La prossima crisi finanziaria sarà causata dal clima: ecco perché

Giorgia Bonamoneta

24 Luglio 2022 - 10:47

Crisi finanziaria e crisi climatica percorrono la stessa strada. Le banche cosa stanno facendo per evitare il rischio combinato delle due crisi?

La prossima crisi finanziaria sarà causata dal clima: ecco perché

Lo scorso gennaio 2020, prima della pandemia di coronavirus, il Sole 24 Ore dava la notizia dell’allarme lanciato alla Banca dei regolamenti internazionali: la prossima crisi finanziaria sarebbe stata trainata dai cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici sono fonte di stabilità, non soltanto sociale, ma anche finanziaria. Nel rapporto “Cigno verde. Cambiamenti climatici stabilità del sistema finanziario: quale ruolo per banche centrali, regolatori e supervisori” si cita un fantomatico cigno verde. Il termine cigno verde è un evento di forte instabilità che deriva dal termine utilizzato da Nassim Nicholas Taleb nel libro Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita. Taleb utilizzava il termine cigno nero per raccontare la grande crisi economica come un evento inatteso e raro, un evento non prevedibile e comprensibile solo quando ormai è accaduto.

Il cigno verde fa invece riferimento a un tipo di evento più pericoloso, perché una crisi climatica combina diversi rischi: quello sociale, quello ambientale e quello economico. Il cigno verde crea un effetto a catena complesso perché mette a rischio l’umanità e il suo funzionamento, le economie dei paesi e la loro sopravvivenza, la produzione di beni essenziali e la salvaguardia della salute.

Questa introduzione ci aiuta a capire perché l’allarme è tornato forte e chiaro in questo momento. Quando uscì il rapporto nel 2019 erano stati suggeriti degli approcci per individuare i rischi e per prepararsi all’arrivo di un inaspettato “cigno verde”. Eppure, anche di fronte all’allarme del mondo economico e finanziario, le banche non hanno fatto molto per prepararsi. Secondo la Banca centrale europea infatti oltre 100 banche hanno mostrato di non includere il rischio climatico dei propri modelli di rischio di credito.

Crisi climatica e crisi finanziaria: cosa le unisce

L’attuale crisi generalizzata, composta da una somma di crisi che attaccano da più fronti la stabilità, non ha una fine prevedibile. Le crisi spesso si susseguono poiché sono reazioni a catena che hanno origine in anni di trascuratezza in un ambito. Lo abbiamo visto accadere con la pandemia di coronavirus in Italia, dopo anni di spesa al ribasso per la sanità e lo potremo vedere (lo stiamo già vedendo) sull’economia, dopo anni di indifferenza, se non di vero e proprio negazionismo, della crisi climatica e degli effetti collaterali che porterà.

È questo il dato che è emerge dallo stress test condotto dalla Banca centrale europea (Bce): la maggior parte delle banche (60%) non ha inserito i rischi connessi al cambiamento climatico nelle politiche di prestiti e investimenti. Questo dato si traduce in perdite inaspettate in caso di cambiamento delle politiche sul clima. Se si somma l’effetto negativo su una banca a tutte le banche (oltre 100) che non hanno calcolato il rischio ambientale, lo scenario è quello dell’instabilità del sistema finanziario.

“Normale era già crisi”: cosa possono fare le banche per la crisi climatica

La Bce scrive che il cambiamento climatico genera rischi per la nostra economia e per il settore finanziario, per questo si devono valutare come cambiamento climatico e transizione ecologica incidono sull’economia e sulle attività bancarie. I principali obiettivi europei sono tre:

  • Gestione dei rischi climatici, per comprenderli e monitorarli in relazioni agli investimenti;
  • Il sostegno alla transizione verde, per favorire la transizione verso l’economia neutrale tramite misure che promuovono un altro tipo di finanza sostenibile;
  • Promozione di un’azione più ampia, per migliorare la comprensione generale dei rischi e informare sui temi relativi al clima della finanza sostenibile.

Il report sopraccitato del 2019 invitava a una riforma del sistema monetario e finanziario che si basasse su un approccio alla tutela del clima e della stabilità finanziaria come concetti interconnessi, si deve quindi andare in una nuova direzione. Infatti, come è accaduto per la narrazione della pandemia, “normale era già crisi”. Non si può sperare di guardare indietro per trovare le soluzioni, ma bisogna pensare un nuovo sistema che integri la tutela ambientale e la tutela dei risparmi, cioè dell’economia e la sua forma più etica.

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