, marzo e aprile, così come tra maggio, giugno, luglio, agosto e settembre, e ogni mese può essere caratterizzato da una data differente.

Chi è in attesa della prima mensilità, invece, deve mettere in conto qualche giorno in più: il primo pagamento non segue le tempistiche delle mensilità ordinarie e spesso arriva più avanti nel mese.

Per questo, la cosa migliore da fare è accedere ogni mese al proprio fascicolo previdenziale Inps e controllare la data di disposizione del pagamento, cioè il giorno in cui l’Inps trasmette l’ordine di bonifico. Da quel momento servono di norma alcuni giorni lavorativi, indicativamente 2 o 3, per vedere l’accredito sul conto corrente, sul libretto postale o sulla carta dotata di Iban indicati nella domanda; i tempi effettivi possono però variare in base alla banca, a Poste e allo strumento di pagamento scelto.

Quanto arriva: importo massimo 2026 e riduzione mensile

Oltre alla data, molti beneficiari si chiedono perché l’importo cambi da un mese all’altro. La Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni, se questa non supera la soglia di riferimento, fissata per il 2026 a 1.456,72 euro. Sopra questa soglia si aggiunge il 25% della parte eccedente, ma l’assegno non può comunque superare il massimale di 1.584,70 euro lordi al mese, come stabilito dalla circolare Inps n. 4 del 28 gennaio 2026. Gli stessi limiti valgono per la Dis-Coll.

L’importo, inoltre, non resta fisso: con il meccanismo del décalage la Naspi si riduce del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione, cioè dal 151° giorno. Per chi aveva già compiuto 55 anni alla data della domanda, la riduzione scatta invece dall’ottavo mese, ossia dal 211° giorno. La durata massima della prestazione è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni.

Perché la Naspi può arrivare in ritardo o essere sospesa?

I ritardi nel pagamento della Naspi e della Dis-Coll riguardano soprattutto la prima mensilità, quando l’Inps deve ancora completare la lavorazione della domanda e verificare tutti i requisiti. È in questa fase, infatti, che possono emergere problemi o mancanze capaci di rallentare l’accredito.

In alcuni casi possono volerci anche diversi mesi, soprattutto se mancano documenti, ci sono incongruenze nei dati comunicati, oppure se la domanda richiede ulteriori controlli da parte dell’Istituto. Può succedere, ad esempio, quando non risultano ancora correttamente trasmesse le informazioni sul rapporto di lavoro cessato o quando ci sono errori nell’Iban indicato.

Dal 1° gennaio 2025, poi, è previsto un requisito aggiuntivo che riguarda una situazione specifica: chi si è dimesso volontariamente da un contratto a tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti e successivamente perde in modo involontario il nuovo impiego deve aver maturato almeno 13 settimane di contributi tra le due cessazioni, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025. In questi casi l’Inps effettua verifiche ulteriori prima di accogliere la domanda.

Il pagamento può fermarsi anche dopo le prime mensilità, ad esempio in caso di nuovo lavoro subordinato. Le conseguenze dipendono dalla durata del contratto e dal reddito previsto:

  • se il reddito annuo supera il reddito minimo escluso da imposizione e il rapporto dura fino a 6 mesi, la Naspi viene sospesa d’ufficio per tutta la durata del contratto e riprende al suo termine;
  • se il reddito supera la stessa soglia e il rapporto è a tempo indeterminato o dura oltre 6 mesi, si decade dalla prestazione;
  • se il reddito resta entro la soglia, la Naspi può continuare in misura ridotta dell’80% del reddito previsto.

In ogni caso, il nuovo rapporto e il reddito annuo presunto vanno comunicati all’Inps entro 30 giorni tramite il modello NASpI-Com. Lo stesso obbligo vale per chi avvia un’attività autonoma, il cui reddito presunto riduce l’indennità.

Una volta erogata la prima rata, in ogni caso, i pagamenti successivi sono generalmente più puntuali, anche se resta sempre possibile qualche slittamento da un mese all’altro. Proprio per questo, se la disoccupazione non arriva nei tempi attesi, la prima cosa da fare è controllare il fascicolo previdenziale Inps e verificare lo stato della prestazione.

In alternativa, si può contattare il Contact center Inps, al numero 803 164 da rete fissa (gratuito) o al 06 164 164 da cellulare, oppure rivolgersi a un patronato, così da capire se è necessario integrare la documentazione o correggere qualche dato.

La buona notizia è che il ritardo nella lavorazione non comporta di per sé la perdita delle somme. Se il diritto alla Naspi o alla Dis-Coll viene riconosciuto, l’Inps versa gli arretrati maturati dalla decorrenza della prestazione, fermo restando il rispetto degli obblighi previsti per il beneficiario. Il problema, quindi, non è perdere l’indennità, ma dover attendere più a lungo per riceverla.

Naspi anticipata, dal 2026 il pagamento arriva in due rate

Cambia anche il pagamento per chi chiede la Naspi in un’unica soluzione per avviare un’attività autonoma, un’impresa individuale o entrare in una cooperativa. Con la Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025, comma 176), per le domande presentate dal 1° gennaio 2026 l’anticipo non viene più versato tutto insieme ma in due rate: la prima, pari al 70% dell’importo spettante, arriva dopo l’accoglimento della domanda; la seconda, pari al restante 30%, viene corrisposta al termine della durata teorica della Naspi oppure, se questa scade più tardi, non oltre 6 mesi dalla domanda di anticipazione.

La seconda rata spetta solo a chi, nel frattempo, non ha instaurato un rapporto di lavoro subordinato e non è titolare di pensione diretta, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità. Le conseguenze, però, non sono identiche: chi accede alla pensione diretta perde soltanto il residuo 30%, mentre chi si rioccupa con un contratto di lavoro subordinato entro il periodo previsto, oltre a non ricevere la seconda rata, deve restituire integralmente la prima, salvo che il rapporto sia instaurato con la cooperativa di cui è socio. La domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Come sapere con certezza quando arriva la Naspi?

La via più semplice è quella digitale: basta accedere con Spid, Cie o Cns al sito Inps, entrare nel fascicolo previdenziale del cittadino e consultare la sezione dedicata ai pagamenti delle prestazioni. Lì è indicata la data di disposizione del bonifico, da cui si può capire quando arriveranno i soldi.

Le stesse informazioni sono disponibili anche da smartphone tramite l’app INPS Mobile, che consente di seguire lo stato della domanda e, una volta accolta, di consultare il prospetto di calcolo con decorrenza, durata, importi mensili e pagamenti disposti.

Per non perdere aggiornamenti, infine, conviene indicare nella domanda un numero di cellulare e un indirizzo email validi, che l’Inps utilizza per le comunicazioni automatiche sullo stato della prestazione.

Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il

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