L’escalation in Medio Oriente riaccende le paure. Il rischio di un’ulteriore estensione del conflitto è dietro l’angolo, ma quali sono i Paesi che potrebbero combattere in una Terza Guerra Mondiale?
È passato qualche mese e, proprio quando parte delle tensioni sembrava tornare parzialmente sotto controllo, il nuovo attacco statunitense (e israeliano) ha modificato radicalmente gli assetti mondiali. L’ennesima presa di posizione unilaterale di Washington e Tel Aviv scatena l’agitazione, ma anche la risposta iraniana non scherza. La controffensiva di Teheran si è rapidamente estesa nel Golfo, non risparmiando Paesi che non hanno preso parte al conflitto né dichiarato guerra.
Certo, l’Iran ha preso di mira le basi statunitensi e i simboli del legame occidentale, ma non cambia il fatto che dai 3 Stati coinvolti il numero è subito cresciuto. In ultimo, la spinosa questione di Cipro, che ospita le basi britanniche ora messe a disposizione di Trump. Pochi Stati al mondo possono dirsi del tutto fuori da questo conflitto, che rischia di coinvolgere i Paesi legati a vario titolo all’una o all’altra parte a livelli più profondi di quello economico o energetico.
Nel complesso, si scatena con maggiore violenza di prima il timore di un’escalation globale, ipotesi che torna sul tavolo con più credibilità ancora. Di fatto, Medio Oriente, Europa e Asia-Pacifico sono in crisi contemporaneamente, quindi c’è davvero un livello di instabilità inaudito. Ma quali Stati potrebbero realisticamente prendere parte a un’ipotetica Terza Guerra Mondiale? Tutti se lo stanno domandando e noi, ovviamente, non possiamo fare a meno di chiederci anche quale ruolo potrebbe avere l’Italia.
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Quali Stati prenderebbero parte a una Terza Guerra Mondiale?
Restando ovviamente sul piano delle ipotesi, proviamo a capire quali Stati prenderebbero parte a un’eventuale Terza Guerra Mondiale in epoca attuale. Inutile dire che pur con il contributo dei svariati analisti che stanno affrontando il tema è assai difficile, perché bisogna tenere conto delle varie alleanze in piedi (che peraltro non sempre comportano l’entrata in guerra) e dei diversi scenari di conflitto che possono accendere la miccia. Con gli ultimi sviluppi l’attenzione pubblica è concentrata sul Medio Oriente, perciò partiamo da qui. Un’escalation del conflitto vedrebbe uno schieramento tra Iran e Israele/Usa, non poco complesso visto che restano aperte le questioni di Taiwan e Ucraina.
Gli Stati Uniti contano sull’appoggio della Nato, parzialmente coincidente con i Paesi amici di Israele, compresa l’Unione europea. L’Iran può contare su Siria e Venezuela, ma anche su Russia, Bielorussia, Cina e Corea del Nord. Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti si trovano al momento sotto una forte pressione, divisi tra Iran e Usa ma anche fortemente legati a Bricks e Cina. Se spostiamo il detonatore alla Russia le divisioni restano sostanzialmente le stesse, ma cambiano gli Stati che hanno più probabilità di scendere in campo.
Se l’esplosione dovesse arginare dal fronte Nato-Russia avremmo l’entrata in guerra di Polonia e Paesi Baltici, mentre le tensioni sullo stretto di Hormuz possono più facilmente scatenare la reazione degli alleati europei dei Paesi arabi coinvolti, comprese Francia, Germania e Gran Bretagna. Un’altra posizione scomoda è quella della Turchia, membro Nato con una politica estera autonoma e una posizione strategica compromettente. I possibili protagonisti sarebbero quindi, non necessariamente tutti:
- Stati Uniti;
- Iran;
- Israele;
- Russia;
- Ucraina;
- Cina;
- Corea del Nord.
E i loro alleati:
- Libano;
- Siria;
- Corea del Sud;
- Taiwan;
- Pakistan;
- India;
- Nato;
- Arabia Saudita;
- Emirati Arabi Uniti;
- Giappone;
- Australia.
Le neutralità sembrano poche e incerte. Ma dove si posiziona l’Italia?
L’Italia combatterà in una Terza Guerra Mondiale?
L’Italia e l’Unione europea in generale sta cercando fortemente di evitare un conflitto globale, ma in caso di Terza Guerra Mondiale avrebbe un’altissima probabilità di entrata in guerra. La Nato non impone il conflitto bellico, ma nonostante le spesso citate criticità il Belpaese è un pilastro fondamentale dell’alleanza e ospita basi strategiche essenziali.
Anche le posizioni politiche e geografiche imporrebbero all’Italia un ruolo più attivo, magari inizialmente limitato a supporto logistico, difesa aerea e sorveglianza navale. Ciò non significa affatto che siamo prossimi alla guerra, ma soltanto che nell’eventualità è poco probabile puntare su una linea neutrale e pacifica. In merito alla situazione in Iran, attualmente nemmeno motivo di evacuazione del personale italiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha inoltre dichiarato:
Per quanto riguarda un eventuale supporto alle operazioni in atto, qualora dovessimo ricevere richieste da Usa o Israele, valuteremo caso per caso, insieme al governo e interessando anche il Parlamento, se sarà necessario.
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