L’analisi del rendiconto di gestione dei principali comuni italiani si pone l’obiettivo di:
- aggregare i dati del bilancio finanziario ed economico-patrimoniale dei 32 comuni italiani di maggiori dimensioni (comprendono circa un quinto del totale della popolazione) per offrire un quadro di sintesi di un importante settore della finanza locale;
- valorizzare il contenuto informativo del Piano degli indicatori, anche in un’ottica di confronto sintetizzata mediante una graduatoria della capacità amministrativa dei Comuni;
- rendere facilmente accessibili e scaricabili da un unico portale i dati di bilancio e una relazione ad uso del cittadino, che contiene anche alcuni dati di contesto (secondo uno schema standard di tabelle e grafici).
Sintesi dei principali risultati
Il termine ordinario del 30 aprile 2023 per l’approvazione del Rendiconto 2022 è stato rispettato da 20 dei 32 principali Comuni italiani. In ritardo molte città del Sud, le ultime delle quali sono state Messina (12 dicembre) e Catania (20 dicembre).
Continuano a diminuire i trasferimenti correnti ad opera di Stato e Regioni ricevuti dai Comuni, dopo il supporto straordinario ricevuto nel 2020-2021 per fronteggiare le conseguenze della pandemia, mentre crescono le entrate tributarie ed extratributarie. La quota di entrate proprie sul totale delle entrate finali risale al 71,3% (era il 69,2% nel 2021), ma resta ancora ben lontana dall’80,3% del 2019.
Gli investimenti fissi (sia diretti che sotto forma di contributi agli investimenti) hanno raggiunto nel 2022 i 2,85 miliardi (quasi 1 in più rispetto al 2017 e 300 milioni in un solo anno) grazie ai progetti finanziati dal Pnrr.
Nel 2022, il disavanzo complessivo è sceso a 3,5 miliardi di euro (400 milioni meno del 2021), di cui 2 miliardi solo a Napoli. Messina è l’unico comune in cui il disavanzo è cresciuto da 66 a 116 milioni, non rispettando la regola del rientro pluriennale.
I debiti da finanziamento sono 16,9 miliardi su 27,2 complessivi. Le città maggiormente indebitate sono Milano (5,3 miliardi); Roma (5 miliardi senza contare il debito storico della gestione commissariale), Napoli (4,2 miliardi) e Torino (3,3 miliardi).
Sale a 63,7 miliardi di euro il patrimonio netto (1,2 in più del 2021), che rappresenta il 56,2% delle passività.
Su ogni residente dei maggiori Comuni italiani (neonati inclusi) grava mediamente un debito di 1.727 euro nei confronti dell’amministrazione locale (erano 1.745 nel 2021). L’indebitamento pro-capite è massimo a Torino (3.492 euro), Napoli (3.223 euro), Milano (3.108 euro), Salerno (3.000 euro), Reggio Calabria (2.229 euro), Roma (2.211 euro) e Genova (1.804 euro). Ciascun abitante di Modena ha invece un carico di soli 75 euro di debiti.
Il ritardo medio nel pagamento delle fatture commerciali è di 4 giorni (dopo la loro scadenza), in miglioramento rispetto agli 11 del 2021, ma a Napoli i fornitori devono attendere 206 giorni e a Reggio Calabria 61 giorni.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 53% del valore accertato, un punto in più rispetto al 2021.
I residui attivi (entrate accertate e non riscosse) salgono a 29 miliardi, in aumento di 600 milioni. Più della metà di essi (52,1%) è accantonato nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, ritenendo improbabile la loro riscossione. Dal 2016 (7 anni) sono stati cancellati oltre 10 miliardi di euro di residui attivi divenuti inesigibili (1,7 miliardi nel 2022), risorse sottratte ai servizi per i cittadini.
L’incidenza degli incassi delle entrate proprie sulle previsioni definitive di parte corrente è risalita dal 48% del 2021 al 51% del 2022.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per le missioni a maggiore impatto sociale è il 74% (1 punto in meno), con Perugia all’85% e Reggio Calabria al 48%.
I residui passivi ammontano a 10,3 miliardi di euro, in diminuzione rispetto agli 11,3 miliardi del 2016, ma in risalita nell’ultimo anno (+800 milioni).
L’incidenza della spesa complessiva per istruzione e diritto allo studio (Missione 4); sviluppo sostenibile, tutela del territorio e dell’ambiente (Missione 9); trasporti e diritto alla mobilità (Missione 10); diritti sociali, politiche sociali e famiglia (Missione 12) sul totale degli impegni di spesa (al netto delle partite di giro) raggiunge appena il 57%.
Ogni dipendente comunale costa mediamente 370 euro per cittadino, ma a Trieste diventano 534.
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 229 euro (20 in più dello scorso anno) anche se a Venezia hanno raggiunto i 659 euro, mentre a Latina sono solo 71 euro.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione vede al primo posto Verona (8,7 punti, era settima nel 20201, seguita da Brescia (+8,2) e Parma (+8,1). Sassari (3,6 punti), in tredicesima posizione è la prima città del sud.
Agli ultimi posti Napoli (-21,9), Salerno (-19,3) e Reggio Calabria (-12,4). Torino (-6 punti) è l’unica città del nord con punteggio negativo. Peggiora Roma (da -6,2 a -9) e perde due posizioni.
Piano degli Indicatori del Rendiconto 2022
Punteggi standardizzati
Per ogni Comune analizzato in Open data è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto e per le 10 principali città leggere la relazione sul bilancio consuntivo 2022, che contiene anche alcune informazioni demografiche e di contesto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dal Comune se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione.