Quali Btp comprare oggi?
L’aumento dei prezzi dell’Eurozona che è stato pubblicato venerdì solleva dubbi su quanto presto la BCE inizierà a tagliare i tassi di interesse. Alcuni sostengono che la riduzione dei sussidi governativi su gas, elettricità e cibo, iniziata lo scorso anno, abbia innescato una riaccelerazione dell’inflazione annuale nella zona euro. Potrebbe essere vero. Ma è troppo presto per dirlo.
Ritengo che l’aumento della disoccupazione, che avverrà nel 1° trimestre del 2024, porterà tuttavia a una contrazione dei consumi e ad una progressiva riduzione della inflazione da domanda.
Ora tutti diranno: “Se l’inflazione dell’Eurozona è salita al 2,9% a dicembre, invertendo sei mesi di cali consecutivi, dobbiamo iniziare ad avere dubbi sulla tempistica con cui la Banca Centrale Europea inizierà a tagliare i tassi di interesse”. Vero. Ma questo riguarda la parte a breve della curva dei tassi europea. Non la parte a lunga della curva dei tassi, che rimane influenzata unicamente dalle aspettative inflazionistiche future presenti sui mercati, e visto anche che la parte a lungo termine della curva non viene più governata dalla BCE, ora che il Quantitative Easing è storia passata.
Ritengo quindi che i prossimi dati macroeconomici (inflazione, disoccupazione, produzione industriale ecc.) punteranno ad un progressivo raffreddamento dell’economia della zona euro.
Forse ad una recessione.
Quali Btp comprare oggi (e di corsa)
Questo livello dei tassi di interesse, leggermente risalito dai minimi del 27 dicembre - quando il Btp a 10 anni rendeva il 3,5% -, può nuovamente rappresentare una occasione di acquisto per il bund 2033 o per il Btp 2033, oppure per il Btp 2053 (per fare solo alcuni esempi).
Ora infatti - 5 gennaio - il Btp a 10 anni rende il 3,85% con un rialzo di circa 30 bps.
L’aumento annuale dei prezzi al consumo nei 20 Paesi che condividono l’euro a dicembre è aumentato rispetto al dato minimo degli ultimi due anni del 2,4% realizzato nel mese precedente, ma è stato leggermente inferiore al tasso del 3% previsto dagli economisti in un sondaggio Reuters.
Questo ha portato gli investitori a ridimensionare le loro scommesse sul fatto che la BCE inizierà a tagliare i tassi già a marzo, mettendo in crisi il recente rally dei mercati obbligazionari.
In realtà - secondo me - il rally era stato troppo veloce e troppo intenso e questo al quale stiamo assistendo è un normalissimo periodo di prese di beneficio: il mercato sta scaricando l’iper-comprato che si era accumulato dalla metà di ottobre (quando il 10y italiano rendeva il 5%) sino alla fine di dicembre (quando il Btp 10y ha chiuso ai minimi, come detto sopra, del 3,5%).
Ben 150bps di contrazione del rendimento sul 10y italiano, in 2 mesi solamente, significano mediamente +1.500bps di rialzo del prezzo del bond a 10y.
Francamente troppo in così poco tempo. Nemmeno io me lo aspettavo, quantunque convinto fautore della discesa dei tassi già a partire dal mese di settembre 2023, come scritto in vari articoli su Money.it. Quindi, il mercato sta stornando. Ed è quindi ora di rientrare sui decennali e sui trentennali.
Tornare ai minimi dei rendimenti del 27 dicembre è possibile, almeno nel breve. Sto parlando quindi di una contrazione di circa 1/3 di punto percentuale del rendimento del decennale. Sulla curva italiana mi piacciono quindi i titoli a lunga-lunghissima scadenza con cedole alte:
- Btp 4.5% OTT.2053 (ISIN IT0005534141). A 101,50 rende un 4,45% lordo a scadenza. Se ipotizziamo la discesa a 4,15% di rendimento il prezzo sale a 106.70.
- Btp 4,45% SETT.2043 (ISIN IT0005530032), che vale oggi 102 e rende un 4,35% lordo a scadenza. Se il rendimento scendesse di 30bps a 4,05%, il prezzo salirebbe a 106.
- Btp 4% AP.2035 (ISIN IT0005508590). Oggi vale 101,20 e rende un 3,90% lordo a scadenza. Se il rendimento scendesse a 3,60% il prezzo salirebbe a 104,10.
Comprateli ora e aspettate la fine del 1° trimestre 2024. Potreste realizzare dei buoni profitti se siete in grado di tollerare il rischio e se lo fate con moderazione, e sempre in un ottica di diversificazione del vostro portafoglio.
L’inflazione UE è destinata a scendere
Io, lo ripeto, continuo a ritenere che l’inflazione della zona euro ricomincerà presto a scendere. L’aumento delle pressioni sui prezzi di dicembre è stato solo un “flash” statistico destinato a rientrare e si invertirà a gennaio a causa di ulteriori cali nell’inflazione dei beni alimentari e dei servizi. Un impatto di raffreddamento dei prezzi sicuramente verrà dal calo dei prezzi degli affitti e dei prezzi delle case, soprattutto dopo che i mutui sono diventati più cari per le famiglie e dopo che il costo del denaro per gli investimenti delle imprese ha subito forti rialzi. Calerà quindi anche la produzione industriale della zona euro. Ne sono convinto.
Tuttavia la BCE, che si riunirà per discutere di politica monetaria il 25 gennaio, ha respinto le aspettative degli investitori di un imminente taglio dei tassi, affermando di voler vedere i segnali di raffreddamento delle pressioni salariali per essere certa che l’inflazione sia sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2%. Un linguaggio “prudenziale”, che è dettato dall’attesa di dati macro coerenti con la discesa dei prezzi attesa. Non mi meraviglio che la BCE rimanga prudente. Non può nuovamente perdere di prestigio dopo che nel 2021 aveva pronosticato l’inflazione “temporanea” e di breve durata.
Un altro fattore che raffredderà l’inflazione saranno i prezzi dell’energia nel primo trimestre del 2024.
Secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo pubblicato venerdì da Eurostat, i prezzi dell’energia nell’Eurozona sono scesi del 6,7% a dicembre, a fronte di un calo annuale dell’11,5% nel mese precedente.
E infine, la cosa più importante è guardare alla “core inflation”. L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili dell’energia e dei generi alimentari, è molto utile per fornire un quadro dettagliato delle pressioni sui prezzi sottostanti, ed è rallentata dal 3,6% di novembre al 3,4% di dicembre. L’inflazione dei servizi, che viene monitorata attentamente dalla BCE per vedere l’impatto dell’aumento dei salari, è rimasta ferma invece al 4%.
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